Scuola

"Io, costretta a insegnare in francese e meno brava dei miei alunni"

Il racconto di una prof di italiano con 35 anni di carriera. "Infilata a fare corsi estenuanti perché al liceo avevo studiato francese". "Per prova metto i miei compiti con quelli dei miei alunni e a stento raggiungo la sufficenza"

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A Maria (nome di fantasia), docente di Italiano in un liceo classico, la Clil è caduta tra capo e collo. Due anni fa la preside della scuola la convoca in presidenza. "Professoressa, ma lei al liceo non ha studiato francese?". "Sì", risponde l'ignara docente non sapendo in che tipo di guai la stava cacciando il suo capo d'istituto. "Sa, ci sarebbe da formare un insegnante per la Clil: l'insegnamento di una materia non linguistica all'ultimo anno del liceo, nella stessa lingua straniera studiata dai ragazzi a scuola. E lei è l'unica docente che al liceo ha studiato francese. Per la verità  -  sottolinea subdola il dirigente scolastico  -  ci sarebbe anche il collega Arnaldi, ma io di lui non mi fido. Per questo ho pensato a lei".

"Mi scusi preside  -  replica l'insegnante  -  è vero che ho studiato francese ma sono passati 35 anni e da allora non ho toccato più libro. Io, tra le altre cose, ho un sacco di problemi di famiglia. Come faccio?", obietta la docente che cominciava a intravedere il baratro di una formazione in servizio che non aveva messo in preventivo e per di più gratuita, se non a spese proprie. "Ma io ho già segnalato al Provveditorato il suo nominativo. Sa, avevo poco tempo".

Maria quel giorno se ne torna a casa frastornata. Racconta tutto al marito e dopo avere discusso per almeno due ore si convince ad "accettare" ciò che è già scritto nero su bianco. "Avrei potuto anche rifiutare, ma poi la preside mi avrebbe potuto creare dei problemi". E decide di imbarcarsi nell'avventura. Comincia così un lunghissimo percorso di formazione con estenuanti pomeriggi di 4 o 5 ore impiegati a studiare il Francese. La formazione prevede almeno due corsi: uno per acquisire le competenze corrispondenti al livello B1 e l'altro per il livello successivo, il B2. "Ore e ore di lezioni dopo avere svolto il lavoro a scuola. Una follia". Il primo dei due corsi si svolge a 200 chilometri di distanza dalla città in cui vive Maria. E l'amministrazione, l'Ufficio scolastico regionale, non paga quasi nulla: soltanto il pullman. Ma colazione e pranzo sono a carico dei corsisti. "Una fatica, immane", racconta. Per fortuna, il secondo corso si svolge a pochi chilometri da casa.

"Ma imparare una lingua straniera a 55 anni è difficile", ammette la malcapitata. "Dopo il primo anno di corso, per prendere dimestichezza con la metodologia mi mettevo d'accordo con la collega di lingua straniera e assegnavo ai ragazzi alcuni compiti di Storia da svolgere in Francese. E, di nascosto, per saggiare la mia preparazione tra i compiti dei miei alunni intrufolavo anche il mio, che svolgevo contemporaneamente a loro. A correggerli era spesso la conversatrice di lingua straniera senza sapere a chi appartenessero. Così ero certa che la valutazione avveniva in maniera oggettiva. E quando la collega portava i compiti corretti era una delusione: non riuscivo a prendere più di sei. Certe volte anche cinque o quattro. Parecchi dei miei alunni erano e sono più bravi di me, in sostanza. Come farò a insegnare italiano in Francese con dignità?".
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