Scuola

Scuola, precaria assunta dal giudice e rimborsata

La sentenza a Fermo: un'insegnante non abilitata che ha prestato servizio per 11 anni dovrà essere immessa in ruolo. Riconosciuto anche un risarcimento di poco superiore a 100mila euro. Una sentenza importante che coincide con la discussione sul piano di assorbimento del governo

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Immissione in ruolo e 100mila euro di risarcimento per una precaria della scuola che, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, si è rivolta al giudice del lavoro. Il tutto mentre si discute del provvedimento sulla Buona scuola, che conterrà il piano di assunzione di (quasi) tutti i precari delle graduatorie ad esaurimento e di quegli insegnanti che, pur non essendo inseriti nelle liste provinciali, hanno lavorato per anni alle dipendenze dello Stato come supplenti. La notizia, diffusa dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che hanno patrocinato il ricorso, assume una certa importanza perché V. B, docente quarantaduenne di Fermo, non è neppure abilitata. Ma per ben 11 anni ha prestato servizio presso gli istituti tecnici industriali come docente di Chimica.

Secondo il giudice Pietro Merletti, del tribunale ordinario della cittadina marchigiana, "la Corte di Giustizia Europea si è chiaramente pronunciata" a proposito della normativa italiana che autorizza la reiterazione dei contratti a tempo determinato nei confronti dei supplenti in attesa dell'espletamento dei concorsi "senza indicare tempi certi per l'espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo". Sanzionando l'Italia per "il ricorso abusivo ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato".

Di conseguenza "dovendosi applicare la normativa generale, secondo la quale il contratto di lavoro normalmente è a tempo indeterminato, altro non resta da fare al giudice" che considerare il contratto della precaria come se fosse stata di ruolo dal 2004, anno in cui è stata assunta per la prima volta. Quindi il magistrato "condanna il ministero dell'Istruzione a pagare quindi le differenze retributive, e a regolarizzare la posizione previdenziale ed assistenziale, oltre che a retribuire" la docente "sino alla sua effettiva ammissione nel posto di lavoro". Un provvedimento che equivale ad un risarcimento di poco superiore ai 100mila euro e all'obbligo da parte del ministero di assumere la docente in questione. Anche senza abilitazione all'insegnamento.

 
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