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Poveri insetti, gli "ultimi" del regno animale

Rispetto agli interventi di conservazione di mammiferi e uccelli, gli invertebrati in Europa sono finanziati sei volte meno. I soldi stanziati per orso e lupo, da soli, fanno la metà di quelli su tutti gli insetti. Ecco uno studio del Cnr
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Il biologo americano Edward O. Wilson li aveva definiti quei piccoli esseri che fanno girare il mondo (the little things that run the world). Ma nel regno animale gli insetti sono gli ultimi, una sorta di sottoproletariato della fauna selvatica. Ragni e formiche, si sa, non sono molto carismatici anche se api e farfalle negli ultimi anni hanno guadagnato punti in termini di popolarità. Per tutte le altre specie sono decenni di vacche magre.

Rispetto agli interventi di conservazione di mammiferi e uccelli, gli invertebrati in Europa sono finanziati sei volte meno. I soldi stanziati per orso e lupo, da soli, fanno la metà di quelli su tutti gli insetti. Scarso sex-appeal e zero empatia hanno condotto questa grande famiglia animale sull'orlo dell'estinzione.

Secondo uno studio coordinato dal Cnr e pubblicato sulla rivista internazionale Proceedings of the Royal Society B (https://doi.org/10.1098/rspb.2020.2166) i budget dei progetti Life, la più importante …

Il biologo americano Edward O. Wilson li aveva definiti quei piccoli esseri che fanno girare il mondo (the little things that run the world). Ma nel regno animale gli insetti sono gli ultimi, una sorta di sottoproletariato della fauna selvatica. Ragni e formiche, si sa, non sono molto carismatici anche se api e farfalle negli ultimi anni hanno guadagnato punti in termini di popolarità. Per tutte le altre specie sono decenni di vacche magre.

Rispetto agli interventi di conservazione di mammiferi e uccelli, gli invertebrati in Europa sono finanziati sei volte meno. I soldi stanziati per orso e lupo, da soli, fanno la metà di quelli su tutti gli insetti. Scarso sex-appeal e zero empatia hanno condotto questa grande famiglia animale sull'orlo dell'estinzione.

Secondo uno studio coordinato dal Cnr e pubblicato sulla rivista internazionale Proceedings of the Royal Society B (https://doi.org/10.1098/rspb.2020.2166) i budget dei progetti Life, la più importante di misura di intervento europea sulla conservazione della biodiversità, hanno penalizzato queste specie. Dal 1992 al 2018 gli invertebrati hanno ricevuto finanziamenti europei per circa 150 milioni di euro contro quasi un miliardo destinato ai colleghi vertebrati e in particolare a mammiferi e uccelli che hanno monopolizzato tre quarti delle risorse. In tutto, l'investimento sulla singole specie di mammiferi è stato quasi cinquecento volte maggiore di quello sugli insetti. Dati che emergono alla vigilia della pianificazione della strategia europea per la biodiversità per il prossimo decennio con cui dovrebbero essere stanziati  20 miliardi di euro  per proteggere il 30 per cento della superfici naturali del Vecchio Continente. "Noi tutti siamo più sensibili ai problemi di conservazione dei grandi mammiferi che sentiamo più vicini a noi anche perché hanno modalità espressive più simili alle nostre ed evocano più facilmente risposte empatiche", spiega Simona Bonelli, docente di Zoologia e Conservazione degli Invertebrati all’Università di Torino e coordinatore nazionale del progetto EU Butterfly Monitoring Scheme (https://www.lepidoptera.life/). "Ma si tratta di una sproporzione, come dimostrano i numeri. Gli scienziati hanno descritto un milione e mezzo di specie di invertebrati, che equivalgono all’80 per cento dei viventi sulla Terra, 310mila specie vegetali, il 17 per cento dei viventi e 62mila specie di vertebrati, il restante 3 per cento dei viventi. - prosegue - Gli invertebrati sono così numerosi e piccoli che richiedono monitoraggi e studi che non possono essere condotti senza investimenti di una certa dimensione. Senza un intervento deciso rischiamo di perdere una parte cospicua di biodiversità senza nemmeno averla descritta e compresa, compromettendo così il funzionamento degli ecosistemi e la nostra stessa sopravvivenza sul pianeta".

Già, perché gli insetti sono una delle spine dorsali della natura e della vita. Quelli del suolo ad esempio riciclano la materia organica e rendono fertili i terreni, quelli che si nutrono di nettare sono responsabili dell’impollinazione del 78 per cento delle piante selvatiche e dell'84 per cento di quelle che si coltivano in agricoltura. "Dobbiamo considerare gli invertebrati per il loro ruolo negli ecosistemi ma gli invertebrati hanno anche un valore economico perché producono miele, seta, coloranti, biomolecole utili in medicina - prosegue la zoologa dell'Università di Torino - Sono limitatori naturali delle specie parassite dei nostri coltivi e sono considerati un’importante fonte proteica per il futuro. Ad alcuni, pochi, è universalmente riconosciuto un valore estetico e ricreativo capace anche di generare un indotto, come le strutture di ricezione turistica dedicate all’osservazione delle farfalle monarca".

Damigella mercurio 

Si chiude un occhio quando questi animali sono utili nei campi coltivati, come coccinelle e lombrichi per la viticoltura, o aiutano a contenere le invasioni di altri insetti dannosi alle coltivazioni come nel caso della vespa samurai, antagonista naturale della temuta cimice asiatica. La Strategia europea per la biodiversità 2030, il documento pubblicato lo scorso maggio che indirizza le politiche e le risorse per la conservazione della natura nel prossimo decennio, ha espressamente richiesto di destinare una parte degli investimenti agli insetti impollinatori suggerendo diverse azioni da intraprendere. "È la prima volta che degli invertebrati vengono considerati come priorità. Almeno api, bombi, farfalle, falene e altri insetti sono al centro dell’attenzione dell'Unione europea che ha lanciato nel 2018 la Pollinator Initiativ. - conclude Bonelli - L’iniziativa si è aperta con un sondaggio pubblico e, non senza sorpresa, il 94 per cento delle persone interpellate ha risposto che ritiene allarmante il declino degli impollinatori".

Uno dei progetti europei di conservazione degli invertebrati più importanti in Italia è Life Eremita, grazie a cui si proteggono quattro specie di insetti presenti in Emilia-Romagna e in forte declino in tutta Europa a causa della progressiva riduzione dei loro habitat. Due di esse, lo scarabeo eremita odoroso e la rosalia alpina, sono coleotteri del legno legati alla vita degli alberi mentre le altre due sono di ambiente acquatico: il ditisco a due fasce e la damigella di Mercurio italiana.