Scuola, stipendi congelati fino al 2014.
Dal Senato il primo no alla proroga
La VII commissione cultura di Palazzo Madama ha dato all'unanimità parere negativo alla decisione di bloccare l'adeguamento degli stipendi degli insegnanti fino al 2014
Arriva dal Senato il primo no alla decisione governativa di bloccare l'adeguamento degli stipendi degli insegnanti fino al 2014. È ciò che fa sapere il presidente della commissione Istruzione e Beni culturali, Andrea Marcucci. "La commissione - scrive in una nota - ha dato all'unanimità parere negativo, per quanto di competenza, al regolamento presentato dal governo sulla proroga del blocco della contrattazione per tutti i pubblici dipendenti".
Si legge: "Oggi i docenti italiani hanno, a parità di orario di lavoro, stipendi più bassi rispetto ai colleghi europei. Il blocco della contrattazione è particolarmente lesivo anche perchè i docenti non hanno progressione di carriera ma solo gli scatti (non più corrisposti dal 2010)".
Una scelta che segue la presa di posizione del ministro Carrozza. "Reinvestire nel pubblico o mi dimetto", era stato il monito. "Si tratta di una presa di posizione ril…
Si legge: "Oggi i docenti italiani hanno, a parità di orario di lavoro, stipendi più bassi rispetto ai colleghi europei. Il blocco della contrattazione è particolarmente lesivo anche perchè i docenti non hanno progressione di carriera ma solo gli scatti (non più corrisposti dal 2010)".
Una scelta che segue la presa di posizione del ministro Carrozza. "Reinvestire nel pubblico o mi dimetto", era stato il monito. "Si tratta di una presa di posizione ril…
Arriva dal Senato il primo no alla decisione governativa di bloccare l'adeguamento degli stipendi degli insegnanti fino al 2014. È ciò che fa sapere il presidente della commissione Istruzione e Beni culturali, Andrea Marcucci. "La commissione - scrive in una nota - ha dato all'unanimità parere negativo, per quanto di competenza, al regolamento presentato dal governo sulla proroga del blocco della contrattazione per tutti i pubblici dipendenti".
Si legge: "Oggi i docenti italiani hanno, a parità di orario di lavoro, stipendi più bassi rispetto ai colleghi europei. Il blocco della contrattazione è particolarmente lesivo anche perchè i docenti non hanno progressione di carriera ma solo gli scatti (non più corrisposti dal 2010)".
Una scelta che segue la presa di posizione del ministro Carrozza. "Reinvestire nel pubblico o mi dimetto", era stato il monito. "Si tratta di una presa di posizione rilevante per la scuola - dice Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir - perché smonta, finalmente anche tra i politici usciti dall'ultima tornata politica nazionale, lo scenario penalizzante per milioni di lavoratori che il Governo uscente aveva prefigurato per far quadrare i conti in rosso dello Stato. Anche i senatori della settima commissione Cultura hanno probabilmente compreso che sarebbe meglio attendere la sentenza della Corte costituzionale prevista per il prossimo mese di novembre".
Secondo Anief e Confedir "un'eventuale approvazione del provvedimento di proroga del blocco violerebbe, infatti, gli articoli 1, 4, 36, 39 e 53. Non a caso, la sentenza della Consulta n. 223/12 ha già stabilito che una norma di questo stampo perdurante nel tempo è illegittima perché non transeunte, arbitraria e inutile. Il Governo non può non prendere atto di tali indicazioni: il blocco dei contratti del pubblico impiego va assolutamente ripensato, anche perché è dimostrato che i risparmi ricavati fino a oggi non hanno prodotto i risultati prefigurati in termini di recupero delle economie statali".
Si legge: "Oggi i docenti italiani hanno, a parità di orario di lavoro, stipendi più bassi rispetto ai colleghi europei. Il blocco della contrattazione è particolarmente lesivo anche perchè i docenti non hanno progressione di carriera ma solo gli scatti (non più corrisposti dal 2010)".
Una scelta che segue la presa di posizione del ministro Carrozza. "Reinvestire nel pubblico o mi dimetto", era stato il monito. "Si tratta di una presa di posizione rilevante per la scuola - dice Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir - perché smonta, finalmente anche tra i politici usciti dall'ultima tornata politica nazionale, lo scenario penalizzante per milioni di lavoratori che il Governo uscente aveva prefigurato per far quadrare i conti in rosso dello Stato. Anche i senatori della settima commissione Cultura hanno probabilmente compreso che sarebbe meglio attendere la sentenza della Corte costituzionale prevista per il prossimo mese di novembre".
Secondo Anief e Confedir "un'eventuale approvazione del provvedimento di proroga del blocco violerebbe, infatti, gli articoli 1, 4, 36, 39 e 53. Non a caso, la sentenza della Consulta n. 223/12 ha già stabilito che una norma di questo stampo perdurante nel tempo è illegittima perché non transeunte, arbitraria e inutile. Il Governo non può non prendere atto di tali indicazioni: il blocco dei contratti del pubblico impiego va assolutamente ripensato, anche perché è dimostrato che i risparmi ricavati fino a oggi non hanno prodotto i risultati prefigurati in termini di recupero delle economie statali".