C'è una coppia stella-pianeta simile alla nostra, Terra-Sole
di MATTEO MARINI
(Credits: Nasa)
Gli scienziati di un team tedesco e americano hanno trovato gli indizi di un candidato esopianeta roccioso che orbita nella fascia di abitabilità attorno a un astro quasi identico al nostro
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La caccia ai “gemelli (o ai cugini) della Terra” è sempre aperta. Di titoli su pianeti simili al nostro scoperti in giro per la galassia, la narrazione scientifica è ben affollata, ma quando troviamo un nuovo mondo della taglia giusta, la seconda cosa da controllare è che faccia coppia con una stella ‘gentile’. Magari simile al nostro Sole. Qualcosa di simile potrebbero averlo trovato gli astrofisici di un team internazionale tedesco e americano che comprende anche la Nasa. Parliamo di Kepler-160, astro distante da noi circa 3.000 anni luce, e di un pianeta, KOI-456.04, che gli gira attorno dentro la cosiddetta fascia di abitabilità, compiendo un’orbita in 378 giorni. Se confermato, si tratterebbe, secondo i ricercatori, del duo più simile a quello Terra-Sole mai scoperto.
La mole di dati che ci ha consegnato il telescopio spaziale Kepler della Nasa, ormai pensionato, continua a offrire risultati eccezionali. Ed è rovistando tra quei numeri che gli scienziati pensano di aver trovato qualcosa che non era stato ancora notato. Kepler 160, infatti, è nota da tempo per essere la stella madre di due pianeti: Kepler-160b e Kepler-160c, che però sono due piccoli inferni: uno è un “nettuniano caldo” l’altro una super Terra (roccioso più grande del nostro) dal clima che somiglia più a un forno. Le orbitano piuttosto vicino e la loro temperatura è troppo alta per sperare che possa esserci vita. Ma Kepler-160c subisce delle variazioni orbitali che lasciano pensare che ci sia anche qualcos’altro.
Gli scienziati, invece di usare il metodo “classico”, cioè cercare nuovi ‘salti’ di luce, gli improvvisi cali di luminosità che si registrano quando un pianeta passa davanti al disco della stella, hanno fatto ‘girare’ un algoritmo basato su un preciso modello fisico della luminosità della stella. E tra i dati di Kepler hanno trovato non uno, bensì due nuovi pianeti: “Il perfezionamento è molto importante per la ricerca di piccoli pianeti di taglia terrestre - spiega René Heller, astrofisico del Max Planck Institute for Solar System Research di Göttingen, in Germania, e primo autore dello studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics - il segnale planetario è così debole che è quasi totalmente nascosto nel rumore dei dati. La nostra analisi suggerisce che attorno a Kepler-160 orbitino non due bensì un totale di quattro pianeti”.
È saltato fuori dunque che a disturbare l’orbita di Kepler-160c è il nuovo arrivato Kepler-160d. Ma l’interesse è tutto per quell’altro, che per ora è indicato come KOI-456.04. Si tratterebbe (il condizionale è d’obbligo perché la sua presenza effettiva non è ancora stata accertata) di un pianeta roccioso, grande quasi due volte la Terra. La cosa interessante è che lì un anno dura appena qualche giorno in più che per noi: 378. E si troverebbe nella cosiddetta “fascia di abitabilità”, quella zona non troppo vicina o distante dalla stella, tale per cui sulla superficie potrebbe trovarsi acqua liquida e le condizioni adatte per la vita.
La maggior parte delle stelle che troviamo in giro per il cosmo è composta da nane rosse. E statisticamente la maggior parte dei pianeti che conosciamo li abbiamo trovati attorno a una di quelle. Sono le stelle più longeve, possono vivere per decine di miliardi di anni. Ma anche su mondi che si trovano nella loro fascia di abitabilità, si pensa sia difficile che resistano forme di vita. Perché si trovano molto vicino alle fredde nane rosse che però sono anche fornaci turbolente che eruttano con violenza plasma ed emettono radiazioni ionizzanti, tali da annichilire atmosfera e scindere molecole biologiche. Qualcosa di simile potrebbe accadere nel sistema planetario Trappist-1.
È tutto ipotetico, ovviamente, ma questa potrebbe essere un’altra storia e il match quello ideale. Kepler-160, infatti, è appena più grande e appena più fredda del Sole (la temperatura superficiale è di 5.200 gradi, 300 in meno del nostro). Fatti due calcoli, gli scienziati stimano che sulla superficie di KOI-456.04 arrivi circa il 93 per cento della radiazione che arriva sulla Terra. La temperatura potrebbe essere (a parità di condizioni) di 5 gradi centigradi. Avremmo trovato il pianeta giusto. A patto che tutto il resto si incastri come deve.
Cominciamo dall’atmosfera. Dovrebbe averne una, tanto per cominciare. Abbastanza densa da trattenere calore e generare effetto serra che riscalda, ma non troppo, per non trasformarlo in un inferno. Una inclinazione dell’asse, come quello terrestre, sarebbe ideale per creare un’alternanza di stagioni e un campo magnetico adeguato lo riparerebbe dalle radiazioni, anche quelle provenienti dalla stella stessa. Tante ‘coincidenze’ fortunate che hanno fatto della Terra il posto sul quale la vita prospera. Mentre per altri due pianeti vicinissimi a noi, situati nella fascia di abitabilità attorno al Sole, la sorte è stata molto differente. Parliamo di Venere e Marte. Uno è un inferno con temperature attorno ai 400 gradi centigradi e una pressione di oltre 90 atmosfere. L’altro è un deserto freddissimo, con un’atmosfera debole fatta di anidride carbonica e senza campo magnetico.
Ora si attende di sapere se KOI-456.04 esiste davvero e non è un errore o una fluttuazione statistica. La probabilità stimata che non sia un miraggio è dell’85%. La piena conferma si ha solamente con una soglia del 99. Quindi le osservazioni e gli studi andranno avanti. Mentre per il futuro aspettiamo nuovi strumenti che possano arrivare sempre più lontano, come il James Webb space telescope della Nasa o Plato, dell’Esa, che saranno determinanti per scoprire davvero nuovi possibili “gemelli della Terra”, analizzarne l’atmosfera da lontano e dirci dove si possono trovarsi paradisi simili al nostro.