Saccoccia: "Così costruiremo il nostro villaggio sulla Luna"
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Marini Matteo
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di Marini Matteo
Intervista con il presidente dell’Agenzia spaziale italiana sul ruolo del nostro Paese nel programma americano Artemis. Dai moduli abitativi all’”internet” lunare, aziende e istituti di ricerca si propongono per volare assieme alla Nasa
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Le eccellenze italiane si mettono in fila per salire sul treno americano che porta alla Luna. Un workshop dell’Agenzia spaziale italiana ha presentato alcune delle idee, industriali e di ricerca scientifica, proposte o già in fase di sviluppo, per volare sul nostro satellite con il programma Artemis dell’Agenzia spaziale americana. I moduli abitativi per la stazione in orbita lunare, il Gateway, costruiti da Thales Alenia Space Italia a Torino, sono uno dei mattoni principali di questo “asse” Esa-Italia-Usa, assieme alla collaborazione per il lander che farà scendere i primi astronauti dopo quasi 60 anni. E potranno essere anche alla base della prima colonia sulla superficie lunare. Facciamo i punto con il presidente dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) Giorgio Saccoccia. https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/01/15/news/la_nuova_stazione_spaziale_quella_casa_europea_a_quat…!-->!-->
Le eccellenze italiane si mettono in fila per salire sul treno americano che porta alla Luna. Un workshop dell’Agenzia spaziale italiana ha presentato alcune delle idee, industriali e di ricerca scientifica, proposte o già in fase di sviluppo, per volare sul nostro satellite con il programma Artemis dell’Agenzia spaziale americana. I moduli abitativi per la stazione in orbita lunare, il Gateway, costruiti da Thales Alenia Space Italia a Torino, sono uno dei mattoni principali di questo “asse” Esa-Italia-Usa, assieme alla collaborazione per il lander che farà scendere i primi astronauti dopo quasi 60 anni. E potranno essere anche alla base della prima colonia sulla superficie lunare. Facciamo i punto con il presidente dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) Giorgio Saccoccia. https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/01/15/news/la_nuova_stazione_spaziale_quella_casa_europea_a_quattro_passi_dalla_luna-216637297/
Come si articola il contributo italiano al programma Artemis?
Vogliamo sfruttare al meglio ciò che abbiamo concretizzato durante i decenni con la Stazione spaziale internazionale, con un contributo non solo istituzionale ma anche come partner commerciali. I nostri punti di forza sono i moduli pressurizzati, il mattone essenziale di una architettura complessa. Saremo partner anche nel sistema di comunicazione Terra-Luna e con la stazione spaziale. Ma anche in altri settori dove collaborazione tra Italia e Stati Uniti può essere favorevole, per le infrastrutture di superficie, di utilizzo risorse. Sappiamo fare rover, trapani... In prima fila ci sono grandi realtà come Thales Alenia Space Italia (Tasi), specializzata nei moduli abitativi. E tante altre realtà più piccole. Thales Alenia Space Italia lavora con il coinvolgimento di una filiera molto ampia pmi e startup. È un elemento fondamentale che richiediamo. Per questo motivo abbiamo organizzato un workshop, per dare voce a tutti, per sottolineare il ruolo innovativo di piccoli e medi attori, una filiera complessa e completa in Italia. Ci sono anche soluzioni da fantascienza, come l'ibernazione. Oppure un'azienda che fa sedili e cinture di sicurezza per supercar. Addirittura chi fa design di cioccolatini.
Tutte soluzioni tecnicamente validissime proposte anche da chi lavora con l’intelligenza artificiale. Ragazzi giovani, è bello vederli crescere dopo il dottorato dare vita a una startup, con idee brillanti. Creeremo un luogo virtuale sul sito dell’Asi dove possano illustrare le loro idee. Sono per il 70 per cento aziende già coinvolte nella filiera dei moduli pressurizzati, dei lander e così via. Queste già stanno operando nel settore grazie all’iniziativa dell’Asi, dell’Esa e di Thales.
Si lavora anche per portare comunicazione e “internet” sulla Luna.
Argotec lavora a un progetto specifico, Argomoon (satellite per le comunicazioni lunari ndr), Poi ci sono ditte che lavorano con Tasi per realizzare i moduli come Halo, il primo elemento del Gateway. Altre contribuiranno alla cordata che ha vinto la gara per realizzare iHab, con l’Agenzia spaziale europea. Quali prospettive di ricaduta si intravedono nella ricerca per il programma Artemis, sia di quella tecnologica che per quella scientifica?
Non posso non pensare a 40 anni fa, al terremoto dell’Irpinia. Non lo dimenticherò mai, avevo parenti in Basilicata, ci vollero un paio di giorni di capire l'entità del disastro. Dopo 40 anni, abbiamo infrastrutture orbitanti, tecnologie spaziali che permettono di guidare un intervento di emergenza dopo secondi o minuti dall’evento. Significa salvare vite. Ora gestiamo le risorse della terra, basti pensare a quanto impariamo nel settore medico grazie alla tecnologia spaziale nel settore della diagnostica in remoto, quando non puoi raggiungere i pazienti, magari per pericolo di contagio. Vivere e mantenersi in isolamento non farà che spingere l’avanzamento tecnologico. Ci saranno ricadute in termini di coltivazioni mirate, di controllo e programmazione, dell’utilizzo di risorse in loco. I campi di applicazione sono veramente illimitati.
L'Italia è stata tra i primi Paesi a firmare gli accordi e, con il sottosegretario Fraccaro, ha firmato anche un agreement. Questo prelude anche ad accordi bilaterali con gli Usa senza la "mediazione" dell'Esa? Come?
È lo stesso “format” della Iss, ci sono elementi di questi programmi che richiedono tecnologie, ruoli che magari sono più sviluppati nelle nazioni che fanno parte dell’Esa. Noi ci proponiamo al meglio come capofila anche in altre aree. Per esempio, vale soprattutto dove la nostra industria si propone direttamente con moduli commerciali.
Su quali tecnologie?
Ci stiamo concentrando sugli shelter, i moduli abitativi pressurizzati, per elementi della base e delle architetture lunari. Ci proporremo a livello bilaterale per il network di telecomunicazioni lunari dalla Luna al Gateway e con la Terra.
Il Moon village sulla superficie della Luna?
Il Moon village sarà costituito da moduli abitativi dove operare, lavorare, riposarsi. Sono cose che facciamo bene grazie all’esperienza maturata con la Iss. All'inizio saranno elementi che già sappiamo sviluppare in tempi rapidi. L’idea è quella di trasportare tutto sulla superficie lunare, per creare queste architetture. Man mano evolveranno architetture più complesse, sarà importante l’innovazione e la capacità di deviare dallo standard.
Per esempio?
La cupola della Stazione spaziale internazionale, un contributo italiano unico. Speriamo di poter offrire questo tipo di elementi unici per architetture lunari. Gli accordi bilaterali Italia-Usa rappresentano il modo con cui potremmo portare un astronauta italiano sulla Luna?
Non è il primo obiettivo anche se ha molta visibilità. Prima ci sono la crescita tecnologica e scientifica, la possibilità di crescita dell’industria europea e italiana. Otterremo degli esperimenti, ore volo. Il fatto di contribuire con accordi bilaterali aumenterà la probabilità di vedere astronauti italiani, come sulla Iss, anche in ambito lunare. E per quanto riguarda la parte scientifica?
Ci sono molti istituti di ricerca interessati a questo nuovo ambiente: operare in orbita lunare e sulla superficie. Miriamo ad avere opportunità di fare scienza e vogliamo trovarci pronti. Quali sono i campi di interesse?
La superficie lunare ha una gravità differente rispetto alla Iss, ridotta ma non assente. Qui ci sono condizioni di aree di ricerca di tipo geologico, in situ, che ci aiuta a capire l’origine del sistema terrestre, fare attività osservazione astronomica, ricerca sulle radiazioni. Cose che non possiamo fare in orbita terrestre o sulla Terra. Il presidente eletto Biden ha dato molto risalto e priorità allo sforzo per il monitoraggio della terra e del climate change.
Biden ha dato segnali di apertura, di potenziamento dell’Osservazione della Terra, ed è un segnale di cura verso il Pianeta di cui siamo tutti contenti. Bene che sia così, era ora. La vera anomalia era che una potenza spaziale come gli Stati Uniti non avesse attenzione per questo aspetto. Abbiamo collaborazioni con gli Usa per l’osservazione della Terra, e contribuire meglio ai problemi ambientali e climatici.
L’obiettivo di riportare l’uomo sulla Luna, però, potrebbe slittare.
Sono scelte di priorità, ci sono accelerazioni e rallentamenti. A seconda del momento si punta su alcuni settori e meno su altri, perché le risorse non sono infinite. Può darsi che abbia un impatto temporale, ma penso che sarà più legato ad altri problemi come il Covid. Potrebbe non essere il 2024, una data che era uno statement politico, in qualche modo, Quello che ci interessa è che ci sia un programma guida che ci permetta di fare sviluppi tecnologici. Che sia 2024 o i 2025 non cambia molto. Cambierà qualcosa nei piani e nella collaborazione? Oppure è una strada avviata che sarà difficile fermare?
Il treno per la Luna è partito prima di Trump. Progetti di ampio respiro sono rincorse lunghe, come la Stazione spaziale internazionale. Riflettiamo su questo: per tornare sulla Luna non ci sarebbe bisogno di cose che stiamo progettando ora: il Gateway, o i moduli abitativi sulla superficie, oppure avere più progetti di lander. Fa tutto parte di un’architettura complessa e sostenibile dove ci vogliamo inserire. Il capo della Nasa, Jim Bridenstine, probabilmente lascerà l’incarico.
Bridenstine ha detto che è più logico che il nuovo amministratore della Nasa abbia un legame con la nuova amministrazione. A mio avviso è stato molto bravo e ha operato benissimo.