Un dettaglio del robot "Robby Megabyte" sviluppato a Sarajevo (reuters)
Concert, il robot modulare che darà una mano agli uomini
di
Jaime D'Alessandro
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di Jaime D'Alessandro
Sviluppato dall'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) in collaborazione con altri sei centri di ricerca europei, opererà nelle fabbriche e nei cantieri al fianco del personale umano. “L’idea è quella di avere la prima generazione di macchine intelligenti ad alta potenza e resistenza, adattabili e collaborative”, spiegano dall’Iit di Genova
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“Serviranno circa 36 mesi per arrivare alla fine. Ma prima di allora, nell’estate del 2022, avremo il primo prototipo e lo proveremo sul campo”. Nikos Tsagarakis, a capo del laboratorio Humanoid & Human Centered Mechatronics" (Hhcm) presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, racconta così il suo ultimo progetto chiamato Concert. Un robot modulare, configurabile attraverso otto diversi moduli, capace di intervenire a fianco dell’uomo nelle fabbriche come nei cantieri o in situazioni di emergenza dove è pericoloso operare.
Cobot più che robot, perché si tratta di una macchina collaborativa dotata di tre diversi tipi di sensori che le permettono di operare assieme ad operatori in carne e ossa senza rischi, di muoversi autonomamente e di lavorare con una precisone che si misura in millimetri. “Un robot del genere potrebbe costare meno di un qualsiasi macchinario industriale”, sottolinea Tsagarakis…
“Serviranno circa 36 mesi per arrivare alla fine. Ma prima di allora, nell’estate del 2022, avremo il primo prototipo e lo proveremo sul campo”. Nikos Tsagarakis, a capo del laboratorio Humanoid & Human Centered Mechatronics" (Hhcm) presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, racconta così il suo ultimo progetto chiamato Concert. Un robot modulare, configurabile attraverso otto diversi moduli, capace di intervenire a fianco dell’uomo nelle fabbriche come nei cantieri o in situazioni di emergenza dove è pericoloso operare.
Cobot più che robot, perché si tratta di una macchina collaborativa dotata di tre diversi tipi di sensori che le permettono di operare assieme ad operatori in carne e ossa senza rischi, di muoversi autonomamente e di lavorare con una precisone che si misura in millimetri. “Un robot del genere potrebbe costare meno di un qualsiasi macchinario industriale”, sottolinea Tsagarakis. “Il prototipo, ad esempio, non dovrebbe superare 50mila euro e se fosse prodotto in scala il costo si abbasserebbe di molto”. Il possibile aspetto di Concert
Il consorzio che collabora alla creazione di Concert è composto da sei istituti europei provenienti da Polonia, Austria e Germania, oltre all’Italia, con un finanziamento di tre milioni di euro ricevuti dall'Unione Europea nell'ambito del programma Horizon 2020. Più in dettaglio si tratta della Technische Universitaet Muenchen (Germania), del Fraunhofer Italia Research Scarl (Italia), Profactor Gmbh (Austria), Centralny Instytut Ochrony Pracy - Panstowowy Instytut Badawczy (Polonia) e Budimex Spolka Akcyjna (Polonia).
“L’idea è quella di avere robot ad alta potenza e resistenza, adattabili e collaborativi”, prosegue il ricercatore dell’Iit. “Oggi i robot più potenti sono chiusi in gabbie, operano in ambienti ben delimitati così che non rappresentino un pericolo. Il problema quindi è la sicurezza, che porta ad avere robot che operano liberamente dotati di poca forza. Con Concert vorremmo superare questo limite”.
I singoli moduli serviranno per svolgere compiti specifici, in modo che possano essere inseriti in base al lavoro da svolgere. Aiutare i lavoratori a sollevare da terra oggetti pesanti, muovere scale o ponteggi, assemblare strutture, maneggiare sostanze chimiche e applicarle dove serve. I robot Concert saranno in grado di acquisire informazioni dall'ambiente circostante ed eseguire comandi complessi impartiti dall’operatore adattandosi al contesto in modo indipendente. Funzionerà a batterie e sarà resistente alla polvere e all'acqua per consentirne l'uso in qualsiasi cantiere. Spot, della Boston Dynamics (reuters)
Insomma, nulla di paragonabile alle acrobazie viste nei video della Boston Dynamics, ma con un possibile impiego immediato per aiutare l’uomo in lavori pesanti. Con una possibile evoluzione a lungo termine data dalla scelta della struttura a moduli. “Pensiamo, anzi speriamo, che un domani si possano sviluppare anche altri moduli aggiuntivi”, conclude Nikos Tsagarakis. “Le piattaforme modulari hanno questo vantaggio”. Il primo prototipo verrà messo alla prova nell’estate del 2022. La versione finale è prevista per l’anno successivo, il 2023.