"Ladri e ricattatori, vi spiego il senso dei macachi per gli affari"
di Anna Lisa Bonfranceschi , di Anna Lisa BonfranceschiRubano oggetti di valore e li barattano solo quando ricevono in cambio una ricompensa che reputano adeguata. Un comportamento probabilmente appreso, in una sorta di tradizione. Così alcuni primati di Bali mostrano di saperne più di quanto creduto in fatto di economia. Ci spiega il loro comportamento Elsa Addessi, ricercatrice del Cnr
Un misto di tradizione e apprendimento. E perché no, di furbizia. C'è tutto questo nel comportamento dei macachi del tempio induista di Uluwatu arroccato sul mare, nell'isola di Bali: ladri provetti, soprattutto i più anziani del gruppo, capaci di sfilare oggetti preziosi dai turisti e di riconsegnarli sono dopo aver concordato un'appropriata ricompensa. Un comportamento curioso, monitorato da tempo in realtà, e del tutto spontaneo, conferma oggi il team di ricercatori guidati da Jean-Baptiste Leca della University of Lethbridge (Canada), da anni tra gli attenti osservatori di questi macachi, sulle pagine di Philosophical Transactions of he Royal Society B, in un numero speciale della rivista dedicato ai comportamenti economici tra i primati non umani. Perché non c'è dubbio che quello mostrato da quei macachi sia un comportamento economico, acquisito come una sorta di tradizione al pari di altri curiosi comportamenti osservati …
Un misto di tradizione e apprendimento. E perché no, di furbizia. C'è tutto questo nel comportamento dei macachi del tempio induista di Uluwatu arroccato sul mare, nell'isola di Bali: ladri provetti, soprattutto i più anziani del gruppo, capaci di sfilare oggetti preziosi dai turisti e di riconsegnarli sono dopo aver concordato un'appropriata ricompensa. Un comportamento curioso, monitorato da tempo in realtà, e del tutto spontaneo, conferma oggi il team di ricercatori guidati da Jean-Baptiste Leca della University of Lethbridge (Canada), da anni tra gli attenti osservatori di questi macachi, sulle pagine di Philosophical Transactions of he Royal Society B, in un numero speciale della rivista dedicato ai comportamenti economici tra i primati non umani. Perché non c'è dubbio che quello mostrato da quei macachi sia un comportamento economico, acquisito come una sorta di tradizione al pari di altri curiosi comportamenti osservati nei primati, racconta a Repubblica Elsa Addessi, ricercatrice dell'Istituto di Scienze e tecnologie della cognizione del CNR, esperta del campo che ha curato lo speciale e la sua introduzione.
“I primati non umani sono gli animali più vicini a noi per ricercare l'origine evolutiva di alcuni comportamenti umani, come quelli che regolano i rapporti economici – spiega Addessi – senza escludere per questo che comportamenti simili possano trovarsi anche in altri animali”. Così, da qualche tempo, è ormai chiaro che i primati mostrano comportamenti economici, per lo meno appresi, in cattività. I macachi di Uluwatu (Macaca fascicularis), invece, sembrano capaci di questi comportamenti spontaneamente, ma non solo. Questo infatti è quanto hanno riportato dai ricercatori dopo aver osservato le azioni di questa popolazione di animali abituati alla presenza umana, senza però che gli stessi scienziati interagissero con loro.
“Come tanti altri primati quelli di Bali dello studio rubano oggetti ai turisti, ma questi in particolare hanno imparato a scambiare gli oggetti sfilati dai turisti per avere in cambio del cibo e lo hanno fatto spontaneamente – commenta Adessi – e cosa ancor più notevole rubano e scambiano gli oggetti in maniera selettiva”. Cosa significa? Che anche ai loro occhi una macchinetta fotografica è diversa da un paio di ciabatte, continua la ricercatrice: “Non solo sembrano rubare oggetti di maggior valore, ma quando si avvicinano al personale del tempio per scambiare del cibo in cambio del bottino, aspettano che venga loro offerto il cibo preferito. Non si accontentano, è come se attribuissero valore a ciò che hanno”. In altre parole, come scrive il team di Leca, è come se i macachi con il loro comportamento cercassero di massimizzare la ricompensa per quello che possono aggiudicarsi in cambio. Contrattano e scelgono. Un comportamento del tutto aderente ai principi economici, va avanti Addessi, che si mostra più negli adulti che nei giovani. E probabilmente non a caso.
Come raccontano i ricercatori, infatti, si tratta di un comportamento che deve in qualche modo essere appreso, prima di venir replicato, che presuppone un qualche tipo di conoscenza legato all'esperienza, tanto che i macachi più anziani sono anche quelli che in genere acciuffano oggetti di maggior valore. “Questa pratica spontanea, popolazione specifica, prevalente, cross-generazionale, appresa e socialmente influenzata potrebbe essere il primo esempio di una economia simbolica culturalmente mantenuta in animali liberi”, scrivono in merito gli autori. Quasi una forma di tradizione specifica, aggiunge la ricercatrice del CNR: “Questo comportamento, a oggi, sappiamo essere presente in questa popolazione di macachi ma non in altre, dove magari le condizioni ecologiche sono le stesse”. D'altronde non sorprende del tutto: sono noti i casi di scimpanzé, per esempio, che usano sassi per rompere delle noci, e altri no, pur trovandosi in condizioni ecologiche simili, ricorda la ricercatrice. L'ipotesi, riprende Addessi, è che magari tutto sia cominciato osservando le azioni di un macaco a suo tempo innovatore, e che poi sia stato replicato. “Sapevamo che i primati in cattività sono abili nello scambiarsi token, che comprendono il valore degli oggetti, lo ricordano e mostrano piccole abilità aritmetiche, ma quanto osservato dal team di Leca sembra essere emerso in maniera del tutto spontanea, è diventata una loro tradizione, ed è questo a renderlo interessante”.
“I primati non umani sono gli animali più vicini a noi per ricercare l'origine evolutiva di alcuni comportamenti umani, come quelli che regolano i rapporti economici – spiega Addessi – senza escludere per questo che comportamenti simili possano trovarsi anche in altri animali”. Così, da qualche tempo, è ormai chiaro che i primati mostrano comportamenti economici, per lo meno appresi, in cattività. I macachi di Uluwatu (Macaca fascicularis), invece, sembrano capaci di questi comportamenti spontaneamente, ma non solo. Questo infatti è quanto hanno riportato dai ricercatori dopo aver osservato le azioni di questa popolazione di animali abituati alla presenza umana, senza però che gli stessi scienziati interagissero con loro.
“Come tanti altri primati quelli di Bali dello studio rubano oggetti ai turisti, ma questi in particolare hanno imparato a scambiare gli oggetti sfilati dai turisti per avere in cambio del cibo e lo hanno fatto spontaneamente – commenta Adessi – e cosa ancor più notevole rubano e scambiano gli oggetti in maniera selettiva”. Cosa significa? Che anche ai loro occhi una macchinetta fotografica è diversa da un paio di ciabatte, continua la ricercatrice: “Non solo sembrano rubare oggetti di maggior valore, ma quando si avvicinano al personale del tempio per scambiare del cibo in cambio del bottino, aspettano che venga loro offerto il cibo preferito. Non si accontentano, è come se attribuissero valore a ciò che hanno”. In altre parole, come scrive il team di Leca, è come se i macachi con il loro comportamento cercassero di massimizzare la ricompensa per quello che possono aggiudicarsi in cambio. Contrattano e scelgono. Un comportamento del tutto aderente ai principi economici, va avanti Addessi, che si mostra più negli adulti che nei giovani. E probabilmente non a caso.
Come raccontano i ricercatori, infatti, si tratta di un comportamento che deve in qualche modo essere appreso, prima di venir replicato, che presuppone un qualche tipo di conoscenza legato all'esperienza, tanto che i macachi più anziani sono anche quelli che in genere acciuffano oggetti di maggior valore. “Questa pratica spontanea, popolazione specifica, prevalente, cross-generazionale, appresa e socialmente influenzata potrebbe essere il primo esempio di una economia simbolica culturalmente mantenuta in animali liberi”, scrivono in merito gli autori. Quasi una forma di tradizione specifica, aggiunge la ricercatrice del CNR: “Questo comportamento, a oggi, sappiamo essere presente in questa popolazione di macachi ma non in altre, dove magari le condizioni ecologiche sono le stesse”. D'altronde non sorprende del tutto: sono noti i casi di scimpanzé, per esempio, che usano sassi per rompere delle noci, e altri no, pur trovandosi in condizioni ecologiche simili, ricorda la ricercatrice. L'ipotesi, riprende Addessi, è che magari tutto sia cominciato osservando le azioni di un macaco a suo tempo innovatore, e che poi sia stato replicato. “Sapevamo che i primati in cattività sono abili nello scambiarsi token, che comprendono il valore degli oggetti, lo ricordano e mostrano piccole abilità aritmetiche, ma quanto osservato dal team di Leca sembra essere emerso in maniera del tutto spontanea, è diventata una loro tradizione, ed è questo a renderlo interessante”.