✕

Ecco perché non esisterà più il clima artico

Il superamento del punto di fusione può trasformarlo da una terra gelata in un'enorme spugna bagnata. E un nuovo studio dimostra che è soggetto ad un clima completamente diverso, tanto che gli scienziati parlano di "nuovo regime climatico artico"
2 minuti di lettura
Le temperature nell’Artico stanno aumentando ad un ritmo pari al doppio di quelle globali. Lungi dall’avere implicazioni solo a livello locale, l’aumento delle temperature nelle remote regioni polari ha conseguenze globali e un aumento di anche un solo grado centigrado può trasfigurare l’intero paesaggio. Il superamento della fatidica soglia del punto di fusione (0ºC) può trasformare l’Artico da una terra gelata in un'enorme spugna bagnata. A tale proposito, uno studio pubblicato su Nature Climate Change mostra come l'Artico sia soggetto ad un clima completamente diverso.
La nuova ricerca, portata avanti presso il National Center for Atmospheric Research (NCAR) in Boulder, Colorado, afferma che l'Artico si è riscaldato in modo così significativo che la variabilità da un anno all'altro si è spostata al di fuori dei limiti di qualsiasi fluttuazione del passato, segnalando la trans…
Le temperature nell’Artico stanno aumentando ad un ritmo pari al doppio di quelle globali. Lungi dall’avere implicazioni solo a livello locale, l’aumento delle temperature nelle remote regioni polari ha conseguenze globali e un aumento di anche un solo grado centigrado può trasfigurare l’intero paesaggio. Il superamento della fatidica soglia del punto di fusione (0ºC) può trasformare l’Artico da una terra gelata in un'enorme spugna bagnata. A tale proposito, uno studio pubblicato su Nature Climate Change mostra come l'Artico sia soggetto ad un clima completamente diverso.
La nuova ricerca, portata avanti presso il National Center for Atmospheric Research (NCAR) in Boulder, Colorado, afferma che l'Artico si è riscaldato in modo così significativo che la variabilità da un anno all'altro si è spostata al di fuori dei limiti di qualsiasi fluttuazione del passato, segnalando la transizione verso un "nuovo Regime climatico artico”.  "È un periodo di cambiamenti così rapidi che le osservazioni dei modelli meteorologici passati non mostrano più cosa ci si può aspettare il prossimo anno. L'Artico sta già entrando in un clima completamente diverso rispetto a pochi decenni fa", ha detto Laura Landrum, l'autrice principale dello studio. 
Per lo studio, Landrum e la co-autrice Marika Holland hanno utilizzato centinaia simulazioni tramite computer che hanno fuso con dati raccolti a terra. Ciò ha permesso di definire i confini climatici del "vecchio Artico” e quindi di identificare quando il riscaldamento causato dall'uomo spingerà l'Artico oltre quei limiti naturali e in un nuovo clima. Nello studio gli autori mostrano come l’estensione media del ghiaccio marino a Settembre - quando il ghiaccio raggiunge il suo minimo annuale – sia diminuita del 31% dal primo decennio dell'era satellitare (1979-88) e che verosimilmente non sarà possibile raggiungere i livelli della metà del secolo passato, anche se le temperature dovessero abbassarsi per qualche motivo (cosa davvero improbabile in futuro prossimo).
La perdita del ghiaccio marino riduce la quantità di energia solare che viene riflessa dal pianeta, sostituendo il brillante ghiaccio con lo scuro oceano. L’esposizione dell’oceano favorisce l’accumulo di calore ed è uno dei meccanismi che alimenta l’amplificazione artica, favorendo il surriscaldamento del polo rispetto al resto del pianeta. Secondo lo studio, anche le temperature in autunno e inverno saranno sufficientemente calde da far entrare l’Artico in un nuovo clima entro la metà di questo secolo. A questo poi va aggiunto che anche le precipitazioni cambieranno, con più pioggia invece che neve. Le proiezioni future sono state realizzate tramite cinque dei principali modelli climatici del mondo che fanno parte di un progetto di ricerca internazionale noto come Coupled Model Intercomparison Project 5 o CMIP5 e utilizzano uno scenario per le emissioni di gas serra noto come RCP 8.5 (Representative Concentration Pathways, RCP), che prevede un continuo aumento delle emissioni (come sta accadenndo oggi) senza tener conto dei potenziali tagli.
Tra I maggiori risultati (anche se tutti hanno il merito di essere presi in serissima considerazione) c’è quello secondo il quale l'Artico potrebbe iniziare a sperimentare condizioni in gran parte senza ghiaccio nei prossimi decenni, con diversi modelli che hanno indicato che l'Artico potrebbe diventare per lo più privo di ghiaccio per 3-10 mesi all'anno entro la fine del secolo. Per quel che riguarda le temperature, le autrici hanno scoperto che le temperature dell'aria sulle superfici oceaniche entreranno in un nuovo clima durante la prima metà di questo secolo, con temperature dell'aria sul riscaldamento della terra sostanzialmente più tardi nel secolo. 
Se le emissioni persistono ai livelli odierni, la pioggia (invece che neve) potrà cadere in qualsiasi mese dell'anno entro la fine del secolo. "È probabile che l'Artico sperimenterà estremi di ghiaccio marino, temperatura e precipitazioni che sono molto al di fuori di qualsiasi cosa che abbiamo sperimentato prima", ha detto Landrum. "Dobbiamo cambiare la nostra definizione di cosa sia il clima artico". Oppure dobbiamo cambiare come gestiamo il nostro pianeta e la nostra società.