Scuola

Caso Sapienza, i racconti dei lettori
"Sistema marcio, ma non vogliono cambiare"

Accuse, testimonianze, proposte dopo l'ultimo scandalo di medicina a Roma. Rabbia e rassegnazione. Insieme alla richiesta di far ricadere le conseguenze delle scelte direttamente sui selezionatori di TIZIANO RUGI

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ROMA - Rabbia, rassegnazione ma anche proposte chiare su come uscirne, con la richiesta di caricare responsabilità e conseguenze sui selezionatori. Sono i concetti che meglio riassumono le centinaia di testimonianze che i lettori hanno inviato a Repubblica.it, dopo la denuncia con cui il giornale ha rivelato, carte alla mano, che un mese prima del concorso per Cardiologia alla Sapienza di Roma si conoscevano già i nomi dei vincitori. 

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Dai racconti  si conferma un panorama - soprattutto nell'universo degli ospedali -  dove la corruzione, ma soprattutto la raccomandazione, sono normalità.  "Siamo di fronte - spiegano alcuni lettori - ad un potere quasi feudale".

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Adesso solo prove nazionali.
Eppure, è l'opinione di molti, una soluzione ci sarebbe: "I concorsi dovrebbero essere su base nazionale e gestiti a livello centrale. E i commissari che fanno ingiustizie dovrebberero essere licenziati dal pubblico impiego", propone AleGob. "Almeno questo toglierebbe molto potere ai vari baroni che controllano le nostre università", fa notare sly1968.

Altri entrano nel merito e chiedono una riforma radicale di un sistema ormai intollerabile: "Ma vogliamo eliminare tutti quei punti, anche dal curriculum, che sono discriminatori e soggettivi e che cambiano da università a università? Vedi i voti dei singoli esami, pubblicazioni, inerenza tesi e prova pratica" scrive Valeria Converti.

"Una legge di due righe che stabilisca che per concorsi pubblici di questo tipo: 1) si valuta solo il curriculum e non le prove scritte o orali, che sono solo il mezzo per far passare chi si vuole senza guardare al merito; 2) commissione di esperti internazionali a valutare le candidature", propone pferrara. E, magari, come vorrebbe provocatoriamente bushman, a fare le valurazioni siano solo " i professori ordinari della materia in oggetto, purché non siano cittadini italiani e non insegnino in università italiane".

Eliminare i concorsi pubblici. Ancora più drastici altri lettori, che vorrebbero abolire questi concorsi, perché "sono inutili, costano solo soldi e sono tutti drogati e marci", scrive mycksall. "Tanto sono aggirabili in mille modi diversi. Bisogna responsabilizzare i dirigenti che selezionano dottorandi, specializzandi, contrattisti, ricercatori. Chi fa pena, dopo due-tre anni va a casa e con esso chi lo ha selezionato", si sfoga Dario Palumbo.

Una soluzione concreta per evitare questi scandali la proporne sylvaticus: "Aboliamo i concorsi (oggi tutti pilotati) e introduciamo un meccanismo di responsabilizzazione dei dirigenti. Se penalizzassimo chi assume degli imbecilli , ci ritroveremmo in pochi anni a i livelli degli States e dei Paesi Europei più avanzati".

L'esempio dell'estero. E proprio al mondo anglosassone guardano molti lettori: "Lì i concorsi non esistono nemmeno. La selezione per un dottorato o una specializzazione viene fatta mediante intervista diretta del responsabile della ricerca o della scuola di alta formazione, che è la persona più indicata per individuare il candidato più adatto. Infatti, essere più titolati non rende necessariamente 'migliori'. Un buon manager deve capire le capacità di relazione e la passione di chi ha di fronte, non tanto e non solo il livello di competenza", spiega sylvaticus.

In questo modo, "chi compie le scelte, poi le deve giustificare di persona e non può nascondersi dietro le decisioni di una commissione composta da persone spesso non toccate direttamente dagli esiti della decisione", fa notare Piero Macchi. Senza arrivare al modello americano per l'Università, con l'abolizione del valore legale del titolo di studio, come vorrebbe adler1.

La rassegnazione. Ma in Italia, il clima resta di sfiducia generalizzata. Come raccontano le tante testimonianza inviate ala redazione. Storie personali diverse tra loro, eppure così simili: "Sapevo chi avrebbe vinto il concorso per il dottorato dell'anno dopo, altro che un mese. E così, dopo che mi è stato spiegato che non si può cambiare il sistema, me ne sono andato all'estero", ricorda Gabriele Morra.

"Nel mio dipartimento un buono a nulla (non tanto per dire, ma certificato da un concorso di idoneità che fallì) ottenne un posto, seppure solo di tecnico, in quanto figlio di due professori dello stesso dipartimento medesimo. Il problema non fu tanto questa mafietta che riuscì a sistemare un inetto, quanto l'omertà di moti colleghi che, intravedendo nel gioco dello scambio di favori la possibilità di ottenere qualche vantaggio, avallarono questo scandalo" racconta Pietro Macchi.

I commenti sono uno sfogo per le frustrazioni di chi da decenni lavora in questo ambiente. Come Margue: "Lavoro all' Università da 26 anni e ne ho viste di cotte e di crude, raccomandazioni, promozioni a go-go, pubblicazioni regalate agli amici e alle amiche oltre a denaro ai soliti noti. Per non parlare dell'assenteismo dei docenti. Possibile che non si possa fare niente? Possibile che non ci sia la possibilità di fare un concorso serio?"

Intervenga la magistratura. Almeno i colpevoli non restino impuniti: sospendere, annullare il concorso, arrestare i responsabili, radiarli dall'Ordine professionale, obbligarli a risarcire per i danni che indirettamente coinvolgono tutto il Paese: è il leitmotiv degli interventi dei lettori.

"Entro dieci giorni sospensione dall'attività lavorativa pubblica per la durata di indagini. Rimozione dal posto di lavoro con accusa di dolo e danno d'immagine ai responsabili e a chi ne fosse implicato. Risarcimenti con immediato pignoramento di beni mobili e/o immobili. Con quest'ultimi rifinanziamento di nuovi concorsi", riassume kilpatrick.

No alle prove di ammissione. Se questa è la realtà, allora basta anche con le prove di ammissione, altro tema caldo che ogni anno solleva dibattiti e polemiche: "Eliminate i test di ingresso e date una opportunità a tutti gli studenti con un anno di prova: se in questo periodo non si superano un numero minimo di esami l'esperienza finisce e si torna a casa", è l'appello di gio1960. "Almeno a fronte di qualche professore somaro possiamo avere qualche medico con vocazione vera", conclude thephilos.

 
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