Bot, falsi account e metriche inaffidabili. TikTok e Instagram finiscono di nuovo sotto accusa
Jaime D'Alessandro
,
di JAIME D'ALESSANDRO
La popolarità dei video su entrambe le piattaforme può essere manipolata. E i numeri sono da capogiro: i like artificiali per contenuto arrivano potenzialmente fino a 10 milioni sul social network cinese e ad oltre 55 milioni per quello di Mark Zuckerberg. Lo dimostra l’ultima analisi di Ghost Data
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Poca trasparenza, metriche inaffidabili e il sospetto che dietro certi successi si possano nascondere reti di utenti fasulli che distorcono tutto con i propri like. L’ultima analisi di Ghost Data commissionata da The Information arriva alla sorprendente conclusione che per ogni singolo video gli account posticci che lo potrebbero rendere popolare arrivano fino 10 milioni sul social network cinese TikTok e ad oltre 55 milioni su Instagram, che come Facebook e WhatsApp è di proprietà di Mark Zuckerberg. Non si sa quale sia la loro percentuale media, solo che le contromisure adottate su entrambe le piattaforme hanno un grado alto di fallibilità nel rintracciarli con maglie così larghe da arrivare a cifre che pochi immaginavano.
“Potenzialmente parliamo di miliardi di visualizzazioni”, racconta Andrea Stroppa quando lo raggiungiamo al telefono. Classe 1994, esperto di cyber sicurezza, è uno degli autori del rapporto assieme a Bernardo …
Poca trasparenza, metriche inaffidabili e il sospetto che dietro certi successi si possano nascondere reti di utenti fasulli che distorcono tutto con i propri like. L’ultima analisi di Ghost Data commissionata da The Information arriva alla sorprendente conclusione che per ogni singolo video gli account posticci che lo potrebbero rendere popolare arrivano fino 10 milioni sul social network cinese TikTok e ad oltre 55 milioni su Instagram, che come Facebook e WhatsApp è di proprietà di Mark Zuckerberg. Non si sa quale sia la loro percentuale media, solo che le contromisure adottate su entrambe le piattaforme hanno un grado alto di fallibilità nel rintracciarli con maglie così larghe da arrivare a cifre che pochi immaginavano.
“Potenzialmente parliamo di miliardi di visualizzazioni”, racconta Andrea Stroppa quando lo raggiungiamo al telefono. Classe 1994, esperto di cyber sicurezza, è uno degli autori del rapporto assieme a Bernardo Parrella e Danny di Stefano. “Da un lato TikTok ha un codice più difficile da penetrare ma sistemi di sicurezza meno raffinati, dall’altro c’è Instagram che è l’esatto contrario: del codice si sa tutto da almeno cinque anni, ma l’azienda ha adottato un numero considerevole di contromisure per rendere la vita difficile alle reti di bot”.
Bot, abbreviazione di robot, è un programma che simula il comportamento umano. Gli influencer più cinici, li hanno usati spesso per aumentare artificialmente il proprio seguito ed è ben documentato l’impiego da parte di figure di primo piano della politica per trasformare i propri messaggi in apparenti valanghe sui social.
Per TikTok è solo l’ultima delle tegole piovute dal cielo. Il Comitato europeo per la Protezione dei Dati (Edpb) ha istituito una commissione che indagherà sul social network cinese giudicato poco trasparente nella gestione dei dati, e contemporaneamente è stato messo sotto accusa per aver censurato i video delle proteste di Hong Kong e quelli sulla commemorazione della strage di Tienanmen. Infine è arrivato il bando dall’India, il Paese dove ha il maggior tasso di penetrazione, in nome della sicurezza nazionale.
Le ultime statistiche parlano di 800 milioni di utenti in tutto il mondo e un miliardo e mezzo di download per TikTok. E’ il primo social network cinese davvero globale ed è il principale concorrente di Instagram, oltre un miliardo di utenti, che nel frattempo ha appena aperto al commercio elettronico permettendo a qualsiasi influencer di inserire nei prodotti dei quali parla il link per acquistarli. Durante la quarantena dovuta al coronavirus, i download di TikTok hanno visto un netto aumento in particolare in India, mentre i suoi visitatori unici negli Stati Uniti sono aumentati di quasi il 50 per cento da allora. Sulle piattaforme legate a Facebook il consumo di video è invece raddoppiato.
L'analisi di Ghost Data mette in gioco la loro credibilità come piattaforma pubblicitaria perché le visualizzazioni, dunque la riuscita o meno di un certo messaggio o il valore di un determinato canale, sono alterabili e nessuno sa in quale grado se non che si tratta di un fenomeno probabilmente ampio. Discorso che vale ancor di più per Instagram. In generale si valuta che il numero di account artificiali sia circa l’1,9 per cento su TikTok e l’8,8 su Instagram, ma è per ora impossibile valutare la loro presenza media fra gli apprezzamenti dei singoli video.
ByteDance, l’azienda di Pechino che controlla TikTok, vale 75 miliardi di dollari e si avvicina sempre più a colossi come Tencent, la proprietaria di WeChat molto attiva sul fronte dei videogame dove possiede la finlandese SuperCell, quella di Clash Royale, e ha il 40 per cento della Epic di Fortnite. Peccato che stando a Ghost Data il problema della metrica falsata non può far altro che peggiorare. “Se non fanno qualcosa è solo questione di tempo prima che abbia gli stessi problemi con i bot di Instagram se non peggio”, conclude Stroppa ricordando che ormai esistono bot sufficientemente sofisticati da sfuggire ad ogni controllo o analisi.
Interpellata, Instagram rimanda ad un comunicato rilasciato due anni fa dove annunciava una stretta contro i bot. Anche TikTok resta sul generico e dichiara che “si impegna a proteggere la sicurezza e l'integrità della comunità”. Ammette però che “lo spam e le frodi sono minacce in evoluzione”, dunque non facili da fermare.