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(reuters)

Quanto costa (al produttore) il vostro prossimo telefono

In genere va dal 39 al 42 per cento del prezzo finale. E oggi, dopo anni di crescita, si punta ai modelli medi per arginare il crollo verticale delle vendite. Ma i prezzi restano comunque alti, fino a tre volte il costo di produzione
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Il crollo è stato certificato a giugno da Gartner: meno 20,2 per cento nelle vendite di smartphone nel primo quadrimestre dell’anno e 20,4 per cento nel secondo. Che il settore non viaggi più alle velocità di un tempo è noto fin dal primo tonfo registrato a febbraio del 2018, quando l’’iPhone e i suoi cugini a corto di vere novità da offrire e sempre più simili gli uni agli altri. Ma stavolta il segno negativo va ben oltre: “La pandemia ha causato il peggior declino mai registrato nel mercato globale degli smartphone ", ha affermato Anshul Gupta, analista di Gartner. "I principali produttori sono stati duramente colpiti dalle chiusure temporanee delle loro fabbriche in Cina e dalla riduzione della spesa dei consumatori".
Un iPhone 12 

L’unica a salvarsi è stata Xiaomi, cresciuta di 1,4 per cento ad …
Il crollo è stato certificato a giugno da Gartner: meno 20,2 per cento nelle vendite di smartphone nel primo quadrimestre dell’anno e 20,4 per cento nel secondo. Che il settore non viaggi più alle velocità di un tempo è noto fin dal primo tonfo registrato a febbraio del 2018, quando l’’iPhone e i suoi cugini a corto di vere novità da offrire e sempre più simili gli uni agli altri. Ma stavolta il segno negativo va ben oltre: “La pandemia ha causato il peggior declino mai registrato nel mercato globale degli smartphone ", ha affermato Anshul Gupta, analista di Gartner. "I principali produttori sono stati duramente colpiti dalle chiusure temporanee delle loro fabbriche in Cina e dalla riduzione della spesa dei consumatori".
Un iPhone 12 

L’unica a salvarsi è stata Xiaomi, cresciuta di 1,4 per cento ad inizio anno e a suo modo anche Apple che ha registrato un declino dell’8,4 per cento, la sola fra le grandi a non aver visto uno scivolone a doppia cifra. Al secondo quadrimestre però anche Xiaomi è crollata, mentre Apple ha di fatto tenuto.

L'ultima tendenza. In attesa dei risultati della terza parte dell’anno, la nuova tendenza sembra essere quella di tentare di risollevare le vendite con modelli a più a buon mercato. E così mentre i marchi cinesi come Huawei o Oneplus hanno fatto a gara negli ultimi anni nell’alzare i prezzi inseguendo l’agenda di Apple, da qualche mese sta avvenendo il contrario. Tanto che viene da chiedersi quale sia alla fine il vero costo di produzione di un telefono.   

“C’è chi come Apple sta partendo da un segmento di fascia alta, quello degli smartphone di lusso da oltre mille euro, e ora punta alla fascia media e chi invece sta facendo il contrario, come molti marchi cinesi”, racconta Stefano Mosconi, romano, cofondatore della finlandese Jolla, un lungo trascorso alla Nokia e oggi vice presidente della Elisa Oy, primo operatore di telecomunicazioni ad Helsinki e dintorni. “Bisogna sempre ricordarsi che in ogni progetto, ogni nuovo modello, il prezzo è dato anche dal denaro investito nella promozione e nel marketing, che vale circa due terzi del budget complessivo”.

Quanto costa uno smartphone. In termini generali, il costo dei componenti di un telefono di fascia alta (bill of matirials, o Bom) va dal 39 al 42 per cento del prezzo finale. Quelli più cari, in ordine, sono: lo schermo, che si fa più caro in base all’ampiezza e alla maggiore risoluzione; la versione e la potenza del processore principale e di quello grafico; la qualità e la quantità di fotocamere posteriori e anteriori; la memoria. Su uno smartphone che ha un costo di produzione di 420 dollari, come il Samsung S10+ del 2019, questi quattro componenti valevano rispettivamente 86, 70, 56 e 50 dollari per un totale di 256 dollari. Poi, quando si può, si adottano soluzioni economiche per ridurre i costi come accaduto sul Note 20 Ultra dove il tradizionale sistema di raffreddamento dell’S20 è stato sostituito da uno alla grafite ben più dozzinale con il risultato che il telefono si surriscalda malgrado costi 1300 euro.
Il Samsung Galaxy Note 20 Ultra  

Apple non è da meno, anche se ha applicato politiche diverse. Il suo iPhone X del 2017, stando a Ihs Markit, aveva al suo interno componenti del valore di 370 dollari e un prezzo di lancio sul mercato che partiva dai mille dollari. L’anno dopo, per l’iPhone Xs Max nelle versione da 256Gb da 1250 dollari, i componenti valevano 443 dollari secondo iFixit. Arriviamo così all’iPhone 11 Pro Max, lanciato a 1449 dollari, con un valore complessivo di quel che conteneva di 490 dollari stando alla Nbc. In linea con l’iPhone 5 del 2012, che arrivò nei negozi a partire da 649 dollari con un prezzo alla produzione di appena 207 dollari, meno di un terzo.  Con la nuova linea, dall’iPhone 12 mini al 12 Pro Max, si dovrebbe partire invece dai 699 per arrivare ai 1100 dollari, prezzi che poi in Italia al solito saranno sensibilmente più alti. Non sappiamo ancora però quale siano i margini di guadagno per le quattro versioni, specie le più economiche, ma può funzionare come paragone uno dei primi modello “low cost” degli ultimi anni, l’iPhone Se del 2016. Fatto con componenti di un valore complessivo di 156 dollari, aveva un prezzo di 399 dollari, 509 euro in Italia.

Una sola eccezione. Fra i pochi marchi che hanno provato a praticare una via differente, proponendo modelli che in teoria potrebbero durare anche sei anni e molto facili da riparare, c’è la l’olandese Fairphone. Basa la sua relativa fortuna, 100mila telefoni venduti in Europa, grazie ad un’etica diversa che guarda alla sostenibilità. Per ora però resta una nicchia di mercato o meglio una rara eccezione.  
Il Fairphone 3+ smontato  
        
I margini più alti non sono della tecnologia. Non è una caratteristica del solo settore degli smartphone quella dei margini alti. Negli Stati Uniti ad esempio le assicurazioni del settore agricolo sono quelle che guadagnano di più con profitti lordi del 66 per cento, seguite dai leasing aziendali e dai prestiti bancari alle industrie. Il primo settore della tecnologia che incontriamo nella classifica di IbisWorld è al sesto posto, lo sviluppo del software, che ha un margine medio del 42 per cento. Al nono ci sono i social network con il 26 per cento.

Tanto per dare un metro di paragone, nel settore delle automobili il margine medio è di circa il 10 per cento, passando da poco più del tre per cento nei modelli economici fino al 25 per quelli più costosi. Va meglio il campo dell’abbigliamento dove i produttori arrivano di media al 45 per cento, avvicinandosi a quelli degli smartphone. Con i quali oggi condividono un crollo vertiginoso.