E’ accaduto poco più di un mese fa, e più precisamente il 21 di giugno in occasione della Festa della Musica, eppure già se ne parla come di un evento storico. Mi riferisco al concerto che il noto musicista francese Jean-Michel Jarre ha tenuto in Realtà virtuale (VR) dal titolo “Alone Together”. Non che operazioni di questo genere non se ne fossero già realizzate; ricordo un concerto di Bjork su Second Life, che seppure non era in VR era comunque un live event icon pubblico e musicisti avatar. La nota app per contenuti immersivi LittlStar, per esempio, si sta specializzando in eventi live stream, un sistema ovviamente sospinto dall’emergenza Covid che ha impattato in maniera negativa su tutto il comparto live, dai concerti al teatro, i djset e così via.
LittlStar, la famosa piattaforma di VR e di video 360°, predispone diversi eventi live, ultimo dei quali il famoso concerto celebrativo di 3 giorni che i Grateful Dead hanno tenuto nel 2015 e che è stato riproposto in un’unica giornata il 5 luglio scorso. In questo caso specifico si tratta di un ri-montaggio di un evento live, ma la sostanza non cambia: si viene chiamati ad assistere a un concerto, con tutto il suo portato partecipativo e rituale all’interno di una “realtà alternativa”.
La visione immersiva
Ma ritorniamo a Jarre: dove sta la differenza con le altre esperienze? Innanzitutto si è trattato di un evento che ha sperimentato diverse modalità di partecipazione e fruizione. Si entrava in un ambiente digitale progettato apposta per il concerto, una sorta di sala musicale dalle architetture avanguardistiche con salotti, corridoi, lounge, bar e al centro un piccolo patio in cui stava, asserragliato dalle tastiere elettroniche, l’avatar di Jarre. Chi entrava si registrava e disegnava un proprio avatar e, a quel punto, era in grado di camminare liberamente nell’ambiente. Era messo a sua disposizione un controller virtuale con cui accedere a un menu tramite cui regolare i suoni del concerto. Inoltre, sempre per mezzo del controller, si potevano identificare gli altri avatar, stringere amicizie, scambiare informazioni e così via. Si è trattato davvero di uno sforzo per provare a replicare in virtuale tutto lo spettro partecipativo ed emozionale di un concerto. E per rendere l’esperienza accessibile ai più, si è inoltre deciso di renderla disponibile sia per i caschi VR che in streaming per schermo tradizionale. Nel primo caso si poteva assistere in prima persona, sotto forma di avatar e in maniera interattiva all’evento. Bastava avere i visori di VR Oculus Rift, HTC Vive, Valve Index, Samsung Odyssey o Windows MR. Si scaricava la app VR Chat (tenetela d’occhio, sta diventando la piattaforma emergente per convegni, seminari, happening e live performance) che si trova sulle piattaforme Steam, Oculus, Viveport, e da lì si entrava in VRRoom, altra piattaforma emergente che nasce per offrire in VR una selezione di opere dei festival cinematografici. Chi invece non poteva accedere alla visione immersiva e interattiva, poteva seguire il concerto in diretta streaming su Facebook e YouTube. Era prevista inoltre una versione per PC e Mac in
videogame mode.
Oltre le dirette streaming
Esperienze come queste potrebbero davvero superare le stancanti dirette streaming. Dalla loro hanno il fatto di essere molto “realistiche”, immersive, multipiattaforma e in grado di ibridare diversi modelli di fruizione e diverse modalità di partecipazione unendo le potenzialità dei social con quelle degli ambienti interattivi tipici dei game e quelli immersivi della VR. Si può aprire uno spazio nuovo, quindi, che non sostituisce quello del classico live ma può affiancarlo espandendolo. Con il vantaggio di salvaguardare il lavoro di diverse professionalità. Ne sono convinti Michele Di Pasquale e Federico Piva, imprenditori digitali, che hanno da poco lanciato www.virtualive.it. L’idea nasce proprio durante l’emergenza Covid per dare una risposta ad attori o professionisti di live performance; il fine è quello di creare stage digitali in tempo reale con streaming live in pay per view. Insomma professionalizzare il live event in remoto: da una parte costruendo set e regie, per l’appunto, professionali, e dall’altro mettendo a pagamento questo lavoro.
"VR ancora troppo poco diffusa"
“Rimango molto legato al display – confessa Di Pasquale - e non spingo solo sulla VR anche se tutto è già predisposto per questa tecnologia, perché è ancora troppo poco diffusa”. Il modello di business è vario: “Dallo sbigliettamento attraverso un ticketing pay per view fino agli sponsor nello spazio 3D o su modello banner, ma anche la fotogrammetria per riprodurre e quindi mettere in rilievo i luoghi culturali, paesaggistici e storici”. Ma di quali eventi parliamo? “Expo, concerti, festival musicali, spettacoli di moda, produzioni teatrali, di danza”. Virtualive.it è pensato soprattutto per attori “ma è predisposto – continua Di Pasquale - sostanzialmente per fare lavorare anche tecnici del suono, visual artist, tecnici luce (perché dialoga con banchi luce), inoltre introduce anche altre possibili figure… penso ai disegnatori di scenari in 3D, scultori digitali. Può far lavorare operatori di camera in quanto prevede, sia una fase in camera statica, sia riprese con camere virtuali, oltre a sistemi di avatar con tutine mocap".
Un sostegno per il cinema
Virtualive.it parla con Resolume (programma che permette una regia complessa di immagini, suoni ed effetti) e dialoga con tantissimi software diversi attraverso i protocolli di interscambio. Inoltre ha integrati protocolli artnet per gestione di universi dmx (per il controllo dell’illuminazione), ndi (per la condivisione di video) e prevede fonti da altri ambienti come Touchdesigner (ambiente di sviluppo per creare media server per lo spettacolo e l’arte). L’idea è semplice: ti offro un palco da allestire e la produzione può fare intervenire i suoi professionisti per realizzare l’evento. “Usando Unreal Engine, software nato per i videogame, posso praticamente spazializzare visioni, luci e suoni. E proprio per la qualità del suono Virtualive.it potrebbe essere un’ottima soluzione al classico streaming cinematografico per sostenere la vita delle sale in caso di calo delle produzioni”.
Il campo di applicazione
La CGI si dimostra così un campo di produzione immersivo e interattivo dalle indubbie potenzialità, soprattutto per la sua duttilità. E l’avatar potrebbe divenire il nostro alter ego di attraversamenti in remoto (Second Life ci aveva visto lungo!), mentre i caschi di VR potrebbero funzionare per esperienze ancora più immersive. Il campo di applicazione è davvero ampio: tutto ciò che ha a che fare con esperienze live in diretta, dalle lezioni scolastiche alle sfilate di moda. Un ampio spettro di possibilità di cui sembra iniziare ad accorgersi anche il mercato. L’esperienza di Jarre, così come lo stage virtuale, offrono anche forme di chat live che rendono ancora più partecipato l’evento. E, inoltre, processi di gamification che prevedono incontro con la star, la chat, bonus per altri eventi e quindi la viralizzazione degli eventi.