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I falchi pescatori tornano in Sardegna

Ad aprile, in pieno confinamento da pandemia, il nido. L'avvistamento umano solo a fine giugno grazie all'intuito e la costanza di 70 esperti e amatori del Gruppo di ricerca sardo sul falco pescatore. Ecco le prime immagini
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Anche per i falchi pescatori poco dopo mezzogiorno è ora di pranzo. Abbarbicata su un tronco di ginepro sulla scogliera di Capo Caccia di Alghero, la giovane femmina strappa col becco e mangia il muggine appena pescato. Il suo posatoio preferito è a poche decine di metri dal nido in cui è nata insieme al fratello, nemmeno due mesi fa. Un evento che ha segnato il ritorno della specie nell'Isola, all'interno del Parco naturale regionale di Porto Conte, a cinquanta anni dalla scomparsa dei pulli dalle coste sarde. Ad aprile, in pieno confinamento da pandemia Covid 19, la deposizione, non casuale. L'avvistamento umano solo a fine giugno grazie a un mix di intuito e costanza nelle osservazioni condotte da 70 esperti e amatori del Gruppo di ricerca sardo sul falco pescatore attivo dal 2016, tra loro i volontari Lipu e quelli sardi dell'Associazione fotografi naturalisti italiani già impegnati con un progetto di Legambiente, nell'Area marina pr…
Anche per i falchi pescatori poco dopo mezzogiorno è ora di pranzo. Abbarbicata su un tronco di ginepro sulla scogliera di Capo Caccia di Alghero, la giovane femmina strappa col becco e mangia il muggine appena pescato. Il suo posatoio preferito è a poche decine di metri dal nido in cui è nata insieme al fratello, nemmeno due mesi fa. Un evento che ha segnato il ritorno della specie nell'Isola, all'interno del Parco naturale regionale di Porto Conte, a cinquanta anni dalla scomparsa dei pulli dalle coste sarde. Ad aprile, in pieno confinamento da pandemia Covid 19, la deposizione, non casuale. L'avvistamento umano solo a fine giugno grazie a un mix di intuito e costanza nelle osservazioni condotte da 70 esperti e amatori del Gruppo di ricerca sardo sul falco pescatore attivo dal 2016, tra loro i volontari Lipu e quelli sardi dell'Associazione fotografi naturalisti italiani già impegnati con un progetto di Legambiente, nell'Area marina protetta del Sinis, più a sud, nell'Oristanese. "Il maschio adulto è rientrato nello stesso momento dopo una battuta di pesca, la sua preda era viva: l'ha prima uccisa, poi ha iniziato dalla testa", racconta Alberto Fozzi quasi in presa diretta. Ornitologo di 55 anni, lavora per la Protezione civile ma segue la nidificazione su incarico dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale). Dopo l'emergenza sanitaria è tornato all'aria aperta, a monitorare. Fino alla scoperta dei quattro e della loro base, tenuta segreta fino a due settimane fa per motivi di tutela.
 
Lui, il padre, si chiama U Corsu (il corso, ndr.) per le sue origini, lei (la madre) Eleonora in onore alla giudicessa medievale d'Arborea. "U Corsu è andato nella pescosa laguna del Calich, a dodici chilometri, immortalato dal fotografo Antonio Canu, del nostro gruppo. Una mezz'ora ed era qui – continua Fozzi -  mentre il giovane reclamava a gran voce per la fame. Al punto che è dovuta intervenire la madre: gli ha rifilato degli avanzi su cui si è avventato con foga, ignorando pure la quota di fresco poi lasciata dal padre". Una scena di vita quotidiana inedita, finora - sul pinnacolo a forma di parallelepido a settanta metri di altezza sul mare - che descrive il grado differenziato di autonomia tra i due giovani. La femmina, Lady cliff (signora della scogliera, ndr) per la sua audacia si è alzata in volo per la prima volta l'otto luglio; il maschio due giorni dopo e si è presto specializzato in picchiate e acrobazie aeree (da qui il nome Tonneau) ma ancora non è del tutto indipendente. Per lei, potrebbe già essere il momento di partire: "Semplicemente non tornerà più, succederà a giorni", specifica l'ornitologo. La meta resta un'incognita: "Potrebbe spostarsi a sud, sempre in Sardegna o dirigersi verso il nord Africa. Ma non è scontato: abbiamo notato che le popolazioni del nord sono più metodiche, quelle del Mediterraneo, si disperdono apparentemente senza una strategia". Sarà U Corsu a lasciare per ultimo il nuovo nido: "Il maschio è l'ultimo ad andar via e il primo ad arrivare. È stato lui che ho avvistato con un ramo tra gli artigli".
 

Un segnale, quello atteso: "Era un sabato, il 27 giugno, la mattina presto ero con mio figlio Roberto: abbiamo visto il falco di rientro ma nella baia ci sono molte insenature e loro cercano i posti più irrangiungibili. Ci siamo spostati quindi dall'altra parte e abbiamo individuato il punto. Poi il giorno dopo, insieme a un altro volontario, Francesco, la visione dei pulli". Di fatto, se non si muovono, sono mimetizzati: il piumaggio grigio e marron si confonde con le rocce. Ed è la quiete che cercano, quella del traffico marino inesistente che, durante il lockdown, ha consentito loro di nidificare e sfamare i piccoli: per 400 grammi di pesce a testa si fa la spola anche cinque volte: "In Corsica ci sono 30 coppie: nel 2008, 64 giovani hanno lasciato il nido, nel 2019 erano solo dodici: morivano prima anche perché gli adulti non riuscivano a pescare". Ora l'obiettivo è far tornare in modo stabile i falchi pescatori, sulla scia di un progetto di conservazione già operativo in Maremma: "In passato per attrarli – aggiunge Fozzi - erano anche stati posizionati nidi artificali e sagome di falchi, ma invano". La coppia ha fatto da sola, ripagando così l'impegno e l'attesa dei volontari durati anni.