«Sarebbe come ignorare la prescrizione del medico e sospendere l’antibiotico al terzo giorno solo perché è scesa la febbre. Bisogna aspettare di essere guariti per smettere la cura». Roberto Battiston osserva da mesi la curva pandemica applicando i suoi metodi di fisico sperimentale ai numeri del Covid. E quello che vede in queste ore lo spinge a essere cauto sulle riaperture auspicate da più parti.
Ma allora non hanno funzionato i lockdown che hanno tinto di rosso la maggior parte dell’Italia?
«Certo che hanno funzionato. A otto giorni dall’ inizio delle zone rosse, l’indice di contagio Rt è sceso vicino a 1, come ci si aspettava. Il problema è che anche quando scenderà sotto l’unità continueremo a trovarci in una condizione molto rischiosa».
Rt minore di 1 non significa che la diffusione del contagio si arresta?
«Sì ma siamo comunque in presenza di un numero enorme d…
Ma allora non hanno funzionato i lockdown che hanno tinto di rosso la maggior parte dell’Italia?
«Certo che hanno funzionato. A otto giorni dall’ inizio delle zone rosse, l’indice di contagio Rt è sceso vicino a 1, come ci si aspettava. Il problema è che anche quando scenderà sotto l’unità continueremo a trovarci in una condizione molto rischiosa».
Rt minore di 1 non significa che la diffusione del contagio si arresta?
«Sì ma siamo comunque in presenza di un numero enorme d…
«Sarebbe come ignorare la prescrizione del medico e sospendere l’antibiotico al terzo giorno solo perché è scesa la febbre. Bisogna aspettare di essere guariti per smettere la cura». Roberto Battiston osserva da mesi la curva pandemica applicando i suoi metodi di fisico sperimentale ai numeri del Covid. E quello che vede in queste ore lo spinge a essere cauto sulle riaperture auspicate da più parti.
Ma allora non hanno funzionato i lockdown che hanno tinto di rosso la maggior parte dell’Italia?
«Certo che hanno funzionato. A otto giorni dall’ inizio delle zone rosse, l’indice di contagio Rt è sceso vicino a 1, come ci si aspettava. Il problema è che anche quando scenderà sotto l’unità continueremo a trovarci in una condizione molto rischiosa».
Rt minore di 1 non significa che la diffusione del contagio si arresta?
«Sì ma siamo comunque in presenza di un numero enorme di infetti attivi. E può bastare davvero poco perché riparta l’incendio. Un mese fa è successo con la variante inglese che ha preso il sopravvento: in una settimana Rt è balzato da 0,9 a 1,16. È stato necessario, purtroppo con una reazione che doveva essere più tempestiva, istituire le zone rosse, per ritornare verso il valore 1».
Lei auspica un prolungamento del lockdown?
«I numeri ci dicono che in questa fase dell’epidemia le zone arancioni, come Toscana e Liguria, non riescono a portare Rt sotto 1, le zone rosse sì. E sotto 1 lo dobbiamo lasciare in attesa di vaccinarci in quantità sufficiente a non farlo più risalire. Il vaccino deve essere la priorità, solo così potremo riaprire senza poi richiudere. È quello che sta facendo anche la Germania».
Eppure i nuovi casi, a parte ieri, sono diminuiti negli ultimi giorni.
«I contagi qualche giorno fa salivano di 10mila al giorno, il 2% degli infetti attivi in più, ora siamo tornati all’equilibrio fra nuovi infetti e guarigioni. Ma abbiamo 570mila infetti attivi contro i 390 mila di un mese fa. Ci si lascia condizionare dall’altalena dei contagi quotidiani. Ma si dimentica che sullo sfondo c’è uno zoccolo duro di600mila persone infette. Tornando all’esempio della febbre, la temperatura dell’epidemia non ce la danno i 20 mila nuovi casi quotidiani: sono solo la conseguenza dell’enorme platea degli infetti attivi. L’Italia ha ancora la febbre, ed è per questo che se si riapre appena Rt scende sotto l’1 è matematica una sua risalita. È l’effetto delle varianti più contagiose che ormai dominano».
I numeri dei decessi cosa dicono?
«I 460 morti di ieri dipendono da scelte fatte settimane fa. . Purtroppo a novembre il lavoro è stato fatto a metà, per le spinte della crisi economica e del non chiudere le scuole. Ma oggi possiamo agire per evitare che tra un mese le vittime siano 800 al giorno».
C’è chi auspica la riapertura di materne ed elementari anche in caso di lockdown prolungato.
«So quanto sia difficile continuare con la Dad, specie per i più piccoli, ma tanti indicatori dimostrano come l’andare a scuola aumenti le possibilità di contagio, soprattutto con le varianti. E le aule sono un luogo chiuso dove i ragazzi possono stare insieme per molte ore. È chiaro che questo contribuisce al diffondersi del contagio».
Dunque ci aspettano ancora settimane in rosso?
«Non è una prospettiva allegra, la scelta del governo è difficile. Ma i numeri dicono questo: non possiamo brindare solo perché Rt, tra oggi e domani, sarà sceso sotto 1. Dobbiamo fare in modo che non risalga».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma allora non hanno funzionato i lockdown che hanno tinto di rosso la maggior parte dell’Italia?
«Certo che hanno funzionato. A otto giorni dall’ inizio delle zone rosse, l’indice di contagio Rt è sceso vicino a 1, come ci si aspettava. Il problema è che anche quando scenderà sotto l’unità continueremo a trovarci in una condizione molto rischiosa».
Rt minore di 1 non significa che la diffusione del contagio si arresta?
«Sì ma siamo comunque in presenza di un numero enorme di infetti attivi. E può bastare davvero poco perché riparta l’incendio. Un mese fa è successo con la variante inglese che ha preso il sopravvento: in una settimana Rt è balzato da 0,9 a 1,16. È stato necessario, purtroppo con una reazione che doveva essere più tempestiva, istituire le zone rosse, per ritornare verso il valore 1».
Lei auspica un prolungamento del lockdown?
«I numeri ci dicono che in questa fase dell’epidemia le zone arancioni, come Toscana e Liguria, non riescono a portare Rt sotto 1, le zone rosse sì. E sotto 1 lo dobbiamo lasciare in attesa di vaccinarci in quantità sufficiente a non farlo più risalire. Il vaccino deve essere la priorità, solo così potremo riaprire senza poi richiudere. È quello che sta facendo anche la Germania».
Eppure i nuovi casi, a parte ieri, sono diminuiti negli ultimi giorni.
«I contagi qualche giorno fa salivano di 10mila al giorno, il 2% degli infetti attivi in più, ora siamo tornati all’equilibrio fra nuovi infetti e guarigioni. Ma abbiamo 570mila infetti attivi contro i 390 mila di un mese fa. Ci si lascia condizionare dall’altalena dei contagi quotidiani. Ma si dimentica che sullo sfondo c’è uno zoccolo duro di600mila persone infette. Tornando all’esempio della febbre, la temperatura dell’epidemia non ce la danno i 20 mila nuovi casi quotidiani: sono solo la conseguenza dell’enorme platea degli infetti attivi. L’Italia ha ancora la febbre, ed è per questo che se si riapre appena Rt scende sotto l’1 è matematica una sua risalita. È l’effetto delle varianti più contagiose che ormai dominano».
I numeri dei decessi cosa dicono?
«I 460 morti di ieri dipendono da scelte fatte settimane fa. . Purtroppo a novembre il lavoro è stato fatto a metà, per le spinte della crisi economica e del non chiudere le scuole. Ma oggi possiamo agire per evitare che tra un mese le vittime siano 800 al giorno».
C’è chi auspica la riapertura di materne ed elementari anche in caso di lockdown prolungato.
«So quanto sia difficile continuare con la Dad, specie per i più piccoli, ma tanti indicatori dimostrano come l’andare a scuola aumenti le possibilità di contagio, soprattutto con le varianti. E le aule sono un luogo chiuso dove i ragazzi possono stare insieme per molte ore. È chiaro che questo contribuisce al diffondersi del contagio».
Dunque ci aspettano ancora settimane in rosso?
«Non è una prospettiva allegra, la scelta del governo è difficile. Ma i numeri dicono questo: non possiamo brindare solo perché Rt, tra oggi e domani, sarà sceso sotto 1. Dobbiamo fare in modo che non risalga».
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