Da Giacarta a Venezia, ecco come la terra si sta abbassando. Il rischio? Le inondazioni
di
Matteo Marini
,
di Matteo Marini
Il fenomeno della subsidenza. Uno studio al quale hanno partecipato ricercatori dell’Università di Padova e del Cnr (e pubblicato su Science) ha stimato la suscettibilità e il rischio per l’abbassamento del suolo dovuto all’estrazione di acqua dalle falde. Sulla costa adriatica la piaga è quella del sale marino che insidia le colture
5 minuti di lettura
Prosciugare le falde acquifere è un po’ come spremere il tubetto di un dentifricio. Rimettere dentro la pasta non si può e il processo, oltre certi limiti, è irreversibile. Al suo posto resta un involucro vuoto e deformato. Così accade anche con il terreno. Quando si estrae acqua dalla porosità del sottosuolo, questo tende a comprimersi e abbassarsi. È un problema che interessa tutto il mondo ma in Europa è la Pianura Padana la “regione rossa”. In uno studio pubblicato sulla rivista Science, coordinato dal Servizio Geologico Spagnolo con la partecipazione dell'Università di Padova e degli Istituti del Consiglio nazionale delle ricerche per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) e di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg), per la prima volta una mappa inquadra il problema globale della subsidenza, inserita nel suo contesto economico, sociale e legato ai cambiamenti climatici nelle diverse zone del Pianeta.
Prosciugare le falde acquifere è un po’ come spremere il tubetto di un dentifricio. Rimettere dentro la pasta non si può e il processo, oltre certi limiti, è irreversibile. Al suo posto resta un involucro vuoto e deformato. Così accade anche con il terreno. Quando si estrae acqua dalla porosità del sottosuolo, questo tende a comprimersi e abbassarsi. È un problema che interessa tutto il mondo ma in Europa è la Pianura Padana la “regione rossa”. In uno studio pubblicato sulla rivista Science, coordinato dal Servizio Geologico Spagnolo con la partecipazione dell'Università di Padova e degli Istituti del Consiglio nazionale delle ricerche per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) e di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg), per la prima volta una mappa inquadra il problema globale della subsidenza, inserita nel suo contesto economico, sociale e legato ai cambiamenti climatici nelle diverse zone del Pianeta.
La suscettibilità alla subsidenza in Europa. La Pianura Padana è la zona con più criticità
Ma la subsidenza può anche ridurre in modo permanente la capacità di immagazzinamento d’acqua dei sistemi acquiferi, danneggiare edifici e infrastrutture, aumentare il rischio di inondazione nelle aree alluvionali e nelle pianure costiere e aggravare anche altri tipi di criticità, per esempio in Italia, con l’intrusione di acqua salata marina che penetra nelle falde più vicine alle coste.
Il fenomeno della subsidenza può avere diverse cause, anche naturali. Ma quella antropica, che innesca l’abbassamento del suolo in corrispondenza dello sfruttamento di risorse come acqua, gas e petrolio, è sotto osservazione per le sue conseguenze, soprattutto quando sono interessate regioni che si affacciano sul mare. Lo studio pone l’attenzione sul problema idrico: “La causa dell’abbassamento del terreno è l’estrazione di fluidi dal sottosuolo - spiega a Repubblica Pietro Teatini, professore all’Università di Padova, dipartimento Icea di ingegneria civile, edile e ambientale - è un problema su scala mondiale, avviene ovunque, e continuerà ad avere effetti su scala mondiale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove per cause economiche non esistono leggi per una vera pianificazione urbanistica e per lo sfruttamento sostenibile delle risorse. L’acqua si è costretti a prenderla dal sottosuolo con i pozzi, la pressione diminuisce e il peso del terreno non è più supportato dall’acqua in pressione nei pori del terreno, che si compatta abbassando la superficie”. Il lungomare del distretto di Pluit a Jakarta, in Indonesia, situato alcuni metri sotto il livello del mare e protetto da un muro di cemento che deve essere rialzato con frequenza di qualche anno per contrastare la subsidenza (foto:Pietro Teatini)
Da Giacarta a Venezia
Le mappe realizzate dai ricercatori sono mosaici di tessere colorate. Una riguarda il rischio, cioè l’impatto che la subsidenza potrebbe avere sul territorio, l’altra ne stima la suscettibilità, cioè la possibilità che la subsidenza abbia luogo quando le falde acquifere vengono sfruttate. Dove tende al rosso i valori di rischio e la suscettibilità del fenomeno aumentano. L’attenzione è soprattutto per le grandi aree urbane, industriali o agricole situate sulle coste: “L’entità dell’abbassamento non è l’unico problema: ci sono città che stanno subendo abbassamenti molto grandi come Giacarta o Città del Messico, parliamo di 15-20 centimetri all’anno, fino a una decina di metri nel corso di decenni, sono valori giganteschi - aggiunge Teatini, che è anche presidente del LaSii, l’iniziativa Unesco che si occupa proprio del problema della subsidenza – ma casi diversi come Venezia dove l’estrazione d’acqua, ora bloccata ma attiva fino agli anni ’70, ha abbassato la città solamente di qualche millimetro all'anno, per un totale di una decina di centimetri che, uniti all’innalzamento del livello del mare, sono stati sufficienti a provare i danni ben noti al centro storico”.
La “zona rossa” più suscettibile alla subsidenza in Italia è la Pianura Padana. Dalla costa adriatica fino al Piemonte. Anche se non esiste un allarme: “In Italia la situazione non è particolarmente grave come a Jakarta o Città del Messico ma va costantemente tenuta monitorata - riflette Luigi Tosi, del Cnr-Igg, coautore dello studio - gli abbassamenti del suolo mostrano velocità di qualche millimetro all'anno lungo la pianura costiera emiliano romagnola, veneta e friulana. Tuttavia localmente la subsidenza può superare il centimetro all’anno e la perdita altimetrica è per la maggior parte irrecuperabile anche se le estrazioni di acqua sotterranea vengono ridotte. Questo è quanto accaduto ad esempio a Bologna, nel delta del Po, Ravenna, Venezia, dove tra gli anni ‘60 e ‘70 è stata usata tantissima acqua sotterranea. I problemi non sono certo i pozzi di casa ma le estrazioni a livello industriale”.
Dove arriva il mare
C’è però qualche caso eccezionale, e una situazione da tenere sotto controllo sulla costa: “Bologna ha perso in 100 anni forse due metri, soprattutto nella zona del centro - continua Tosi - e fosse stata al posto di Rimini ora si troverebbe sott’acqua. Anche Ravenna è andata giù parecchio, in passato, in parte anche per l’estrazione di gas. Ma la situazione italiana più critica è nelle zone della pianura costiera, tra Gabicce e Grado o Marano in Friuli. Gran parte della costa nord adriatica è formata da antiche lagune e paludi bonificate nel secolo scorso e oggi si trova uno o due metri sotto il livello del mare, alcune zone arrivano addirittura a quattro o cinque metri e devono essere mantenute asciutte dalle idrovore. Qui la situazione diventerà più critica nei prossimi 30-50 anni e gli impianti di sollevamento delle acque di drenaggio andranno potenziati”.
Secondo il ricercatore del Cnr, la perdita altimetrica dovuta a subsidenza nella fascia costiera aggrava il problema dell’intrusione salina: l’acqua marina che si infiltra e sostituisce quella dolce estratta dal sottosuolo: “Da un ventennio la salinizzazione di suolo e acque in tutta fascia costiera, da Rimini al Tagliamento è una piaga con effetti deleteri sulle coltivazioni. Specialmente tra metà giugno e luglio - continua Tosi - la contaminazione salina dal mare può risalire fino a 15 chilometri dalla costa, anche attraverso i fiumi”. Un processo che va visto nel contesto delle crisi idriche che i cambiamenti climatici sembrano indurre sempre più di frequente.
Il tubetto spremuto
E poi c’è il problema del “tubetto di dentifricio”: ciò che abbiamo schiacciato non tornerà più al volume che aveva in precedenza (e no, non possiamo soffiarci dentro). Non dobbiamo immaginare le falde acquifere come delle grandi cavità o serbatoi che possiamo svuotare e riempire di nuovo. La realtà è fatta di piccole bolle: “L’acqua è immagazzinata nei piccoli spazi vuoti presenti tra i grani del terreno poroso - chiarisce Teatini - una volta che ho pompato fuori l’acqua e il terreno si è compattato, quando l’acqua torna, ad esempio per effetto della ricarica favorita delle precipitazioni, il volume poroso che si è perso non lo si recupera più. L’acquifero perde la sua capacità di immagazzinare acqua”. “È un processo irreversibile fino al 95 per cento - specifica Tosi - quello che è perso rimane perso”.
Per stimare suscettibilità e rischio di subsidenza, la ricerca ha preso in esame diverse misurazioni condotte in studi precedenti e pubblicati nella letteratura scientifica: “Ci siamo concentrati nel produrre una mappa che dica dove ci si può aspettare che si verifichi la subsidenza e la relazione con alcune variabili correlate al processo, come per esempio la geologia”, sottolinea Mauro Rossi del Cnr-Irpi, esperto di modellazione dei rischi idrogeologici. Lo studio anche di queste modificazioni del terreno, che si verificano costantemente, sarà probabilmente rivoluzionato in futuro con l’utilizzo dei satelliti che forniranno misurazioni ancora più precise e frequenti anche sui movimenti del suolo.
Danni sociali ed economici
La subsidenza crea problemi differenti a seconda dei contesti, geologici, geografici, urbanistici e sociali: “Le potenziali aree di subsidenza coinvolgono 1,2 miliardi di persone e il 21 per cento delle principali città del mondo, con l'86% della popolazione esposta che vive in Asia - commenta Rossi - la ricerca stima inoltre che l'attuale esposizione economica alla subsidenza potenziale ammonti a 8,17 trilioni di dollari, il 12 per cento del prodotto interno lordo mondiale”. Uno degli esempi più importanti è Giacarta, la capitale dell’Indonesia. Con una subsidenza maggiore di 25 centimetri all’anno, il governo sta pensando di trasferire la capitale minacciata dal mare che si alza mentre la città continua ad abbassarsi.
Danni a edifici e infrastrutture
Non dobbiamo dimenticare che quando parliamo di falde, ci riferiamo a riserve di acqua che si estendono per grandi aree sotto i nostri piedi. Su quei terreni si sono costruite città e infrastrutture. Il caso di Città del Messico è esemplare. Non si trova sulla costa, ma ha ben altri problemi: “Si trova a 2000 metri di altitudine in una regione molto arida, con la necessità di pompare dal sottosuolo grandi quantità di acqua. La subsidenza lì sta provocando danni significativi su infrastrutture e edifici - dice Teatini - perché se la subsidenza avviene in modo differenziale, con abbassamenti di entità molto diversa a poca distanza, danneggia palazzi, strade, ferrovie, metropolitane. L’aeroporto di Città del Messico per esempio è fortemente danneggiato. Si formano fessure, rotture in superficie ed è stato riscontrato che dove sono presenti queste fratture, quando avviene un sisma (e la zona di Città del Messico sappiamo che è particolarmente sismogenica) gli effetti vengono amplificati”. Di recente alla subsidenza è stato attribuita anche la causa di un incidente della metro cittadina.
La risposta sostenibile
La risposta a queste criticità si trova, come accade spesso, nello sfruttamento sostenibile delle risorse idriche: “La strada da percorrere per i paesi via di sviluppo è rendere coscienti le persone comuni, ma ancor più i tecnici e i politici che c'è questo problema - rimarca Teatini - e quindi, per esempio, raccogliere e utilizzare acqua dai fiumi al posto dell’acqua di falda. Jakarta è una delle città con la maggior precipitazione al mondo, 3.000 millimetri all’anno, tre o quattro volte rispetto all'Italia, e si potrebbero pianificare serbatoi e accumuli superficiali per rifornire le città. Oppure sfruttando in maniera sostenibile le falde, estraendo dal sottosuolo un volume d'acqua comparabile col volume che naturalmente viene ricaricato dalle precipitazioni”. Il lavoro del gruppo Unesco LaSii va proprio in questo senso: “L’Italia è stata tra i primi a studiare questo fenomeno - osserva il professore dell’Università di Padova - l’iniziativa in ambito Unesco serve a rendere consapevoli di questo problema e stimolare una risposta politica”.