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Aiuto, l'Europa sta perdendo le foreste

Occupano il 38% della superficie del Vecchio Continente ma le immagini scattate dai satelliti dimostrano che il numero degli alberi si assottiglia. A causa soprattutto del disboscamento. E le nuove piantagioni sono meno efficaci, rispetto a quelle adulte, nell'assorbire la CO2
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Anche nella verde Europa impegnata in nuove e complesse politiche ambientali c'è un problema di foreste. Occupano il 38% della superficie del Vecchio continente ma stanno diminuendo in termini di biomassa: è vero che piantiamo più alberi, ma è altrettanto vero che preleviamo sempre più legname, privandoci di piante adulte più efficaci nell'assorbimento della CO2. La perdita di biomassa - ci raccontano i dati satellitari - è aumentata del 69% nel periodo dal 2016-2018, rispetto al periodo 2011-2015. E sempre nel 2016-2018 la raccolta di legno sarebbe aumentata di quasi il 50%.

La radiografia dai satelliti

I nuovi dati sullo stato delle foreste europee, ottenuti grazie ai satelliti, arrivano dal Joint Reserach Center della Commissione Europea, centro che ha sede proprio in Italia, all'Ispra. In una nuova pubblicazione su Nature Research, e che ha come primo autore Guido Ceccherini dell'Ispra, viene illustrato il cambiamen…
Anche nella verde Europa impegnata in nuove e complesse politiche ambientali c'è un problema di foreste. Occupano il 38% della superficie del Vecchio continente ma stanno diminuendo in termini di biomassa: è vero che piantiamo più alberi, ma è altrettanto vero che preleviamo sempre più legname, privandoci di piante adulte più efficaci nell'assorbimento della CO2. La perdita di biomassa - ci raccontano i dati satellitari - è aumentata del 69% nel periodo dal 2016-2018, rispetto al periodo 2011-2015. E sempre nel 2016-2018 la raccolta di legno sarebbe aumentata di quasi il 50%.

La radiografia dai satelliti

I nuovi dati sullo stato delle foreste europee, ottenuti grazie ai satelliti, arrivano dal Joint Reserach Center della Commissione Europea, centro che ha sede proprio in Italia, all'Ispra. In una nuova pubblicazione su Nature Research, e che ha come primo autore Guido Ceccherini dell'Ispra, viene illustrato il cambiamento delle foreste europee analizzato attraverso i dati satellitari. Nello studio viene ricordato come la maggior parte dei boschi siano gestiti per la produzione di legname, con alberi raccolti regolarmente.

Il record svedese

La crescita della perdita di biomassa forestale, ci dice l'osservazione dallo spazio, è evidente soprattutto in Svezia (29%), in Finlandia (22%) e altri territori del nord Europa. Colpite anche Polonia, Spagna, Lettonia, Portogallo e Estonia, che rappresentano insieme circa il 30% dell'aumento dei 26 paesi analizzati.
Il taglio degli alberi, soprattutto nei paesi nordici, sembra essere dovuto all’aumento della domanda di legname e di prodotti in legno come ad esempio la carta, oltre che a una maggiore combustione di biomassa.
Il problema, sostengono gli esperti, è che finora le foreste europee avevano contributo per il 10% a compensare le emissioni assorbendo CO2, ma con i nuovi tagli questo contributo potrebbe calare prima di tornare a crescere quando i nuovi alberi diventeranno adulti.

La capacità delle vecchie piante

Diverse ricerche scientifiche ci avvisano infatti che piantare nuovi alberi, sebbene sia importante, non è lo stesso in termini di assorbimento: le "vecchie" piante infatti hanno maggiore capacità di sottrarre anidride carbonica. Se aumenta l'abbattimento e il prelievo di legname rischia dunque di diminuire la capacità delle foreste europee di assorbire carbonio. 
Il nuovo Green Deal europeo, piano miliardario per contrastare la crisi climatica in corso, nel suo obiettivo di abbattere del 40% le emissioni entro il 2030, dovrà dunque tener conto anche di questo fattore.

Più anidride carbonica nell'atmosfera

Per Guido Ceccherini  "le foreste continuano a rimanere un pozzo di carbonio , ma meno di prima. Anche se parte del carbonio da biomassa raccolto viene utilizzato in prodotti di legno a lunga durata, probabilmente sostituendo materiali più ad alta intensità energetica come acciaio o cemento, la maggior parte di esso tornerà nell'atmosfera come CO2 in un breve periodo di tempo. Fino a quando lo stock di carbonio nelle aree raccolte non tornerà ai livelli precedenti, il che richiede diversi decenni, a seconda del tipo di foresta, un aumento del raccolto equivale quindi ad un aumento delle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera".

Gli impatti climatici

Ai media inglesi, sulla perdita di foreste, ha parlato anche Thomas Crowther, fondatore del The Crowther Lab che all' ETH Zürich si occupa di ricerca scientifica sulla crisi climatica. Per il professore "è preoccupante vedere che la crescente domanda di prodotti forestali potrebbe ridurre il carbonio immagazzinato all’interno della biomassa vivente nelle foreste europee. Probabilmente è più preoccupante che la rimozione delle foreste possa anche minacciare lo stoccaggio di carbonio sottoterra. Queste foreste ad alta latitudine supportano alcune delle più grandi riserve di carbonio del suolo sulla terra. Se il disboscamento delle foreste minaccia l’integrità degli stoccaggi di carbonio nel suolo ad alta latitudine, gli impatti climatici potrebbero essere più forti del previsto".
Se dagli anni duemila fino al 2015 complessivamente si è registrata una diminuzione del prelievo di legna, il nuovo trend può essere giudicato come "preoccupante" ma va anche di pari passo con una espansione delle foreste: i nuovi dati forniti dai satelliti, secondo gli esperti, dovranno dunque essere un indicatore cruciale per valutare il futuro andamento delle foreste d'Europa.