Scuola

Occupazione, lettera di uno studente: "Libertà è un concetto che si confonde nella nostra società"

Marco Denni, Liceo scientifico Bruno Touschek, spiega la 'Didattica Alternativa' come forma di protesta scrivendo a Repubblica.it: "Mi chiedo se sia giusto che una parte della componente studentesca abbia il diritto di barricarsi dentro l'edificio in cui io vivo metà della mia giornata, con  ragazzi, professori, bidelli, e in cui voglio entrare come diritto e come dovere"

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QUATTRO mura. Un cortile. Fogli, tanti fogli bianchi, matite e penne, computer e altoparlanti. Libri, quaderni, astucci in disordine, zaini a terra. Classi vuote, altre strapiene. Voci, sussurri e mormorii, grida e urla, energia, allegria, mani che stringono e occhi che guardano, bocche che spiegano, gesti, simboli, informazioni che trapelano. La Didattica Alternativa.

Inizia tutto dalla "Buona Scuola", la riforma Giannini: studenti che si riuniscono, cortei, manifestazioni di dissenso, universitari e liceali, professori che definiscono e bidelli che rimpiangono, precari e professori di sostegno che sbuffano. Il "grande meccanismo del dissenso" si mette in moto, accende il proprio motore e aspetta che si scaldi abbastanza da partire.

Prima grande manifestazione a Roma, 10 Ottobre. Certo, buoni risultati, certo, tante persone, tanti giovani, tante facce convinte e sicure di sé. Ma non basta.
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Seconda grande manifestazione a Roma, 14 Novembre. Ancora meglio, assolutamente, siamo in tanti, ovunque uno si giri sente le urla di un megafono, il sorriso di una ragazza, la vivacità di uno striscione, la spensieratezza di un canto. Siamo molti, si sente un'atmosfera di unità nell'aria. Vogliamo che cambi, e, oggi, cambierà! Eppure, in fondo, ancora non basta, no, ci vuole qualcos'altro, qualcosa di più simbolico, di più significativo, di più, più.

Ultima grande manifestazione a Roma, 12 Dicembre. Ma è già scattato un altro ingranaggio, che si ripete dal '68, ingranaggio che viene oliato e tirato avanti in un periodo che parte da Ottobre e finisce per Dicembre: la cosiddetta "mobilitazione interna", ossia autogestioni, cogestioni, scioperi bianchi e, soprattutto, occupazioni interne alla propria scuola. Con o senza il permesso della preside, dei professori e del personale ATA. Con o senza l'appoggio di chi ha lavoro all'interno dell'istituto. Come rappresentanti del Liceo Scientifico Statale Bruno Touschek, e come studenti contrari alla riforma Giannini, ci siamo trovati nella situazione di dover organizzare a nostra volta forme di protesta inerenti a quelle che avrebbero usato i nostri "colleghi" dei Castelli Romani.

Analizzando tutte queste forme di protesta interne (sciopero bianco, cogestione, autogestione, occupazione) si può trovare in esse due punti in comune a tutte: primo, sono forme di protesta che sfociano nell'illegalità, e, secondo, hanno come scopo la creazione di "disagio". Vale la pena di soffermarsi ancora qualche riga su questa analisi da noi compiuta.

Prendiamo come esempio la via dell'occupazione: questa presa di posizione è un argomento molto e molto discusso tra gli studenti di qualsiasi scuola, che ne presentano lati negativi e lati positivi. Osservando l'occupazione che due anni fa si attuò al Touschek, posso confermare i "lati positivi" che presentano alcuni studenti, ovvero che i ragazzi che partecipano alla protesta si sentono uniti da un profondo legame, che è un'avventura donatrice di esperienze fuori dal comune, che risuona pesantemente all'esterno dell'edifico, creando quindi quel disagio che è il fine dell'atto stesso. Unica contraddizione: il disagio che va a creare l'occupazione, a meno che non occupino tutti gli edifici scolastici, non dico dell'Italia intera, ma almeno della regione o della provincia in cui si vive, è sentito, e va a danneggiare, solo il personale ATA, i professori e professoresse, la preside stessa e gli studenti che non hanno partecipato all'occupazione, per ragioni buone o meno.
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Ora, mi chiedo, se sia effettivamente giusto che una parte della componente studentesca, minoranza o maggioranza che sia, abbia il diritto di barricarsi dentro l'edificio in cui io studente vivo metà della mia giornata, in cui condivido pensieri ed emozioni non solo con gli altri ragazzi e ragazze, ma anche con professori e bidelli, in cui voglio entrare e ricevere una formazione che ho come diritto e come dovere. Mi domando se, chi favorevole all'occupazione, sia nel giusto quando toglie giorni di lavoro a persone che hanno fatto dell'insegnamento la loro vita, e a bidelli ed agenzie di pulizia.

La libertà è un concetto che, a mio avviso, si confonde nella nostra società moderna. Libertà è scelta nel rispetto altrui, ad un livello  estremamente pratico; ed io non sono nessuno se, per motivazioni personali, ideologiche o politiche, scelgo di togliere la scelta ad un altro studente di poter studiare e formarsi come adulto. È un discorso che va oltre la questione legale/non legale, che va oltre il sei in condotta a fine anno, la presa di posizione di preside e professori contro chi agisce nell'occupazione. È un discorso che si basa sul ragionamento di ciò che è giusto, e ciò che non lo è.

Ma non soffermiamoci troppo sul tema "occupazione", ho citato anche "cogestione" e "autogestione", ed il nostro pensiero è stato: perché attuare queste due forme di protesta che fuoriescono, seppur di poco, dai limiti legali, e che perciò non possono coinvolgere ad un livello ottimale la maggior parte degli studenti di una scuola come il Touschek?

Correndo il rischio di farci definire "moderati senza attributi", abbiamo deciso di comune accordo di ragionare su altre forme di protesta, altre vie, altri modi; ovviamente, prima di questa decisione, abbiamo sentito il parere degli studenti del Bruno Touschek, i quali, esponendo molte idee, attriti, accordi, contrasti con le forme di protesta sopra elencate, si sono dimostrati comunque per la maggioranza contrari ad un'ipotetica occupazione della scuola.

L'anno scorso era stata effettuata la "Didattica Alternativa", gli ultimi tre giorni prima delle vacanze natalizie, che ha coinvolto tutta la scuola, la maggioranza dei professori ed è stata approvata dalla preside. Domanda: -Perché no? Ci siamo messi a tavolino, abbiamo raccolto preferenze dei corsi, lista dei referenti, materiale per ventisette corsi, orari di quarantasei classi, nome e cognome di ottanta professori, e buone scarpe da ginnastica per correre in lungo e in largo su tre piani di edificio scolastico.
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È stato un lavoro iniziato a fine Ottobre e concluso a metà Dicembre, e questa volta avevamo in mente di utilizzare una giornata di didattica normale in più: in tutto, 16, 17, 19 e 22 Dicembre. L'idea è stata di utilizzare questi quattro giorni -18 escluso a causa dell'uscita di molte classi- perché rientrano in quel lasso di tempo che passa tra la fine del trimestre, intorno al 15 Dicembre, e l'inizio delle vacanze di Natale, quest'anno il 23. Teoricamente i professori avrebbero dovuto finire per quelle giornate i loro programmi di didattica normale e di recupero.
Abbiamo allora presentato il programma alla preside, abbiamo chiesto ai docenti, ed alla fine ci è stato accordato: il 16 mattina ha avuto quindi inizio la Didattica Alternativa.

Palestra, aula magna, biblioteca, svariate classi e spazi vengono usati come luoghi in cui tenere i corsi, che, selezionati con cura, spaziano da "Informatica e networking" a "Dibattito letterario" e "Teatro". Siamo ovviamente coscienti del fatto che un adolescente con la sola "terza media" non potrà mai sostituire la saggezza e la sapienza di un professore adulto, diplomato e laureato, ma proprio questo presenta un triplice vantaggio: l'impegno che il referente del corso utilizza per rendere al massimo e lasciare una traccia di ciò che ha scelto di "insegnare" agli altri studenti, la passione che ne deriva, ed infine la consapevolezza dell'essere "seduto dietro una cattedra".

Mi riferisco al mantenere il controllo della classe, di tenere attiva la partecipazione e l'interesse, di riuscire a risultare benevolo e interessante agli occhi di altri adolescenti irrequieti. Parlando con gli studenti che hanno assistito ai corsi posso affermare con orgoglio che hanno avuto, chi più chi meno, abbastanza sensibilità da capire la situazione imbarazzante e difficile dei loro compagni referenti, e di seguire in silenzio e rispetto le loro piccole e preziose lezioni. Oltre all'ottimo lavoro dei ragazzi che hanno tenuto i corsi, un lavoro eccellente è stato svolto dal "Servizio d'Ordine", un gruppo di ragazzi tra i più maturi scelto appositamente per indirizzare classi sperdute alla loro giusta destinazione, per mantenere il silenzio nei corridoi, per spostare banchi e cattedre pesanti, per rimediare velocemente proiettori e gessetti.

Chiunque ha partecipato alla Didattica Alternativa ne è uscito fuori con qualcosa in più, avendo partecipato ad un'esperienza che poche volte si ripete nel corso della vita, e che, a mio avviso, dovrebbe essere ripetuta ogni anno, data la grande passione che ogni studente impiega affinché questa si realizzi al massimo delle sue potenzialità. Ho scritto quest'articolo per invitare chiunque voglia a riflettere sulla nostra azione. Trovare vie in comune per lottare assieme. Instaurare rapporti.

(Marco Denni, rappresentante d'istituto del Liceo scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata, Roma)

 
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