Grandi manovre in acqua: così i fiumi cambiano direzione
di FABIO MARZANOPossono deviare fino a 180 gradi. E alcuni hanno anche invertito il senso di marcia. Anche il Po ha perso la bussola in diverse occasioni. Entro il 2050, secondo una ricerca del Walker Institute for Climate System Research della University of Reading, il riscaldamento globale contribuirà ad alterare la morfologia di oltre un terzo dei fiumi nel mondo
I fiumi non scorrono sempre nella stessa direzione. Al contrario, fanno manovre proibite e possono virare di 180 gradi. Di recente sono bastati quattro giorni allo Slims River nello Yukon in Canada, per invertire del tutto il senso di marcia da nord a sud. Cambiamenti climatici, fenomeni naturali e intervento umano hanno cambiato spesso la geografia dei corsi d’acqua. L’evoluzione dei fiumi è imprevedibile, segue una geometria non euclidea che offre poche certezze in termini di rotte. È quello che è accaduto milioni di anni fa al Rio delle Amazzoni e si presenta ogni anno sul Tonlé Sap, la principale rete fluviale della Cambogia. Anche il Po, o meglio il suo delta, fa parte di questa categoria di fiumi ribelli. Entro il 2050, secondo una ricerca del Walker Institute for Climate System Research della University of Reading il riscaldamento globale contribuirà ad alterare la morfologia di oltre un terzo dei fiumi nel mondo. Lo scioglimento d…
I fiumi non scorrono sempre nella stessa direzione. Al contrario, fanno manovre proibite e possono virare di 180 gradi. Di recente sono bastati quattro giorni allo Slims River nello Yukon in Canada, per invertire del tutto il senso di marcia da nord a sud. Cambiamenti climatici, fenomeni naturali e intervento umano hanno cambiato spesso la geografia dei corsi d’acqua. L’evoluzione dei fiumi è imprevedibile, segue una geometria non euclidea che offre poche certezze in termini di rotte. È quello che è accaduto milioni di anni fa al Rio delle Amazzoni e si presenta ogni anno sul Tonlé Sap, la principale rete fluviale della Cambogia. Anche il Po, o meglio il suo delta, fa parte di questa categoria di fiumi ribelli. Entro il 2050, secondo una ricerca del Walker Institute for Climate System Research della University of Reading il riscaldamento globale contribuirà ad alterare la morfologia di oltre un terzo dei fiumi nel mondo. Lo scioglimento dei ghiacciai ne aumenterà la portata idraulica mentre la siccità in altri ambienti, compreso quello mediterraneo, rischia di estinguere interi ecosistemi acquatici.
Quando il Rio delle Amazzoni scorreva a ovest
Anche il più grande fiume del mondo ha cambiato direzione. Nel Cretaceo, 165 milioni di anni fa, il Rio delle Amazzoni scorreva in senso inverso rispetto a oggi e sfociava nel Pacifico. Poi, in seguito a un terremoto catastrofico, avrebbe virato di 180 gradi come confermano i sedimenti recuperati di recente sui fondali dalla University of North Carolina. Nelle profondità del fiume ci sono residui di rocce più antichi delle Ande che testimoniano la presenza di un fiume precedente alla nascita della catena montuosa sudamericana. "L’inversione di marcia sarebbe dovuta a un fenomeno tettonico che, secondo questa teoria ancora non conclusiva, avrebbe mutato il corso del Rio circa 130 milioni di anni fa quando il super continente formato da Africa e America meridionale iniziava a separarsi - spiega Giovanni Seminara, professore emerito di meccanica dei fluidi all’Università di Genova e Accademico dei Lincei - In questo scenario, il rio delle Amazzoni scendeva in direzione est-ovest partendo dal massiccio dell’Ennedi nel nord est dell’odierno Ciad e sfociando nel Pacifico sulle attuali coste dell’America latina. In seguito alla frattura del supercontinente a e allo spostamento ad occidente della piattaforma sudamericana, il fiume si è separato dalla sua sorgente primitiva nonostante abbia mantenuto tutti i suoi antichi affluenti". Una teoria che potrebbe giustificare alcune particolarità del Rio delle Amazzoni come la presenza, nell’alto corso del fiume, di specie di origine marina come sogliole, gamberi, cetacei e sirenidi. Pesci e mammiferi di acqua salata che nel corso del tempo si sono adattati all’evoluzione del fiume.
La bussola impazzita del Po
Spesso i fiumi invertono la rotta in prossimità dei delta perché prendono la scorciatoia più comoda per arrivare al mare. "Si chiama avulsione ed è un processo che si presenta in modo periodico nei delta - prosegue Seminara - Una parte dei sedimenti che il fiume trasporta verso il mare o l’oceano sono depositati sul fondo, altri fanno da apripista e colonizzano tratti di mare creando dei canali che allungano il corso del fiume. In questo caso, con la piena il corso d’acqua non seguirà più il suo corso abituale ma sceglierà la via più efficiente per arrivare al mare. Le alluvioni peraltro possono scavare un alveo alternativo che poi si consolida nel tempo".
Tra gli esempi fra i più importanti di questo genere, ci sono il Mississippi o il Fiume Giallo, che dal 1855 al 1976 ha cambiato direzione ben dodici volte. Anche il Po ha perso la bussola in diverse occasioni spostando l’orientamento del delta da nord a sud sulla costa tirrenica. Tanto che nel XVII secolo gli ingegneri della Repubblica di Venezia costruiscono il taglio di Porto Viro, un’opera di notevole ingegneria idraulica che devia il corso del fiume con un canale di sette chilometri per preservarne la navigabilità.
Il delta che evapora
I terremoti e le alluvioni sono i fattori X per capire il comportamento dei fiumi. Come nel caso dell’Okavango in Botswana che termina la sua corsa evaporando nel bush africano con un delta a oltre 1.500 chilometri dal mare. "Si presume che il fiume fosse affluente del Limpopo fino ad alcuni milioni di anni fa. Poi ha deviato il suo corso a occidente verso il deserto del Kalahari probabilmente per cause tettoniche - spiega il docente dell’Università di Genova - Fino a qualche migliaio di anni fa erano presenti grandi laghi: il deposito di sedimenti e la scarsissima pendenza, hanno portato in modo graduale al ristagno delle acque che oggi caratterizzano il delta interno dell’Okavango. L’estuario si contrae e si espande in base a un ritmo stagionale. A marzo e aprile, le piogge che arrivano dall’Angola ingrossano il fiume. A partire da giugno il delta avanza di circa 3 chilometri al giorno e a luglio, quando la piena diminuisce, una parte del corso defluisce nel fiume Thamalakane, ma il 90 per cento dell’acqua residua evapora nei mesi successivi".
Prova di forza con il Mekong
Non tutti i fiumi scendono verso il mare o confluiscono in un altro corso d’acqua. il Tonlé Sap, la più importante rete fluviale della Cambogia, vive in una sorta di limbo naturale. A ogni cambio di stagione ingaggia una prova di forza con il Mekong da cui esce sempre sconfitto. Risale la corrente e torna sui suoi passi. "In questo caso si inverte la direzione del moto della corrente. – prosegue Seminara – Nel periodo da novembre a maggio, che coincide con la stagione secca in Cambogia, il Tonlé Sap scorre verso il Mekong di cui è affluente, ma quando inizia la stagione delle piogge, il livello del Mekong sale al di sopra del livello del Tonlé Sap che, a monte, forma un enorme lago in corrispondenza di una depressione creata dalla collisione del subcontinente indiano con quello asiatico. Il Mekong rigurgita nel Tonlé Sap e allaga il bacino che si è abbassato durante la stagione secca". Il Mekong, in altre parole, quando ha una maggiore portata d’acqua, altera la corrente del Tonlé Sap fino a spingerla indietro rigenerando continuamente un lago a nord della confluenza tra i due bacini. Nel 1997 l’area è stata dichiarata “riserva della biosfera” dall’Unesco.
Quando il Rio delle Amazzoni scorreva a ovest
Anche il più grande fiume del mondo ha cambiato direzione. Nel Cretaceo, 165 milioni di anni fa, il Rio delle Amazzoni scorreva in senso inverso rispetto a oggi e sfociava nel Pacifico. Poi, in seguito a un terremoto catastrofico, avrebbe virato di 180 gradi come confermano i sedimenti recuperati di recente sui fondali dalla University of North Carolina. Nelle profondità del fiume ci sono residui di rocce più antichi delle Ande che testimoniano la presenza di un fiume precedente alla nascita della catena montuosa sudamericana. "L’inversione di marcia sarebbe dovuta a un fenomeno tettonico che, secondo questa teoria ancora non conclusiva, avrebbe mutato il corso del Rio circa 130 milioni di anni fa quando il super continente formato da Africa e America meridionale iniziava a separarsi - spiega Giovanni Seminara, professore emerito di meccanica dei fluidi all’Università di Genova e Accademico dei Lincei - In questo scenario, il rio delle Amazzoni scendeva in direzione est-ovest partendo dal massiccio dell’Ennedi nel nord est dell’odierno Ciad e sfociando nel Pacifico sulle attuali coste dell’America latina. In seguito alla frattura del supercontinente a e allo spostamento ad occidente della piattaforma sudamericana, il fiume si è separato dalla sua sorgente primitiva nonostante abbia mantenuto tutti i suoi antichi affluenti". Una teoria che potrebbe giustificare alcune particolarità del Rio delle Amazzoni come la presenza, nell’alto corso del fiume, di specie di origine marina come sogliole, gamberi, cetacei e sirenidi. Pesci e mammiferi di acqua salata che nel corso del tempo si sono adattati all’evoluzione del fiume.
La bussola impazzita del Po
Spesso i fiumi invertono la rotta in prossimità dei delta perché prendono la scorciatoia più comoda per arrivare al mare. "Si chiama avulsione ed è un processo che si presenta in modo periodico nei delta - prosegue Seminara - Una parte dei sedimenti che il fiume trasporta verso il mare o l’oceano sono depositati sul fondo, altri fanno da apripista e colonizzano tratti di mare creando dei canali che allungano il corso del fiume. In questo caso, con la piena il corso d’acqua non seguirà più il suo corso abituale ma sceglierà la via più efficiente per arrivare al mare. Le alluvioni peraltro possono scavare un alveo alternativo che poi si consolida nel tempo".
Tra gli esempi fra i più importanti di questo genere, ci sono il Mississippi o il Fiume Giallo, che dal 1855 al 1976 ha cambiato direzione ben dodici volte. Anche il Po ha perso la bussola in diverse occasioni spostando l’orientamento del delta da nord a sud sulla costa tirrenica. Tanto che nel XVII secolo gli ingegneri della Repubblica di Venezia costruiscono il taglio di Porto Viro, un’opera di notevole ingegneria idraulica che devia il corso del fiume con un canale di sette chilometri per preservarne la navigabilità.
Il delta che evapora
I terremoti e le alluvioni sono i fattori X per capire il comportamento dei fiumi. Come nel caso dell’Okavango in Botswana che termina la sua corsa evaporando nel bush africano con un delta a oltre 1.500 chilometri dal mare. "Si presume che il fiume fosse affluente del Limpopo fino ad alcuni milioni di anni fa. Poi ha deviato il suo corso a occidente verso il deserto del Kalahari probabilmente per cause tettoniche - spiega il docente dell’Università di Genova - Fino a qualche migliaio di anni fa erano presenti grandi laghi: il deposito di sedimenti e la scarsissima pendenza, hanno portato in modo graduale al ristagno delle acque che oggi caratterizzano il delta interno dell’Okavango. L’estuario si contrae e si espande in base a un ritmo stagionale. A marzo e aprile, le piogge che arrivano dall’Angola ingrossano il fiume. A partire da giugno il delta avanza di circa 3 chilometri al giorno e a luglio, quando la piena diminuisce, una parte del corso defluisce nel fiume Thamalakane, ma il 90 per cento dell’acqua residua evapora nei mesi successivi".
Prova di forza con il Mekong
Non tutti i fiumi scendono verso il mare o confluiscono in un altro corso d’acqua. il Tonlé Sap, la più importante rete fluviale della Cambogia, vive in una sorta di limbo naturale. A ogni cambio di stagione ingaggia una prova di forza con il Mekong da cui esce sempre sconfitto. Risale la corrente e torna sui suoi passi. "In questo caso si inverte la direzione del moto della corrente. – prosegue Seminara – Nel periodo da novembre a maggio, che coincide con la stagione secca in Cambogia, il Tonlé Sap scorre verso il Mekong di cui è affluente, ma quando inizia la stagione delle piogge, il livello del Mekong sale al di sopra del livello del Tonlé Sap che, a monte, forma un enorme lago in corrispondenza di una depressione creata dalla collisione del subcontinente indiano con quello asiatico. Il Mekong rigurgita nel Tonlé Sap e allaga il bacino che si è abbassato durante la stagione secca". Il Mekong, in altre parole, quando ha una maggiore portata d’acqua, altera la corrente del Tonlé Sap fino a spingerla indietro rigenerando continuamente un lago a nord della confluenza tra i due bacini. Nel 1997 l’area è stata dichiarata “riserva della biosfera” dall’Unesco.