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Tutti i trucchi per capire un segreto

Intervista con Camillo Loriedo, psichiatra e psicoterapeuta, che ha scritto con la psicologa Chiara Angiolari un saggio sulle caratteristiche delle cose che nascondiamo. "Hanno una doppia natura, lesiva ma anche protettiva". Ecco come liberarsene. O gestirli
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Si può occultare un segreto, ma è molto difficile nascondere che si sta nascondendo qualcosa: questa semplice realtà, unita al fatto che i segreti, nei confronti della persona che ne è ignara, hanno una doppia natura che può essere sia protettiva che nociva, è fonte di stress e logoramento psicologico. Che si può risolvere con la psicanalisi. Lo spiegano nel saggio Il segreto (ed. Raffaello Cortina, pp. 216, euro 21) Camillo Loriedo, psichiatra e psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Italiano di psicoterapia relazionale di Roma, e Chiara Angiolari, psicologa e fondatrice del Centro per la psicoterapia della coppia e della famiglia di Roma.


Professor Loriedo, come è nata l’idea di un saggio sul ruolo del segreto nelle relazioni?
L’idea viene dal lavoro come psicoterapeuta con famiglie e con coppie: è frequente, infatti, che durante la terapia emerga la presenza di un segreto. E per tanto tempo il segre…
Si può occultare un segreto, ma è molto difficile nascondere che si sta nascondendo qualcosa: questa semplice realtà, unita al fatto che i segreti, nei confronti della persona che ne è ignara, hanno una doppia natura che può essere sia protettiva che nociva, è fonte di stress e logoramento psicologico. Che si può risolvere con la psicanalisi. Lo spiegano nel saggio Il segreto (ed. Raffaello Cortina, pp. 216, euro 21) Camillo Loriedo, psichiatra e psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Italiano di psicoterapia relazionale di Roma, e Chiara Angiolari, psicologa e fondatrice del Centro per la psicoterapia della coppia e della famiglia di Roma.


Professor Loriedo, come è nata l’idea di un saggio sul ruolo del segreto nelle relazioni?
L’idea viene dal lavoro come psicoterapeuta con famiglie e con coppie: è frequente, infatti, che durante la terapia emerga la presenza di un segreto. E per tanto tempo il segreto è stato considerato patogeno, ovvero quasi la causa di qualsiasi tipo di disturbo. La presenza di segreti almeno nel 60% delle famiglie che si rivolgono a noi mi ha fatto pensare che il segreto abbia un ruolo sicuramente importante. Questo lo si pensava già nell’epoca di Freud: già con il neurologo Moritz Benedikt si inizia a esplorare il segreto come potenzialità patogena all’interno della famiglia o dell’individuo. E questo atteggiamento è stato abbastanza condizionante nel tempo, tanto che lo stesso Freud aveva raccolto questo concetto di Benedikt e lo aveva sviluppato pensando che la causa di ogni forma di patologia fosse in realtà legata al segreto. Hanno tenuto questo approccio colpevolizzante verso il segreto anche i primi psicoterapeuti famigliari.

E oggi l’atteggiamento degli psicoterapeuti verso il segreto è mutato?
Oggi gli specialisti sono più disposti a riconoscere la doppia natura, lesiva ma anche protettiva, del segreto. L’idea principale di una volta era che bisognasse tirare fuori tutti i segreti e farli diventare dichiarazioni esplicite, rivelazioni conclusive della verità assoluta. Questo oggi non è più un concetto accettabile: si è visto che molte volte la rivelazione dei segreti non solo comporta una enfasi eccessiva, con un aumento dell’emotività molto forte, ma può produrre anche danni. Alcune rivelazioni sono più dannose del segreto stesso. E infatti oggi la classificazione dei segreti li distingue in protettivi e lesivi a seconda della loro capacità di danneggiare le relazioni, soprattutto le relazioni interpersonali. Oggi si è più consci che anche la rivelazione può produrre danni psichici.

Se i danni che la rivelazione di un segreto può produrre, soprattutto nel caso classico di tradimento tra i partner, sono immaginabili, quali sono i danni psichici legati al mantenere un segreto?
Non è che chi detiene un segreto faccia una vita particolarmente piacevole. Una delle frasi più importanti che abbiamo riassunto nel libro è quella di una psicologa americana che dice che chi deve tenere un segreto ha molta difficoltà a sorridere perché deve tenere le labbra strette. E poi oggi è molto più facile arrivare alla scoperta di segreti. Perché i segreti possono essere rivelati ma anche scoperti, quindi chi ha un segreto vive la sua vita col timore di essere scoperto. E oggi è più facile che ciò accada, grazie alla tecnologia e, ad esempio, allo smartphone che ormai è diventata una sorta di protesi. Così vediamo scene, all’interno di certe coppie, come il sequestro improvviso del cellulare (“Adesso fammi vedere cosa hai lì!”). Succede abbastanza spesso. Per non parlare del vivavoce: magari sei in macchina insieme al partner e qualcuno che ti telefona dice qualcosa che non dovrebbe dire. E una volta che il segreto viene scoperto c’è quella fase, che noi chiamiamo “runaway”, dove il rapporto può cambiare in maniera molto radicale. A volte provocando una frattura insanabile, mentre in altri casi il disvelamento può cambiare il rapporto anche in senso buono. Non è detto che l’effetto sia sempre negativo: il segreto e la sua rivelazione può portare situazioni sia dannose che produttive.

All’opposto della persona gelosa che curiosa nel cellulare del partner (o della partner) c’è chi preferisce non scoperchiare il vaso di Pandora, anche quando ha avvisaglie della possibile presenza di un segreto. Mi riferisco a coloro della scuola di pensiero “Non è Francesca”… 
Spesso le persone che hanno il desiderio di avere un tipo di vita particolarmente solido e stabile, se vedono qualcosa che minaccia questo equilibrio possono cercare di far finta di niente. Lui o lei ipotizzano che ci sia una terza persona, ma si fa finta di nulla, finché non c’è la rivelazione ufficiale. In questi casi magari può succedere che un figlio venga messo in una situazione difficile perché, scoperta l’infedeltà di uno dei genitori, non sa se rivelare il segreto all’altro genitore. Qualsiasi scelta lo porterebbe a tradire uno dei due genitori. Una situazione che può essere pesante per chi la deve sopportare: è uno dei tipi di segreto che possono nuocere alla salute della persona.

Ci può fare, invece, un esempio di segreto protettivo?
Un esempio letterario straordinario è nella commedia “Filumena Marturano” di Eduardo. Filumena rivela al compagno don Mimì Soriano che uno dei suoi tre figli è anche figlio suo, ma mantiene il segreto su quale dei tre, perché sa che Soriano darebbe le sue attenzioni solo a lui. Così Soriano decide di sposare Filumena e di occuparsi del benessere di tutti e tre i figli.

Ma se un segreto è, per l’appunto, segreto, come emerge sul divano dello psicoterapeuta?
A volte viene esposto spontaneamente dal paziente. A volte invece è lo psicoterapeuta a intuirne la presenza. Esistono degli indicatori del segreto che erano già stati colti nel passato, ad esempio da Freud. Però oggi, con lo studio della comunicazione non verbale, che caratterizza la seconda metà del secolo scorso, abbiamo elementi di maggiore rilievo. È chiaro che per mantenere un segreto, lo devo nascondere. E per nasconderlo devo fare delle operazioni: queste sono visibili dall’esterno. Perché alla fine l’occultamento dell’occultamento non è possibile. Io posso nascondere, è vero, ma non posso altrettanto bene nascondere che sto nascondendo. Anche perché chi vuole ottenere un potere dal segreto, deve far trapelare qualche piccolo indizio. Così capita spesso che chi ha un segreto un po’ lo nasconda, un po’ faccia capire qualcosa, per poi tornare a nascondere. Così da mantenere quell’attenzione e quell’interesse verso il segreto che conferisce al suo detentore il potere di una conoscenza superiore. Se il detentore non facesse trapelare di avere questa conoscenza superiore, potrebbe pensare che nessuno è disposto dargli retta. Questo modo di comportarsi può arrivare all’esagerazione di usare mezze frasi e allusioni. E questi sono comportamenti che lasciano trasparire il segreto. E poi anche l’incapacità di sorridere è un segnale abbastanza indicativo. Sono tutti segnali più o meno indiretti che si sta nascondendo qualcosa.

Quindi avere un segreto è anche una questione di potere?
I segreti hanno un doppio legame con le relazioni interpersonali. Da un lato l’importanza del segreto tra due persone è proporzionale al legame tra le persone. Dall’altro lato, però, il segreto – e soprattutto la sua rivelazione – ha il potere di influenzare questo stesso legame. Quando il segreto è mantenuto, di solito conferisce al detentore una forma di potere rispetto al destinatario: il potere di occultare una conoscenza che per l’altro sarebbe rilevante. Ma è anche vero che, all’interno di una relazione o di una famiglia, ogni segreto nasconde anche un’implicita debolezza, ovvero la tacita ammissione del detentore che, se non nascondesse una realtà, potrebbe trovarsi in grave difficoltà o potrebbe perdere la relazione.

Cosa consigliano oggi gli psicoterapeuti quando il paziente ha un segreto che lo logora?
Nel passato l’idea era che il segreto andasse rivelato a tutti i costi, in quanto fonte di patologie. C’era quindi una forzatura per indurre il paziente a rivelare il segreto, anche quando questo non era del tutto vero: spesso lo psicoterapeuta finiva per suggerire - addirittura soltanto supponendo l’esistenza di un segreto – di rivelare un qualcosa che non era del tutto vero, suggestionando il paziente. E se non c’era preparazione adeguata nel paziente e nei suoi familiari, il disvelamento dei segreti poteva causare notevole sofferenza.
Quello che si cerca di fare oggi è, intanto, non forzare mai il paziente. Non è che il segreto debba essere a tutti i costi rivelato. Perché il segreto può avere i suoi vantaggi e le sue finalità protettive, e non è costruito esclusivamente per danneggiare il prossimo, ma a volte per proteggerlo, come è nel caso di situazioni familiari difficili che vengono rivelate ai figli solo quando hanno raggiunto una certa età. Si è visto anche che se non si forza, i segreti possono venire fuori più facilmente. Proprio perché se le persone tendono a proteggersi come se fosse un meccanismo di difesa, più lo psicoterapeuta insiste, più il paziente si chiude in sé. È meglio aspettare il momento giusto perché la persona si senta sufficientemente protetta. Infatti una delle scoperte più interessanti è una ricerca che dimostra che le persone rivelano più volentieri in terapia se hanno un terapeuta che ha stabilito con loro un buon rapporto. E poi l’obiettivo delle terapie di oggi è duplice: potenziare gli aspetti protettivi del segreto e ridurre quelli dannosi. Il terapeuta in questo ha un’arma importante: essere sufficientemente sincero e autentico. Perché se tu pretendi di conoscere i segreti degli altri e dimostri di averne tu, e di non essere completamente sincero e autentico, ciò non è produttivo. A volte alcune terapie tendono ad usare delle strategie e dei trucchi nei confronti del paziente. Io penso che invece un atteggiamento più autentico e più sincero dia modo alle persone di fare altrettanto. Perché così i pazienti capiscono che si può vivere bene anche senza nascondere.