Ci sono gli ultimi messaggi dei passeggeri della nave, poi la richiesta disperata di soccorso. Quello che potrebbe rivelare il telegrafo a bordo del Titanic è una Spoon River senza fili del naufragio dove sono morte 1500 persone. Sono voci cifrate in codice Morse ma potranno restituire una testimonianza della confusione e del panico di quelle ore. A distanza di sedici anni dall’ultima spedizione, tra agosto e settembre dovrebbe partire una nuova missione di recupero sul Titanic per portare a casa la radio del transatlantico affondato oltre un secolo fa. È l’ultima di una serie iniziata subito qualche anno dopo la tragedia e proseguita fino al 2000, quando la sentenza di un tribunale americano ha messo la parola fine al recupero di souvenir dalla nave inabissata a quattromila metri di profondità a largo delle coste del Canada nell’Atlantico settentrionale.
Le tecnologie sottomarine
Le spedizioni sul Titanic hanno accompagnato lo sviluppo delle tecnologie sottomarine. Per esplorare il relitto non ci sono altre tecnologie che i robot. Se ne era già accorto l’oceanografo Robert Ballard quando nel 1985 localizza per la prima volta i resti della barca e progetta Argo, una sorta di slitta sottomarina telecomandata lunga 4 metri con un sistema di telecamere e illuminazione montati a bordo. Fino ad allora tutte le ricerche fatte con la tecnologia sonar avevano fallito e la nave sembrava ancora introvabile a oltre settant’anni di distanza.
Un drone sottomarino
Anche se tutte le caratteristiche tecniche non sono ancora state rivelate, il robot sottomarino che dovrà recuperare il telegrafo del Titanic avrà una geometria più sottile rispetto ai rover subaquei utilizzati finora. Sarà un drone dell’acqua ma teleguidato da un operatore sul ponte della nave in superficie grazie a un cavo di fibra ottica. Il design più affusolato dovrebbe consentire al ROV, abbreviazione di Remote Operated Vehicle, di infilarsi in un lucernario o in uno dei numerosi squarci presenti sulla nave a causa dell’erosione. L’operazione di salvataggio della radio di bordo è stata affidata al R.M.S Titanic, la società con sede a New York che detiene i diritti in esclusiva sul recupero dei reperti della nave e che dal 1993 al 2000 ha raccolto con una serie di immersioni oltre 6mila pezzi del Titanic e dei suoi passeggeri tra gioielli, lettere e strumenti musicali.
Il meccanismo a ombrello
Il sottomarino incaricato del recupero del telegrafo avrà una sorta di meccanismo a ombrello: una volta raggiunta la
Marconi suite si aprirà come un fiore allargando una draga per aspirare i sedimenti che si sono accumulati naturalmente sulla radio e una serie di braccia meccaniche per tagliare i cavi elettrici e prelevarla. L’ambiente della Marconi Suite si sviluppa su tre sale collocate sul lato sinistro degli alloggi degli ufficiali del Titanic e ospitava un piccolo spazio per una branda, la stanza dell’operatore e la camera del silenzio, l’area con maggiore isolamento acustico dove si trova ancora il dispositivo vero e proprio.
L'ultima chiamata per salvare il telegrafo
Le parti più importanti che saranno riportate a terra sono il gruppo motore e una coppia di quadri elettrici e di regolatori a parete. Per il resto, dalle immagini scattate qualche mese fa dalla compagnia americana, il telegrafo sembra piuttosto malconcio e questa potrebbe essere l’ultima chiamata per salvarlo. Aggredita dai batteri e schiacciata dalla pressione dell’acqua, la radio del Titanic è in una delle zone più fragili del relitto. Secondo i dati raccolti da una missione della R.M.S. Titanic poco più di un anno fa, intere colonie di microbi marini consumano ogni giorno circa 300 chili di acciaio della nave. A questo ritmo di crociera il relitto potrebbe collassare del tutto sul fondo dell’oceano entro meno di un secolo ed essere solo più un lontano ricordo in poco più di 250 anni. Alcuni resti del relitto sono già in frantumi. La fiancata dell'area riservata agli appartamenti del celebre capitano Edward John Smith è crollata da qualche anno e a breve tutto il perimetro del Titanic potrebbe essere considerato zona rossa.
La sentenza ribaltata
Considerata l’urgenza, un tribunale della Virginia che ha giurisdizione sulle operazioni di recupero del Titanic ha ribaltato da qualche settimana una sentenza di vent’anni fa che vietava qualsiasi prelievo di oggetti dal transatlantico. Non è però escluso che il ROV, per entrare nella Marconi Suite, debba usare le maniere forti. Se il diametro del lucernario o le aperture presenti sulla nave non fossero larghe a sufficienza per consentirne il passaggio, il robot dovrà farsi largo dall’alto aprendo un varco dal ponte principale, una delle parti più deteriorate, e più semplici da bucare, del relitto. Un’eventualità autorizzata, non senza polemiche, dal tribunale americano in virtù del valore storico del telegrafo. Ma non è l’unica incognita della missione.
Appeso a un cavo di fibra ottica
Il ROV opera in un ambiente estremo, dove la pressione dell’acqua e le correnti possono diventare proibitive. Anche in superficie poi, con venti superiori a 15 nodi o onde più alte di 3 metri, i cavi di fibra ottica che collegano il rover alla nave madre rischiano di fare crac e di mandare la missione all’aria. Sono questi i limiti ancora oggi insuperati di Hercules, il primo sottomarino guidato a distanza progettato solo per l’archeologia subacquea che ha fatto visita al Titanic nel 2004 durante la spedizione promossa dalla National Oceanic e Atmospheric Administration americana per eseguire una mappatura ad alta risoluzione del relitto. Hercules, progettato da Ballard a vent’anni di distanza dalla scoperta del relitto, era controllato grazie a delle maniglie a pressione che consentivano al pilota a bordo della nave madre di sentire anche al tatto quello che il robot riusciva a toccare a migliaia di metri sotto di lui. Hercules è servito a prelevare campioni biologici e geologici nelle zone del relitto e con una rete di sensori ha misurato dati ambientali come temperatura dell'acqua, quantità di ossigeno e salinità per valutare le prospettive di conservazione del Titanic