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Repubblica@scuola, l'adolescenza raccontata dagli adolescenti: "E ora ho paura di un altro buio..."

Oltre 1100 articoli svelano in prima persona la rabbia, le difficoltà e le meraviglie degli anni della crescita. Su Rep@Scuola i rapporti con i genitori, i nuovi amici e la tensione continua tra la scoperta e l'affermazione della propria personalità

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Tra timori e cambiamenti, improvvisi entusiasmi e esperienze spaesanti. Più di mille e cento gli articoli dei giovanissimi che hanno partecipato alla sfida redazionale dal titolo "Per quel che sono", ideata dalla nostra testata insieme a Rizzoli Ragazzi. Con entusiasmo e sincerità, hanno pronunciato quel che rischia spesso di rimanere senza nome. Usando la creatività, hanno provato a sillabare le parole dell'adolescenza. Forse consapevoli che per evitare di accumulare dentro di sé insoddisfazioni e incomprensioni, si deve superare la paura e raccontare anche quel che non si comprende.  

"PER QUEL CHE E'" SU REP@SCUOLA

Tante i modi, tanti gli stili. Tante le emozioni e i fatti. Iena21, questo il nickname di uno dei giovani autori, ha scelto di essere il più possibile oggettivo e ha preso a appuntare dei numeri: "L'anno scorso ero alto un metro e 50 cm. Ora sono 1 metro e 65 cm. Sette mesi fa uscivo raramente. Oggi esco almeno 2 volte a settimana con i miei amici. Il mese scorso la mia voce sembrava quella di un bambino, e non aveva niente a che vedere con quella attuale. Gli insegnanti, il maestro di karate, i miei genitori, i miei nonni pensano che sia cambiato. Diverso, distratto, migliorato, peggiorato, misterioso, o anche semplicemente strano."

GLI ARTICOLI DEI RAGAZZI DELLE MEDIE

Lato20 è partita da un oggetto familiare della propria casa, per andare più lontano, scendere a fondo e dire delle nuove paure: "Quel mobile, in alto, sopra i fornelli, è sempre stato per me irraggiungibile, troppo lontano. Troppo in alto. E io, forse, sono sempre stata troppo bassa per raggiungerlo. Troppo piccola. Crescendo, lentamente, l'ho raggiunto, e adesso, l'altezza di quel ripiano non mi spaventa più. Sono diventata grande. I cambiamenti sono tanti, le paure anche. Paura di non soddisfare le aspettative di chi spera in noi, di chi vede nelle mani di noi ragazzi, il nostro futuro, sperando che sia migliore del loro. Quando si è piccoli la notte ci spaventa, perché ci sono i mostri nascosti sotto il letto. Da grandi i mostri sono diversi: insicurezza, solitudine, rimpianti. E anche se si è più grandi e più saggi, ci si ritrova a avere ancora paura del buio. Di ciò che non conosciamo, di ciò che ci circonda".

GLI ARTICOLI DEI RAGAZZI DELLE SUPERIORI

Phoenix18 in poche felici parole descrive le emozioni contrastanti: "Quella indescrivibile voglia di partire, senza posti in cui andare, ma anche quell'incessante bisogno di casa". Ha poi provato a spiegarsi la tentazione di emulare gli altri, più che cercare se stessi: "Nascono in noi idee rivoluzionarie, voglia di emancipazione e ricerca di una libertà. Ma a volte noi giovani, che dovremmo essere i più anticonformisti tra tutti, risultiamo essere i più conformisti. Per paura di non esporci o perché non si è capito ancora cosa è giusto pensare, tendiamo ad andare dove vanno i più".

Tra infinite sfumature e piccole differenze, per tutti, ricorrono sentimenti contrastanti. Come per Homer.tlc.10: "Conosco le mie capacità ma a volte le ignoro, conoscono i miei limiti ma a volte li infrango, conosco le mie intenzioni ma a volte le tradisco".  Theedgeu22, alla sensazione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, ha affiancato: "Le follie, i divertimenti, il sentirsi invincibili e capaci di cambiare il mondo con uno schiocco di dita, le novità, l'autonomia, la ribellione. L'adolescenza è tutto questo e molto altro ancora."

"Non voglio crescere. Non ce n'è bisogno." In una sola frase, che probabilmente molti dei grandi scrittori avrebbero voluto scrivere, Lato 16 ha racchiuso tutto lo stato d'animo di chi non vuole che il tempo trascorra troppo rapidamente. Icanfly ha posto l'accento sulla meraviglia e lo stupore: "Io amo l'adolescenza, perché quando si è ragazzi si fa di tutto, si condivide tutto e si iniziano tante cose. Ti passano tante idee per la mente, si iniziano i primi amori e si incontrano nuove amicizie". Così come Ferrari2002: "Crescere per me è una continua scoperta e meraviglia: so di diventare grande e sono felice perché tutto fila liscio. Ho tante persone con cui ho fatto amicizia e cresco insieme a loro".

Al centro dei racconti di molti, c'è la contrastata relazione con i genitori e con gli adulti. Skair dice la sua e chiede un dialogo e un confronto più attento: "Aiutami a crescere non insegnarmi che le cose che fanno girare il mondo sono soldi e aspetto. Io non ci credo, non è questo ciò che voglio. Non dirmi che non ho valori se ancora non mi hai nemmeno rivolto la parola. Se sono chiusa nel mio mondo è perché stai cercando di portarmi via l'essenza per l'effimero. Si parla tanto di giovani e di adolescenza. Forse il problema è proprio questo: si parla troppo dei giovani, ma troppo poco con loro". Antox10 ha confessato quanto sia: "frustrante trovarsi ogni giorno sotto esame, ogni volta a dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Continuamente senti frasi del tipo: 'Diventerai un grande medico!' oppure: 'Mi raccomando studia perché i voti alti ti servono per entrare a medicina!'. Non è questo lo spirito giusto per affrontare la vita: abbiamo bisogno di evadere dai soliti schemi; ecco perché amiamo ascoltare musica, amiamo uscire di casa e non parliamo con i nostri familiari".  

Albi_99 l'ha raccontata così: "Anche affrontare una conversazione con i miei genitori può diventare difficile: gli voglio bene e so che mi danno sempre consigli giusti ma divento scontroso o mi chiudo in me stesso davanti alle loro proposte o alle critiche; mi comporto come se avessero sempre torto e come se solo quello che penso io sia giusto. Ovviamente, al termine delle nostre discussioni, mi dispiace perché capisco che hanno ragione. Ogni giorno che passa sorgono nuovi piccoli problemi da risolvere, a volte non riesco a reggere lo stress e mi verrebbe voglia di tornare bambino, nel mio mondo spensierato dove c'è sempre qualcuno a risolvere le cose".

Nella famiglia ci sono incomprensioni ma anche figure che riescono a stabilire qualche sorprendente legame. Così è per 0madeinchina0 che nel nonno ha trovato quel qualcosa che gli altri non sono riusciti a concedere: "La mia famiglia non mi capisce: mia sorella con le sue battutine, mia mamma con le sue aspettative impossibili da realizzare e poi c'è mio padre che non capisce niente e che se ne è andato quando ero piccolo. Gli unici che mi capiscono sono forse il cane e mio nonno, forse per l'infanzia simile alla mia, fatto sta che lui mi comprende".

C'è anche la confessione della propensione al vittimismo, a quella sensazione che il poeta Josif Brodskij proprio ai più giovani, in un celebre discorso a Ann Arbor all'università del Michigan, consigliava di evitare ("A ogni costo evitate di concedervi lo status di vittima"). Mariaelenamartusciello ha scritto: "I bambini hanno paura dei mostri, io ho cominciato ad aver paura di me stessa. Tutto ciò che volevo era sentirmi speciale. Volevo solo essere amata. Mi sentivo fragile, credevo che gli altri non mi accettassero così com'ero, volevo essere diversa, perfetta. Mi sentivo protagonista di una vita che non mi apparteneva, intrappolata in un corpo che non mi corrispondeva. Odiavo me stessa e avrei preferito scomparire. In un certo senso ci ho provato. Avevo voglia di gridare al mondo la mia esistenza, credevo che facendo vedere agli altri che soffrivo finalmente qualcuno si sarebbe accorto di me. Mi crogiolavo nel dolore. Ma più soffrivo, più mi chiudevo in me stessa e gli altri si allontanavano da me. Per tutta l'infanzia ero stata protetta dal mondo esterno, ma il vero mostro contro cui dovevo combattere ero io."

Branca5 ha raccontato del suo personale rito per trovare, dentro casa, una specie di tregua a quella battaglia tra infanzia e adolescenza che gli esplode dentro: "Certe mattine mi sveglio prima degli altri, scendo in cucina e mi godo un po' di solitudine. Magari approfitto per ripetere qualche materia ma in realtà non è solo per ripassare che mi alzo. Stare un po' da solo mi rilassa e mi aiuta ad eliminare i pensieri confusi".

Le domande sono tante. Forse per molti valgono quelle di September che alla fine ha trovato anche il modo di dichiarare un desiderio che allo stesso tempo sembra il primo passo per aprirsi la strada: "Gli altri sono come me? Cioè, anche loro passano le serate dentro perché nessuno gli ha chiesto di uscire? E passano anche loro le notti a girare Londra con Google Maps? Lo so che è il periodo caratteristico del "solo io sto così male", ma davvero non si può essere unici in questo periodo? E con 'unici' non intendo schizofrenici o incredibilmente educati e maturi. Io voglio sentirmi unica. Voglio che mi conoscano così, per quel che sono".

Tra loro, ci sono anche i vincitori di questa sfida ad aprire il cuore. Per le medie Jacopo Guzzo del Istituto comprensivo Carmine di Canobbio, provincia di Verbania, con l'articolo "Quel che resta di un bambino ormai cresciuto", e Elisa Terranera dell'Istituto Largo Oriani di Roma con "Per quel che sono".

Per le superiori, i vincitori sono stati Iskra Valenti del Liceo delle Scienze Umane della Rovere di Savona con il testo "Non sarò lo specchio di una società la malata", e Federica Spano del liceo classico Plinio Seniore di Castellamare di Stabia, provincia di Napoli, con il testo "Siamo chi siamo". Gli autori delle medie e delle superiori entreranno di diritto nella lista dei candidati alla vittoria finale del Campionato di Repubblica@Scuola e riceveranno in premio cinque libri delle collane di Rizzoli Ragazzi. I libri verranno consegnati anche alle biblioteche delle scuole.
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