✕
Le cime appena potate delle piante di piazza Ferrucci a Firenze. L'Ordine degli Agronomi ha protestato con il Comune perché la potatura sarebbe stata sbagliata 

"Giù le mani dalle chiome degli alberi"

Avete mai sentito parlare di capitozzatura? E' una tecnica di potatura estrema, con taglio radicale dei rami che deforma le piante e fa male all'ambiente. Diciassette associazioni hanno addirittura presentato una proposta di legge per fermare questa pratica. Mentre sui social spopolano i "capitozzo contest", con premi alle peggiori potature del mese
3 minuti di lettura
Immaginate di dover demolire un palazzo di dieci piani solo perché è più alto degli altri. Agli edifici non capita ma agli alberi tutto attorno sì. Si chiama capitozzatura ed è una tecnica, se così possiamo chiamarla, di taglio radicale della chioma della pianta. È molto diffusa nei viali e nei parchi pubblici per mettere in sicurezza gli esemplari troppo imgombranti. Nel migliore dei casi quello che resta dopo l’intervento è uno scheletro di legno ma ci sono alberi che vengono mutilati e che dopo ricordano un moncherino. Un’offesa al paesaggio e un danno alla pianta che dopo un colpo di motosega del genere tende a essere sempre meno stabile. Una vera barbarie secondo un movimento trasversale che si è formato da circa un anno per chiederne l’abolizione in Italia e che raccoglie dal pensionato all’arboricoltore fino ai giardinieri e agli onorevoli. Una coalizione di 17 associazioni ha persino present…
Immaginate di dover demolire un palazzo di dieci piani solo perché è più alto degli altri. Agli edifici non capita ma agli alberi tutto attorno sì. Si chiama capitozzatura ed è una tecnica, se così possiamo chiamarla, di taglio radicale della chioma della pianta. È molto diffusa nei viali e nei parchi pubblici per mettere in sicurezza gli esemplari troppo imgombranti. Nel migliore dei casi quello che resta dopo l’intervento è uno scheletro di legno ma ci sono alberi che vengono mutilati e che dopo ricordano un moncherino. Un’offesa al paesaggio e un danno alla pianta che dopo un colpo di motosega del genere tende a essere sempre meno stabile. Una vera barbarie secondo un movimento trasversale che si è formato da circa un anno per chiederne l’abolizione in Italia e che raccoglie dal pensionato all’arboricoltore fino ai giardinieri e agli onorevoli. Una coalizione di 17 associazioni ha persino presentato una proposta di legge per abolire del tutto la capitozzatura per il verde pubblico che ha raccolto un discreto consenso negli ambienti di governo e a breve potrebbe iniziare il suo iter parlamentare.

I capitozzo contest

Sui social media poi ci sono i “capitozzo contest” dove si premiano le peggiori potature del mese e ci sono post con centinaia di commenti che, tra ironia e amarezza, mettono alla berlina l’amministrazione locale di turno. Perché spesso, ma non sempre, sono i comuni i principali fautori di questa pratica. "Sono gli effetti perversi di appalti assegnati con il massimo ribasso, dove la capitozzatura è l’unico sistema per rispettare tempi e costi", spiega Alberto Colazilli, presidente di Conalpa, il Coordinamento nazionale alberi e paesaggio che ha promosso la proposta di legge.
Questo taglio drastico della chioma degli alberi viene eseguito spesso per ragioni di sicurezza urbana o per ridimensionare gli esemplari troppo ingombranti quando sono posizionati troppo vicino agli edifici o, come dicono alcuni sindaci senza pollice verde, “rovinano l’asfalto”. In realtà, più che neutralizzare la pianta se ne compromette la stabilità riducendone anche le capacità di assorbimento dell’anidride carbonica.

Mille immagini

Francesco Ferrini, docente di arboricoltura all’Università di Firenze, vanta una collezione di quasi mille immagini di alberi capitozzati in tutta Italia che spesso condivide su una pagina personale con oltre 25mila follower. "La capitozzatura è una pratica che ha contribuito al degrado delle alberature del nostro verde urbano. Si tratta di una forma di potatura che altera la struttura della pianta così come la sua fisiologia e i servizi ecosistemici che può offrire alla società umane – spiega lo scienziato forestale toscano - Per almeno uno o due anni si riducono in forma significativa le capacità di cattura delle polveri sottili, di sequestro dell’anidride carbonica e di ombreggiamento".

Nove gradi in più

In un’area sperimentale della Fondazione Minoprio in provincia di Como, sono stati piantati 128 alberi tra aceri e tiglio per studiare gli effetti della capitozzatura. "In media dove ci sono gli esemplari tagliati le temperature d’estate sono superiori di circa nove gradi rispetto alle particelle dove sono rimasti integri - prosegue Ferrini - Molti alberi non sopravvivono a questo intervento perché quando si elimina la chioma la pianta è più vulnerabile all’attacco dei funghi del legno che degradano il tronco, fino - nei casi più gravi - a farlo collassare".

Effetti da mano pesante

Non tutti gli alberi, va detto, reagiscono allo stesso modo. Il tiglio e il platano, per esempio, sono più resistenti alle ferite e riescono a ricostruire la chioma in un raggio di tempo compreso tra cinque e otto anni. Per altre specie al contrario, come il bagolaro o ancora peggio l’ippocastano, il taglio con la mano pesante spesso coincide con la fine dei giochi. Un discorso analogo vale anche per il pioppo e la robinia, tutte piante molto diffuse negli ambienti urbani delle nostre città.

La potatura a testa di salice

"Per un retaggio storico sbagliato, nel nostro Paese si confonde la capitozzatura con la potatura a testa di salice, una tecnica molto raffinata che viene impostata già nel periodo giovanile dell’albero tagliando o asportando i rami più piccoli e lasciando gli apici ingrossati. – ricorda Ferrini – Questa è una forma di potatura non invasiva ma che fortifica la pianta, l’opposto di quanto accade con la capitozzatura che spesso degenera nella cosiddetta sbrancatura, cioè l’eliminazione di tutti i rami inferiori, o addirittura nella stroncatura dove si interviene sul corpo centrale". Le piante senza chioma, lungi dall’essere più sicure, sono esposte al maltempo e non possono più difendersi dai raggi solari che in estate possono provocare vere e proprie ustioni.

Effetto "ricaccia"

Spesso la risposta della pianta alla capitozzatura si traduce nella “ricaccia”: sulla testa ghigliottinata dell’albero si genera una sorta di cespuglio disordinato, inguardabile sotto il profilo estetico, di piccoli rametti. "Molte specie cercano di ricostruire la chioma a partire da una serie di gemme secondarie che si chiamano latenti o avventizie - conclude il docente dell’Università di Firenze - Il risultato è lo sviluppo di rami che non hanno un ancoraggio solido e robusti e che, soprattutto nei tigli e nei platani, cadono al primo vento di maggio o giugno. Le piante si sono evolute in 380 milioni di anni e se avessero avuto bisogno della potatura lo farebbero con ogni probabilità senza l’aiuto dell’uomo".

Il taglio di ritorno

La migliore tecnica di potatura degli alberi sarebbe quella del cosiddetto taglio di ritorno dove si selezionano i rami da eliminare in modo da garantire spazio a una nuova generazione più giovane. Ma è roba da esperti, che richiede tempi più lunghi e un costo superiore rispetto alla capitozzatura.  Quando contattiamo Cesare Cipolla, presidente di Aipv (Associazione italiana professionisti del verde Pubblico) è in corso un sopralluogo in un giardino privato della provincia di Milano dove un liriodendro di oltre trent’anni, conosciuto anche come albero dei tulipani, è stato capitozzato tre anni fa. "La pianta, dopo una timida reazione oggi può essere considerata definitivamente morta e non ci sarà altra soluzione che l’abbattimento".