Test di medicina odiati da studenti e famiglie. Ma in Italia ci sono davvero troppi medici, tali da giustificare un numero chiuso così severo? E, tra qualche anno, come staranno le cose? Mentre monta la polemica sui test di Medicina dello scorso 8 aprile, l'Ocse pubblica i dati sui sistemi sanitari delle principali economie del pianeta. E si scopre che i medici italiani sono tra i più vecchi del mondo. Così, tra qualche anno, saremo costretti a reclutare con tutta probabilità medici stranieri. Anche perché una fetta consistente degli attuali medici del Belpaese si stanno godendo una ricca e tranquilla pensione. Insomma, non sono più "operativi". E i colleghi in attività non sembrano essere, numeri alla mano, troppi di più di quelli di paesi come Germania e Norvegia.
Mentre siamo uno dei paesi europei con meno laureati in medicina e in altri settori che hanno a che fare con la salute. Ha quindi ancora senso continuare col numero chiuso a Medicina? Anche perché in Italia occorrono almeno dieci o dodici anni per formare un nuovo medico specializzato. I dati pubblicati dall'Ocse e quelli della banca dati della Commissione europea posso aprire qualche spiraglio. Con i suoi 4,1 medici in attività ogni mille abitanti, l'Italia si piazza nelle prime posizioni per camici bianchi in attività. Ma non sembra trattarsi di numeri stratosferici se nello Stivale lavorano appena il 6 per cento in più dei medici che esercitano la professione in Svezia e il 7 per cento in più di quelli tedeschi e svizzeri.
Pochi o troppi? Se passiamo in rassegna le carte d'identità dei medici italiani il nostro Paese non sembra destinato ad un futuro roseo. Tra i 29 paesi passati in rassegna dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Italia è al secondo posto per medici over 55: se ne contano il 43 per cento. Solo in Israele ce n'è di più: il 49 per cento. Il 40 per cento in Germania e un terzo - il 33 per cento - in Francia. Circostanza che potrebbe anche essere letta positivamente, se è vero che un bravo medico deve anche avere qualche anno di esperienza alle spalle. Ma da Parigi, spiegano che "questi medici potrebbero essere indotti a andare in pensione nei prossimi dieci anni, anche se un numero significativo di medici continuano a praticare dopo i 65 anni".
In questo caso, ambulatori, studi medici e ospedali italiani potrebbero rimanere presto sprovvisti di dottori e saremmo costretti ad aprire le porte a specialisti stranieri. E paesi come Spagna e Regno Unito potrebbero essere avvantaggiati perché attualmente con i medici più giovani. Gli under 35 nostrani sono appena 9 su cento, contro i 24 - sempre su cento - in forza della Spagna e i 34 del Regno Unito. Un dato, quello sull'età media, che va incrociato anche con la produzione di medici e altre professionalità connesse con la salute del sistema universitario italiano. Se alla probabile fuga verso la pensione dei prossimi dieci anni infatti sommiamo "l'andamento lento" dell'Italia per laureati in medicina e affini le prospettive sono ancora più preoccupanti.
L'Italia, infatti, risulta uno dei paesi europei col minor numero di laureati nel settore medico: appena 11 ogni 100mila abitanti, spiegano dalla Commissione europea. Danimarca, Olanda, Germania, Finlandia, Regno Unito e Norvegia riescono a sfornarne più dell'Italia. L'unica figura che abbonda nel nostro Paese è quella del medico abilitato alla professione. Passando in rassegna i dati forniti da Bruxelles, l'Italia ne riesce a contare ben 626 ogni 100mila abitanti. Il 12 per cento in più della Germania e il 13 in più della Norvegia, ma parecchi si stanno già godendo una placida e, probabilmente, dorata pensione.
Mentre siamo uno dei paesi europei con meno laureati in medicina e in altri settori che hanno a che fare con la salute. Ha quindi ancora senso continuare col numero chiuso a Medicina? Anche perché in Italia occorrono almeno dieci o dodici anni per formare un nuovo medico specializzato. I dati pubblicati dall'Ocse e quelli della banca dati della Commissione europea posso aprire qualche spiraglio. Con i suoi 4,1 medici in attività ogni mille abitanti, l'Italia si piazza nelle prime posizioni per camici bianchi in attività. Ma non sembra trattarsi di numeri stratosferici se nello Stivale lavorano appena il 6 per cento in più dei medici che esercitano la professione in Svezia e il 7 per cento in più di quelli tedeschi e svizzeri.
Pochi o troppi? Se passiamo in rassegna le carte d'identità dei medici italiani il nostro Paese non sembra destinato ad un futuro roseo. Tra i 29 paesi passati in rassegna dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Italia è al secondo posto per medici over 55: se ne contano il 43 per cento. Solo in Israele ce n'è di più: il 49 per cento. Il 40 per cento in Germania e un terzo - il 33 per cento - in Francia. Circostanza che potrebbe anche essere letta positivamente, se è vero che un bravo medico deve anche avere qualche anno di esperienza alle spalle. Ma da Parigi, spiegano che "questi medici potrebbero essere indotti a andare in pensione nei prossimi dieci anni, anche se un numero significativo di medici continuano a praticare dopo i 65 anni".
In questo caso, ambulatori, studi medici e ospedali italiani potrebbero rimanere presto sprovvisti di dottori e saremmo costretti ad aprire le porte a specialisti stranieri. E paesi come Spagna e Regno Unito potrebbero essere avvantaggiati perché attualmente con i medici più giovani. Gli under 35 nostrani sono appena 9 su cento, contro i 24 - sempre su cento - in forza della Spagna e i 34 del Regno Unito. Un dato, quello sull'età media, che va incrociato anche con la produzione di medici e altre professionalità connesse con la salute del sistema universitario italiano. Se alla probabile fuga verso la pensione dei prossimi dieci anni infatti sommiamo "l'andamento lento" dell'Italia per laureati in medicina e affini le prospettive sono ancora più preoccupanti.
L'Italia, infatti, risulta uno dei paesi europei col minor numero di laureati nel settore medico: appena 11 ogni 100mila abitanti, spiegano dalla Commissione europea. Danimarca, Olanda, Germania, Finlandia, Regno Unito e Norvegia riescono a sfornarne più dell'Italia. L'unica figura che abbonda nel nostro Paese è quella del medico abilitato alla professione. Passando in rassegna i dati forniti da Bruxelles, l'Italia ne riesce a contare ben 626 ogni 100mila abitanti. Il 12 per cento in più della Germania e il 13 in più della Norvegia, ma parecchi si stanno già godendo una placida e, probabilmente, dorata pensione.