Aiuto, c'è un diavolo nel computer
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiI diavoli e la scienza sembrano realtà lontanissime tra loro. Invece in diversi casi scienziati e filosofi hanno fatto ricorso a entità – scherzosamente – demoniache per illustrare in modo efficace i problemi posti dalle loro teorie. Uno dei più noti è il “diavoletto di Maxwell”, esperimento mentale ideato dal fisico James Clerk Maxwell per mostrare come il secondo principio della termodinamica non sia del tutto inattaccabile: infatti un esserino capace di manipolare singole molecole di gas potrebbe violarlo. Questo e altri diavoletti sono raccontati dalla storica della scienza Jimena Canales, docente alla University of Illinois-Urbana Champaign, nel saggio Bedeviled: a shadow history of demons in science (Princeton University Press).
Come è iniziata la sua ricerca sui diavoletti scientifici?
Quando ho iniziato a leggere i più famosi articoli scientifi…
I diavoli e la scienza sembrano realtà lontanissime tra loro. Invece in diversi casi scienziati e filosofi hanno fatto ricorso a entità – scherzosamente – demoniache per illustrare in modo efficace i problemi posti dalle loro teorie. Uno dei più noti è il “diavoletto di Maxwell”, esperimento mentale ideato dal fisico James Clerk Maxwell per mostrare come il secondo principio della termodinamica non sia del tutto inattaccabile: infatti un esserino capace di manipolare singole molecole di gas potrebbe violarlo. Questo e altri diavoletti sono raccontati dalla storica della scienza Jimena Canales, docente alla University of Illinois-Urbana Champaign, nel saggio Bedeviled: a shadow history of demons in science (Princeton University Press).
Come è iniziata la sua ricerca sui diavoletti scientifici?
Quando ho iniziato a leggere i più famosi articoli scientifici della storia, mi ha colpito notare quanti scienziati di spicco avessero usato il termine "demone". Usavano quest'etichetta quando pensavano a dei buchi nelle loro teorie, e si rivolgevano a questi "demoni" per spiegare ciò che non andava e per spingere il loro lavoro in entusiasmanti direzioni future. Siamo così abituati a pensare che la conoscenza scientifica sia diametralmente opposta alle credenze folcloristiche o religiose. Eppure la stessa parola, “demone”, operava in entrambi i regni. Quando ho descritto per la prima volta il mio progetto ai miei colleghi accademici, alcuni hanno pensato che stessi leggendo troppo in questo termine. Ma più seguivo l'uso della parola stessa nella scienza, più mi diventava chiaro che era la chiave per comprendere la forma che la scienza e la tecnologia hanno assunto nel corso dei secoli. Così mi è venuto in mente che qualcuno doveva scrivere una moderna “demonologia” per l'età della ragione.
Il primo “diavoletto” che lei racconta è quello immaginato da Cartesio…
Comparve per la prima volta nel 1641 quando Cartesio usò il termine latino malignum genium per descrivere una creatura che poteva rimuovere il mondo che si trovava davanti a te e fornirti una realtà alternativa. Ricordandoci che tutto ciò che percepiamo potrebbe essere una menzogna, o il brutto scherzo di un'intelligenza superiore alla nostra, la creazione di Cartesio ha piantato il seme del dubbio nelle nostre menti e ci ha motivato a comprendere meglio l'imperfezione dei nostri sensi e a sfruttare il potere della ragione pura. Grazie a lui, lo scetticismo e il dubbio sono diventati gli strumenti più potenti della scoperta scientifica. Ma – come si dice - è un doppio piacere ingannare l'ingannatore. Così questo demone ha anche motivato i ricercatori a trovare modi sempre più perfetti di imitare la realtà per ingannare gli altri. Oggi, da questo punto di vista, il demone di Cartesio è il beniamino della realtà virtuale, della pubblicità, delle fake news. Alcune delle innovazioni dietro le tecnologie di videoconferenza diventate così importanti durante questa pandemia sono state sviluppate riferendosi a un potere che ricorda quello del demone di Cartesio: mettere realtà alternative direttamente nei nostri occhi.
Il secondo protagonista del libro è l’onnisciente demone di Laplace…
Lui, che in realtà è stato descritto per la prima volta come una lei, è stato determinante nella creazione dei computer. Nominata per la prima volta "une intelligence" dall'astronomo francese Pierre-Simon Laplace, prima di essere etichettata come “demone” in seguito, è nata all'epoca della Rivoluzione Francese. I suoi poteri erano formidabili: conoscendo l'esatta configurazione atomica dello stato attuale della natura e sottoponendo i dati all'analisi, poteva sapere tutto, compreso tutto ciò che è venuto prima e tutto ciò che stava per accadere dopo. Si immaginava che questa creatura possedesse una documentazione perfetta di tutta la storia. La sua esistenza era strettamente legata al determinismo, all'idea di una "formula universale" capace di descrivere l'universo nella sua interezza. E il matematico Charles Babbage si ispirò proprio alla creatura di Laplace per costruire uno dei primi computer del mondo.
E così arriviamo al tratto comune tra i due diavoletti: l’essere stati precursori dei computer.
I computer di casa di oggi sono stati sviluppati da scienziati che hanno condotto indagini su questi “demoni” immaginati da Cartesio e Laplace. Come tali, queste macchine sono in parte macchine di "realtà virtuale" di intrattenimento, in parte calcolatrici potenti e in parte strumenti attraverso i quali cambiamo e ci adattiamo al nostro ambiente attraverso dispositivi di input e output. Una parte interessante dello studio della “demonologia della scienza” consiste nel vedere come queste creature immaginarie si mescolano tra loro per formare alcune delle più entusiasmanti innovazioni tecnologiche dei nostri tempi.
Quindi queste entità, per quanto del tutto immaginarie, sono servite a cambiare il mondo.
I demoni studiati dagli scienziati, in tutte le loro forme e sembianze, condividevano una qualità costante: erano guide immaginarie per il pensiero, utilizzate nei tentativi degli scienziati di scoprire nuove meraviglie tecnologiche che potevano cambiare le nostre condizioni di vita, nel bene e nel male. I riferimenti a queste creature facevano ancora parte della lunga ricerca dell'eudemonia, il termine greco antico per "la vita buona" - che non a caso, combina il prefisso eu-, per "bene", con la parola “demonia”. Come storica della scienza, mi sono convinta che i racconti del nostro mondo moderno e tecnologico, se privi del ruolo del nostro mondo sotterraneo immaginario, sarebbero mezzi vuoti.
Ma perché gli scienziati sentivano il bisogno di antropomorfizzare (o meglio, demonizzare) alcune entità o regole fisiche per spiegare meglio le loro teorie?
Una risposta diventa più chiara, credo, quando si chiede il contrario. E allora domando: perché la scienza dipende così tanto da entità astratte come i numeri o i concetti? Come si ricollegano queste astrazioni al mondo delle sensazioni e alle questioni che ci riguardano in modo più generale? Mentre siamo abituati a pensare agli scienziati come a degli esperti nell'uso delle entità astratte, abbiamo trascurato il modo in cui gli scienziati completano questo lavoro utilizzando immagini concrete che sono colorate, evocative, a volte spaventose e spesso molto divertenti. Come i diavoletti.
Quanto è importante l’immaginazione nella scienza?
Quando pensiamo che la qualità centrale degli esseri umani sia la capacità di creare strumenti – da Homo faber - dobbiamo ammettere che gli uomini non possono comandare completamente gli strumenti che creano. Se invece concepiamo gli uomini in termini di capacità di pensare - Homo sapiens - è anche evidente che non sempre hanno il pieno controllo della propria mente. L’Homo imaginans, invece, può fare molto di più. Studiando gli umani - scienziati in particolare - in termini del loro potere di immaginare, la mia speranza è che possiamo trovare il modo di immaginare di più e di immaginare mondi migliori.