Scuola

Gran Bretagna, lotta ai ritardari a scuola: chi arriva tardi pagherà 60 sterline

Svolta in Inghilterra, si pagherà dal decimo ritardo e chi non versa la multa finisce in carcere. In Italia, paese record per le assenze, i presidi propongono: chi bigia dovrà pulire le aule o fare lavori socialmente utili di CATERINA PASOLINI

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CHI arriva in ritardo a scuola pagherà multe salate. E non importa che la colpa sia del sonno o dell'improba fatica dei genitori. In Gran Bretagna più di un preside ha già deciso: ai genitori dei bambini che frequentano le elementari, arrivare quando la campanella è già suonata costerà caro: 60 sterline dal decimo ritardo, ad esempio, alla Emerson Valley School di Milton Keynes, nel sud-est dell'Inghilterra.

Se non si paga entro un mese la cifra verrà raddoppiata, ma non è finita: chi non versa la multa può finire anche in carcere, fino a tre mesi. E non si esclude di allargare l'esperimento alle superiori dove chi bigia si ritrova a non poter uscire il venerdi o la sera, a doversi presentare ogni ora ai professori per la firma o sottoposto a prove di resistenza fisica e corse.

Italia paese record per ritardi e assenze. La proposta inglese divide i diretti interessati in Italia, tra chi la scuola la vive o la salta. Nel nostro paese due quindicenni su tre hanno marinato la scuola e uno su tre è arrivato in ritardo a lezione solo nelle ultime due settimane, come testimoniano i dati Pisa Ocse. I ragazzi italiani, che non primeggiano certo in matematica, sono in vetta alla classifica dei lavativi: al quarto posto nel mondo come assenze dopo Argentina, Giordania e Turchia.

E la cosa preoccupa anche perché gli esperti lo dicono e ripetono: c'è una relazione stretta tra il ripetersi di ritardi e assenze con uno studio disordinato che porta a magri risultati e ad anni scolastici persi. Per questo bisogna intervenire subito. Perché assenze e ritardi a volte sono in qualche modo giustificati dal comportamento dei genitori, sono il sintomo di quello che si pensa della scuola: "tempo perso, tempo sprecato".

Fino ad oggi da Trieste a Palermo nelle scuole pubbliche non sono previste multe in denaro. Si può arrivare a porre il divieto di entrare per tutta la prima ora se uno arriva in ritardo. Anche le sospensioni sono frequenti ma decise a seconda del professore. Mentre è forte e diffusa la scelta di avvertire i genitori con un sms se il figlio non si presenta a scuola. Una prassi che vede contrario Mario Rusconi, storico preside del liceo romano Newton e a lungo presidente dell'associazione nazionale presidi: "Trasforma i genitori in aguzzini sempre presenti. Ognuno dovrebbe gestire e saper gestire il suo tempo, scuola da un lato e genitori dall'altro. Alle elementari vadano a scuola da soli aiuta a crescere". Ma le proposte d'oltremanica muovono coscienze ed idee anche se dai massimi esperti, dai presidi che conoscono studenti da una vita, l'idea di mettere pene pecuniarie non piace molto. Meglio proposte diversificate a seconda dell'età: "Io sono favorevole a mandare i bambini piccoli a scuola da soli, a meno che non abitino lontanissimi e non ci siano stradoni pericolosi da attraversare. Abbiamo le statistiche: andare da soli a scuola li fa crescere prima, li rende responsabili, aumenta l'autostima e arrivano addirittura più puntuali di quando sono accompagnati", parola di Rusconi.

Lavori sociali come punizione. Se invece ci pensa il genitore a portare il piccolo a lezione, a Roma ci sono scuole che danno una sorta di "bonus di benevolenza" per chi abita lontano, consci che il traffico della Capitale è capace di frenare anche i più mattinieri. Ma l'idea di Rusconi, in accordo col suo successore Andrea Caroni, presidente dell'associazione che riunisce più di ottomila dirigenti di istituto, è dare il via ai lavori sociali, piuttosto che monetizzare i ritardi. Nell'epoca della spending review, con i budget delle scuole ridotti all'osso, l'idea è che anche i genitori poco puntuali possano dare una mano, ad esempio pitturando le aule o mettendo a posto i giardini scolastici.

Una punizione simile potrebbe servire anche nei confronti degli studenti che bigiano. "Invece di chiedere loro soldi, - non tutti hanno la paghetta e poi siamo in anni di crisi - è più utile ed educativo che per ogni ritardo o assenza facciano lavori socialimente utili per la scuola o per il quartiere: puliscano aule, portino la spesa o tengano compagnia agli anziani". Per i quali il tempo da soli non passa mai.
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