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Le dieci regole per far ragionare un complottista

La Mit Technology Review ha stilato una guida da seguire partendo da un canale di Reddit, la bacheca virtuale americana. Rispetto, pazienza e evitare sempre lo scontro aperto sui social. Soprattutto se si tratta di persone che conosciamo
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Quante volte vi è capitato di arrabbiarvi con qualcuno sui social network perché propaganda idee cospirazioniste? Il fenomeno è molto più vasto di quel che si crede e ormai prescinde dalla singola teoria essendo diventata una forma mentale che volta per volta prende di mira qualcosa o qualcuno, dal 5G a Bill Gates, ottenendo un’eco straordinaria. Il 4 maggio un video di 26 minuti, nel quale si sosteneva che il Coronavirus era una manipolazione fatta in laboratorio per garantire introiti stellari con il vaccino, ha ricevuto 2,6 milioni di like in un battibaleno. Poco importa poi che alla verifica dei fatti si sia dimostrata una tesi fasulla. Ora la Mit Technology Review pubblica una guida pratica su come dialogare con chi è convinto che ci sia sempre un complotto da qualche parte, iniziando dallo sconfessare chi a queste teorie oppone quelle che considera “vere notizie” sicuro che basti come antidoto. La guida è stata realizza…
Quante volte vi è capitato di arrabbiarvi con qualcuno sui social network perché propaganda idee cospirazioniste? Il fenomeno è molto più vasto di quel che si crede e ormai prescinde dalla singola teoria essendo diventata una forma mentale che volta per volta prende di mira qualcosa o qualcuno, dal 5G a Bill Gates, ottenendo un’eco straordinaria. Il 4 maggio un video di 26 minuti, nel quale si sosteneva che il Coronavirus era una manipolazione fatta in laboratorio per garantire introiti stellari con il vaccino, ha ricevuto 2,6 milioni di like in un battibaleno. Poco importa poi che alla verifica dei fatti si sia dimostrata una tesi fasulla. Ora la Mit Technology Review pubblica una guida pratica su come dialogare con chi è convinto che ci sia sempre un complotto da qualche parte, iniziando dallo sconfessare chi a queste teorie oppone quelle che considera “vere notizie” sicuro che basti come antidoto. La guida è stata realizzata interrogando i moderatori del canale di Reddit, bacheca virtuale americana molto frequentata, chiamato Change My View dove si mettono alla prova le proprie convinzioni in un clima di raro confronto disteso e civile.

Siamo un popolo di complottisti. Secondo il Pew Research Center, il 36% degli americani pensano che le teorie cospirazioniste siano probabilmente o sostanzialmente vere. Sono 75 milioni di persone sui 209 milioni di cittadini statunitensi complessivi con più di 18 anni. L’Italia non è messa meglio: il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ha condotto un’indagine durante la quarantena con gli psicologi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Su 140mila interviste, il 40% delle persone ha dichiarato di credere che in Rete si trovi quel che le fonti ufficiali nascondono. “I numeri sono sostanzialmente questi”, conferma Walter Quattrociocchi, a capo del Laboratory of Data Science and Complexity all’Università Ca’ Foscari di Venezia. “E’ una forma di pensiero molto più diffusa di quel che si crede”. 

Tendiamo a sospettare di tutto quel che non capiamo o che non può essere spiegato. In questo senso nessuno sfugge: “Ci si pensa sempre più intelligenti della media credendo di essere immuni a certi processi mentali”, ha sostenuto Rob Brotherton, psicologo e autore del saggio Bad News, Why we fall for fake news. “E invece, malgrado l’educazione scolastica offra un riparo, nessuno lo è davvero in nessuna classe sociale e in nessuna parte del mondo”.

Il distanziamento sociale aiuta il cospirazionismo. In un clima di emergenza e nell’isolamento della quarantena il complottismo è un approdo attorno al quale si formano comunità che così affrontano tempi tanto incerti. Secondo Joan Donovan della Harvard University, "c’è sempre un fondo di verità, anche se poi quell’elemento viene manipolato, ingigantito, messo in relazione con fenomeni disparati". E c’è spesso un “loro” dietro tutto, entità, organi, partiti, organizzazioni che mirerebbero a nascondere la verità.

Secondo la Mit Technology Review le regole da seguire per avere una discussione sana con chi crede in teorie cospirazioniste sono sostanzialmente dieci. Richiedono molta pazienza e tanto, tanto tempo. Diametralmente opposte ai metodi di Roberto Burioni, si basano sul principio che l’unica strada possibile sia aprire un canale di comunicazione e non esacerbare lo scontro. Cosa che però diventa quasi impossibile se si ha che fare con chi urla e insulta online.Ecco le regole.

1)      Mantenere sempre il rispetto. Senza dimostrare empatia, la controparte non sarà disposta a cambiare idea.
2)      Usare le chat private per discutere e non rispondere pubblicamente.
3)      Tastare prima il terreno chiedendo apertamente cosa potrebbe fargli o farle cambiare idea. Se la risposta è “Nulla” allora meglio lasciare perdere. Non si può avere una discussione con chi non è disposto ad ascoltare.
4)      Partire dalla verità. Ogni teoria cospirazionista ha un elemento di realtà da qualche parte. Bisogna cominciare da quello per stabilire un dialogo e poi passare al resto.
5)      I fatti. E’ il metodo del “truth sandwich” del linguista e scienziato cognitivo americano George Lakoff. Sfruttare le verità di base, che vanno accostate alla teoria in questione con la quale sono incompatibili, per poi ribadire a verità e trattare le conseguenze delle false affermazioni. Nel caso del Coronavirus diffuso via 5G, si dovrebbe quindi cominciare dal fatto che il virus si trasmette attraverso particelle nell’aria che passano dalla persona infetta ad una sana. Il contagio non è compatibile con le onde radio dunque con il 5G.
6)      Porre delle domande. Il metodo di Socrate: porre domande che mettono in discussione la teoria alle sue basi. Sfidare nel trovare le fonti e difendere la teoria.
7)      Fare molta attenzione con amici e parenti. Una discussione pubblica su un social network può rovinare rapporti di lunga data. Meglio mordersi la lingua e affrontare la questione dal vivo, possibilmente in un’occasione rilassata come una cena.
8)      Sapere che c’è chi non vuole cambiare idea. Certe convinzioni a volte sono parte di un’identità. Non ci sono prove che la possano smontare perché somiglia quasi ad una religione alla quale si appartiene e che definisce l’interlocutore.   
9)      Quando la discussione diventa violenta nei toni, bisogna fermarsi. Se vi state arrabbiando, lasciate perdere e abbandonate il dibattito. Non serve a nulla proseguire, peggiorerete solo le cose.
10)   Ogni piccolo passo aiuta. Non si cambia idea in un colpo solo, è un passaggio graduale e in genere lento. Non bisogna quindi aspettarsi svolte repentine.
 
Le neoreligioni. “Finalmente si comincia a capire che il meccanismo di scontro basato sull’idea che l’interlocutore è un cretino non porta a nulla”, commenta Quattrociocchi. “Il problema però è che le forme del cospirazionismo sono fortemente identitarie, non a caso vengono ormai usate dalle fazioni politiche più radicali proprio perché definiscono un’identità. Si tratta di credenze che sono quasi religiose molto difficili da smontare e che affondano le radici in una sfiducia profonda nella società e nel sistema vigente”. Per quanto il metodo della Mit Technology Review abbia dei pregi, secondo lui quindi le speranze di convincere la controparte usando come base le verità scientifiche, anche se non usate come armi contundenti nella discussione, sarebbero comunque poche. E questo spigherebbe perché una certa politica continui a sfruttare il complottismo malgrado sia stato smascherato dalla prova dei fatti.

Un’ultima curiosità: la guida in dieci punti è stata stilata partendo dal canale di Reddit nel quale si pratica il vero confronto di idee. Eppure, Reddit in Irlanda durante la quarantena per cercare di arginare i contenuti d’odio e le fake news che piovevano dagli Stati Uniti, durante la notte ha imposto il coprifuoco fino alle otto del mattino. Una soluzione draconiana, a dir poco.