Scuola

Università, giornata di agitazioni negli atenei del Sud. I rettori incontrano il ministro Carrozza

Sospensioni della didattica e assemblee in tutto il Mezzogiorno. Le proteste contro il decreto 'Punti organico' 2013 che, tra tagli lineari e blocco del turnover, rischia di far morire il sistema universitario meridionale

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ROMA - Esplode la protesta negli atenei del Sud Italia. Oggi lezioni sospese in 17 università del Mezzogiorno. Proprio nel giorno in cui i loro rettori incontrano il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. Un appuntamento previsto a Napoli e, solo in un secondo momento, spostato a Roma. Fatto che ha ulteriormente inasprito la contestazione nei confronti del ministro. La mobilitazione è così andata in scena, tra le altre, nelle Università di Foggia, Bari, Lecce, al Politecnico di Bari, all'Università del Molise e alle Università Federico II e l'Orientale di Napoli. Ma, tra assemblee di studenti e ricercatori e manifestazioni di solidarietà alla protesta, un po' dappertutto si è rialzato il livello della tensione tra universitari e governo.

Il decreto della discordia. Al centro del dibattito c'è il decreto ministeriale 'Punti organico', varato dal ministro Carrozza il 9 agosto scorso, con cui s'introduce una nuova disciplina del turnover dei professori e si indicano nuovi criteri per assunzioni e sostituzioni. Attribuendo maggiori possibilità di manovra agli atenei 'in salute', la riforma va di fatto a sottrarre personale proprio alle università del Sud. Mettendo a repentaglio la sopravvivenza degli atenei meridionali che, in base al nuovo sistema, vedrebbero diminuire drasticamente il numero dei docenti. Mentre i precari vedrebbero compromesse le possibilità di assunzione. Si genererebbero, infatti, delle sperequazioni tra università (distribuite soprattutto al nord) che potrebbero addirittura raddoppiare le dotazioni rispetto all'anno scorso e università non solo costrette a vedere andare via i professori in età pensionabile ma anche impossibilitate dall'assumere (o confermare) nuovi elementi.

Le reazioni. Da qui la decisione di fermarsi per segnalare alle istituzioni tutto il proprio disagio. "Si abbandoni - aveva scritto la scorsa settimana il rettore dell'Università della Basilicata, Mauro Fiorentino, in una lettera aperta - la sciagurata politica dei tagli lineari e indiscriminati che tra l'altro stanno decapitando gli atenei del Mezzogiorno, che sono un presidio di legalità e di sviluppo di cui il Paese non può, e non deve, fare a meno. Chiedo bensì di porre maggiore attenzione alle specificità e ai distinti ruoli che atenei in contesti locali diversi possono svolgere per contribuire al meglio alla crescita complessiva del Paese".

Un appello cui si era accodato anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola, in una lettera al presidente del Consiglio e al ministro dell'Istruzione: "I decreti attuativi del Miur - ha fatto notare Vendola - non tengono in alcun conto le cessazioni intervenute nelle singole università nei periodi precedenti, ma ripartiscono i punti organico spalmandole sul 'sistema delle università statali'. L'effetto concreto è che i nostri atenei possono assumere in una percentuale irrisoria rispetto alle quote spettanti (50% o 20% a seconda dei casi)". Di parere simile il presidente della Campania, Stefano Caldoro, secondo cui "Serve equilibrio nella distribuzione delle risorse. Non si può pensare a un sistema di calcolo legato al reddito pro capite. È una regola penalizzante per il Sud".

Le iniziative. Già da alcuni giorni gli atenei del Sud lavoravano, perciò, al blocco della didattica per protestare contro il decreto. Oggi il via ufficiale. Assemblee sparse si sono svolte all'Università di Lecce, a Foggia, all'Università del Molise, al Politecnico di Bari. Nel capoluogo pugliese, all'Università Aldo Moro, la mobilitazione è proseguita fino a sera aprendosi anche alla cittadinanza, in quella che è stata ribattezzata "Open night". Mentre, sempre a Bari, in mattinata è andato in scena il 'funerale dell'università'. Alla Federico II di Napoli, invece, c'è stato il blocco della didattica per tre ore. Mentre, contemporaneamente, studenti, dottorandi, ricercatori e professori provenienti dalle varie università della città si riunivano in un'assemblea generale. Ancora in corso, poi, le occupazioni nell'Università del Salento e in quella di Cosenza. Ma, iniziative simili, si sono svolte in quasi tutti gli atenei coinvolti. E la protesta non ha visto in prima linea solo le strutture penalizzate dalla riforma. A Bologna, ad esempio, la rete dei collettivi ha riempito i locali dell'ateneo emiliano di cartelli con slogan a sostegno dei colleghi meridionali.

Una protesta unanime. Questa volta, inoltre, c'è un elemento di novità rispetto alle numerose agitazioni del passato: l'inedita alleanza che si è venuta a creare tra studenti, ricercatori, professori precari e i dirigenti a capo delle indebitate università meridionali. Tutti, infatti, si vedono penalizzati dal decreto 'Punti organico' 2013. Di conseguenza, la protesta di oggi, potrebbe avere un eco ben diverso rispetto a quelle che, fino ad oggi, hanno visto protagonisti esclusivamente gli studenti. I direttori generali di undici atenei statali di Campania, Basilicata, Puglia e Calabria, ad esempio, hanno fatto sapere al ministro Carrozza di essersi uniti per supportare l'azione dei loro rettori, poiché "con il decreto varato  - scrivono -  non riusciamo più ad assumere nessuno". Oltretutto, secondo loro, "il costo standard dello studente deve essere parametrato sulla realtà territoriale in cui lo studente vive".

Il confronto con la Carrozza. Durante l'incontro di oggi, in ogni caso, il ministro Carrozza ha cercato di tranquillizzare i rettori promettendo un 'Patto per il futuro dell'università', per rilanciare il cardine dell'istruzione nel nostro Paese. "E' stata - ha commentato al termine dell'incontro - una riunione costruttiva. Ci apprestiamo a varare un provvedimento sull'università ed è importante che abbia il contributo di tutti gli atenei, del Nord, del Centro e del Sud". In sostanza il ministro ha promesso che ci sarà la delega per un testo unico che riorganizzi la normativa del settore ma anche un provvedimento che ridisegnerà le modalità di finanziamento degli atenei, tenendo conto delle peculiarità territoriali.

La soddisfazione dei rettori. I rettori sembrano, per il momento, soddisfatti dell'esito dell'incontro. "E' stato un confronto lungo e costruttivo - ha affermato il rettore dell'Università degli studi di Bari, Angelo Felice Uricchio - il ministro ci ha ascoltato e c'è fiducia nell'avvio di un percorso che ci auguriamo dia risultati. In particolare, nel documento presentato alla Carrozza, i rettori chiedono "l'introduzione di clausole di salvaguardia finanziaria che consentano di preservare gli equilibri di bilancio degli atenei anche nel 2014, il recupero delle disparità determinatesi con l'emanazione dell'ultimo decreto ministeriale, il superamento della divergenza tra i criteri di attribuzione dei punti organico e delle risorse finanziarie". In prospettiva, però, le università vorrebbero una revisione dell'intero sistema di finanziamento degli atenei, puntando all'introduzione di efficaci sistemi d'incentivazione basati "più sui risultati raggiunti dagli atenei" che su criteri economici astratti.

Lo scetticismo dei comitati. Anche se, da Napoli, i partecipanti all'assemblea della Federico II criticano l'operato anche dei rettori: "Non sarà la contrattazione sugli spiccioli delle risorse sottratte in questi anni all'università pubblica fatta oggi a Roma dai rettori delle università del Sud a garantire il diritto allo studio e adeguati standard di qualità alla formazione - hanno spiegato i portavoce di studenti e precari - ed è chiaro a tutti che si tratta degli stessi rettori che hanno assecondato il processo di privatizzazione e smantellamento dell'università pubblica innescato dalle riforme degli ultimi venti anni". Il coordinamento degli universitari, inoltre, non è dello stesso parere dei rettori. "Il tanto atteso incontro - ha fatto sapere Alberto Campailla, portavoce nazionale di 'Link' - si è concluso con un totale nulla di fatto. Alcune fonti raccontano che non ci sarà nessun correttivo al decreto 'Punti organico' 2013. La comunità accademica è stanca di incontri interlocutori, promesse e fantomatici patti".

A prescindere, quindi, dall'incontro ministro-rettori, gli studenti promettono che la protesta non si concluderà con la giornata di oggi, essendo sentito da tutte le parti in gioco "un dibattito serrato nelle aule e nei dipartimenti per rompere il processo di lenta morte che attende le università nei prossimi anni".
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