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Come liberarsi dai cattivi pensieri

Uno studio pubblicato su Nature Communication da due psicologi americani spiega le modalità per rimuovere un ricordo spiacevole. E con un po' di buona volontà potremo anche scacciare il ricordo del partner con cui ci si è lasciati in malo modo
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Come rimuovere i ricordi spiacevoli, come ad esempio  quelli che coinvolgono i partner con cui ci si è lasciati in malo modo, o comunque come scacciare un pensiero invadente che sottrae preziose risorse al cervello? Uno studio pubblicato su Nature Communications da due psicologi americani analizza i tre principali sistemi per scacciare un qualsiasi pensiero: rimpiazzarlo con un altro, sopprimerlo attivamente, oppure liberare la mente con la meditazione. Trovando che la soppressione attiva è il sistema che riesce a eradicare in modo più convincente il pensiero da rimuovere.

“Abbiamo chiesto a 60 volontari di pensare a delle celebrità, come Barack Obama. E poi abbiamo suggerito tre metodi per rimuovere il pensiero”, spiega Marie Banich, docente di psicologia e neuroscienze alla University of Colorado, coautrice dello studio. “Il primo test richiedeva, dopo aver visto l’immagine di un politico, di rimpiazzare il pensiero di quella…
Come rimuovere i ricordi spiacevoli, come ad esempio  quelli che coinvolgono i partner con cui ci si è lasciati in malo modo, o comunque come scacciare un pensiero invadente che sottrae preziose risorse al cervello? Uno studio pubblicato su Nature Communications da due psicologi americani analizza i tre principali sistemi per scacciare un qualsiasi pensiero: rimpiazzarlo con un altro, sopprimerlo attivamente, oppure liberare la mente con la meditazione. Trovando che la soppressione attiva è il sistema che riesce a eradicare in modo più convincente il pensiero da rimuovere.

“Abbiamo chiesto a 60 volontari di pensare a delle celebrità, come Barack Obama. E poi abbiamo suggerito tre metodi per rimuovere il pensiero”, spiega Marie Banich, docente di psicologia e neuroscienze alla University of Colorado, coautrice dello studio. “Il primo test richiedeva, dopo aver visto l’immagine di un politico, di rimpiazzare il pensiero di quella persona con il pensiero di un frutto. Il secondo test invece consisteva nello sforzarsi di smettere di pensare a quel politico. E il terzo test invece richiedeva di svuotare completamente la mente da ogni pensiero”. La novità di questo studio è che i soggetti dell’esperimento durante i test erano sottoposti a risonanza magnetica funzionale: “Così abbiamo potuto osservare oggettivamente ciò che succedeva nel loro cervello”, spiega Banich.

La risonanza magnetica ha permesso di registrare gli schemi di attività cerebrale che, in modo diverso per ciascuna persona, caratterizzavano un certo pensiero, come ad esempio “Barack Obama”. Un programma di machine learning analizzava in tempo reale le varie scansioni dell’attività cerebrale e teneva traccia di ciò che succedeva al pensiero da scacciare. “Se stai pensando a Obama e io ti chiedo di rimpiazzare quel pensiero con il pensiero di un grappolo d’uva, quello che vediamo sui nostri monitor è che lo schema di attività cerebrale caratteristico di quando pensi a Obama inizia a degradarsi, mentre prende forza lo schema cerebrale che sappiamo corrispondere – nel tuo cervello – al pensiero di un grappolo d’uva”, spiega Marie Banich. “La cosa più interessante l’abbiamo vista quando abbiamo chiesto ai soggetti di sopprimere attivamente un pensiero: in questo caso, a differenza degli altri, il pattern di attività cerebrale caratteristico del pensiero da rimuovere rimane inizialmente ben presente nel cervello – in fondo per sopprimere un pensiero dobbiamo innanzitutto tenere presente ciò che desideriamo sopprimere: se qualcuno ci dice “Non pensare a un elefante” è impossibile non visualizzare all’istante l’immagine di un pachiderma – e solo dopo un periodo di tempo più lungo che negli altri due casi il pensiero risulta effettivamente scacciato. Nel caso della soppressione attiva, la rimozione sembra più definitiva rispetto a ciò che si vede negli altri due casi, ovvero il rimpiazzo del pensiero con un altro e la meditazione che svuota la mente”.

Se la soppressione attiva è il sistema per liberarsi di un pensiero in modo più duraturo, il sistema più veloce è un altro: “È il rimpiazzo con un altro pensiero” spiega Banich. “Quindi se devo eseguire un compito che richiede molta concentrazione e ho un pensiero intrusivo che potrebbe ostacolarmi, se lo rimpiazzo con un altro pensiero più innocuo posso migliorare la mia “memoria di lavoro”. Si chiama così quella componente della memoria a breve termine che ci serve per tenere in mente più cose contemporaneamente ed è indispensabile, ad esempio, per fare dei calcoli”. “La nostra memoria di lavoro può gestire non più di 4-7 concetti in uno stesso momento” sottolinea Banich. “Quindi scacciare i pensieri intrusivi può aiutarci ad essere più efficienti e produttivi”.

Questo tipo di studi potrebbe aiutare gli psicoterapeuti nella cura di certe tipologie di pazienti. “C’è una varietà di disturbi dove non ci si riesce a liberare di certi pensieri”, spiega Banich. “Ad esempio uno schizofrenico può pensare “i servizi segreti mi seguono o cercano di leggere la mia mente”, oppure chi ha un disturbo ossessivo-compulsivo può pensare di continuo che se non si lava le mani verrà contagiato dai germi e si ammalerà. Invece i depressi tendono ad occupare la loro mente con pensieri negativi, specialmente riferiti al passato, e li rievocano come se stessero guardando un film. È importante cercare di trovare strategie che possano aiutare tutte queste persone – strategie calibrate sul tipo specifico di disturbo – ad affrancarsi dai pensieri che danneggiano e impediscono di vivere in modo pieno e autonomo”.

Al di là dei disturbi mentali veri e propri, chi è semplicemente definibile come un cuore infranto potrà trovare utili i consigli degli autori dello studio per liberarsi del pensiero dell’ex. “Premesso che non abbiamo un “metodo in 5 passi per dimenticarti dell’ex”, possiamo però dire che tentare semplicemente di ignorare quel pensiero, oppure di rimpiazzarlo col pensiero di un’altra persona che ci interessa, non risolverà il problema”, spiega Jarrod Lewis-Peacock, docente di neuroscienze cognitive alla University of Texas. “Bisognerebbe invece cercare di affrontare i ricordi che coinvolgono l’ex, recuperarli dalla memoria per cercare di cambiarli e vederli sotto una nuova luce, non più tormentosa. E’ una strategia che si usa nella terapia cognitivo-comportamentale: si chiama desensibilizzazione sistematica”.