Città inquinate, è anche colpa dell'asfalto
di MATTEO GRITTANIPer la prima volta sono state quantificate con precisione le sue emissioni nocive, che aumentano con sole e caldo. Gli esperti: “Inquina quanto le auto". La necessità di rivedere la legislazione sulla qualità dell'aria
Non bastavano 1,5 miliardi di veicoli circolanti sulle strade in questo preciso istante. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances dimostra che l’asfalto che ricopre strade, piazze e tetti delle nostre città genera quantità di particolato comparabili (o addirittura superiori), a quelle emesse dal traffico su ruota. I ricercatori avvertono che per contrastare quest’inquinamento relativamente nuovo non esistono norme che oggi ne tengano conto nei piani ambientali.
Inquinamento ‘recente’
Il profumo dell’estate non è solo frutta matura, erbe aromatiche e terra bagnata da temporali; chi abita i grandi centri urbani sa bene che respirare a pieni polmoni in città non è certo un toccasana. Malgrado la qualità dell’aria nel mondo (per lo meno nella sua parte occidentale), abbia visto un netto miglioramento dal 2000 ad oggi, l’inquinamento continua a costituire una delle prime cause globa…
Non bastavano 1,5 miliardi di veicoli circolanti sulle strade in questo preciso istante. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances dimostra che l’asfalto che ricopre strade, piazze e tetti delle nostre città genera quantità di particolato comparabili (o addirittura superiori), a quelle emesse dal traffico su ruota. I ricercatori avvertono che per contrastare quest’inquinamento relativamente nuovo non esistono norme che oggi ne tengano conto nei piani ambientali.
I risultati dell’esperimento durato 3 giorni mostrano che le emissioni raddoppiano portando la temperatura da 40°C a 60°C, condizione tipica per il selciato nelle giornate estive. Ma non è tutto. Basta una “esposizione solare moderata” per aumentare del 300% il flusso degli aerosol nocivi emessi. I ricercatori hanno poi stimato il fenomeno in alcune zone della California meridionale. Nell’area osservata sono state calcolate dalle 1000 alle 2500 tonnellate di particolato generate ogni anno dal manto stradale, dato da confrontare con le ‘sole’ 900/1400 prodotte dai gas esausti di veicoli diesel e benzina.
Inquinamento ‘recente’
Il profumo dell’estate non è solo frutta matura, erbe aromatiche e terra bagnata da temporali; chi abita i grandi centri urbani sa bene che respirare a pieni polmoni in città non è certo un toccasana. Malgrado la qualità dell’aria nel mondo (per lo meno nella sua parte occidentale), abbia visto un netto miglioramento dal 2000 ad oggi, l’inquinamento continua a costituire una delle prime cause globali di morte prematura, mietendo 3,4 milioni di vittime ogni anno. Questo perché, se molto si è fatto per ridurre le emissioni degli inquinanti più famosi e noti alla scienza quali ozono, ossidi di azoto e di zolfo, ancora dobbiamo fare i conti con altre fonti di inquinamento, nuove e meno conosciute. Una di queste sarebbe l’elemento grigiastro che lastrica circa il 65% delle nostre città. Dall’asfalto infatti – comunicano gli studiosi dell’Università di Yale e del Max Planck Institute of Chemistry di Mainz – si alzerebbero grandi quantità di composti organici volatili, incluse sostanze tossiche e cancerogene. Le emissioni nocive sarebbero fortemente dipendenti da temperatura ed esposizione solare: “ciò rende i fumi liberati dal bitume più pericolosi nelle giornate molto calde e soleggiate”, si legge nelle conclusioni.Perché l’asfalto inquina?
Ma facciamo un passo indietro. Innanzitutto, com’è possibile che la strada generi inquinanti? La risposta è semplice; l’asfalto altro non è che una miscela di pietrisco e sabbia tenuti insieme da bitume, materiale legante prodotto dalla distillazione del greggio e costituito in prevalenza da idrocarburi. Tra questi, i più pericolosi sono i Policiclici Aromatici (IPA), molti dei quali classificati da IARC come cancerogeni certi e presenti nell’asfalto in varie percentuali. Poi c’è l’idrogeno solforato, un gas incolore la cui tossicità è paragonabile a quella del cianuro e che si forma alle elevate temperature a cui il bitume viene stoccato o steso sulla strada. Insomma, che l’asfalto inquinasse lo si sapeva. Il fatto nuovo è che lo fa molto più di quanto pensassimo. “Il nostro lavoro – sostiene Drew Gentner, professore di Ingegneria Chimica e Ambientale a Yale, lead-author dello studio – dimostra che una parte cospicua dell’inquinamento prodotto in città, non proviene dai tubi di scappamento di macchine e camion, ma dal manto stradale”. Gentner e colleghi hanno quantificato gli inquinanti sprigionati esponendo provini di asfalto comune a diverse condizioni di temperatura e illuminazione. Obiettivo? Replicarne il ciclo vita, dalla stesura a caldo al passaggio dei veicoli. “Per farlo abbiamo utilizzato una fornace in grado di scaldare i campioni da 20°C a 200°C – spiega Gentner – insieme a un flusso di luce artificiale comprendente tutto lo spettro solare, inclusi gli UV”.I risultati dell’esperimento durato 3 giorni mostrano che le emissioni raddoppiano portando la temperatura da 40°C a 60°C, condizione tipica per il selciato nelle giornate estive. Ma non è tutto. Basta una “esposizione solare moderata” per aumentare del 300% il flusso degli aerosol nocivi emessi. I ricercatori hanno poi stimato il fenomeno in alcune zone della California meridionale. Nell’area osservata sono state calcolate dalle 1000 alle 2500 tonnellate di particolato generate ogni anno dal manto stradale, dato da confrontare con le ‘sole’ 900/1400 prodotte dai gas esausti di veicoli diesel e benzina.