Dopo oltre sei mesi, la riforma della scuola del governo Renzi prende forma. Abbandonato in extremis e con qualche "mistero" il decreto-legge, il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge che ora inizierà il suo iter in Parlamento. "La Buona scuola mette al centro lo studente: cittadini da mettere a disposizione della collettività", ha detto in apertura di conferenza stampa il premier Renzi. Ma sull'intero provvedimento incombe il rilievo della Ragioneria dello stato su tre miliardi di copertura finanziaria che mancherebbero all'appello. Nella speranza che l'approvazione possa essere rapida e la riforma, come aveva annunciato lo stesso premier, possa prendere avvio dal primo settembre prossimo. Ma sono tanti a pensare che questa non sarà la soluzione più probabile. Sono troppe le anime della maggioranza e le divisioni su una riforma che rivoluzionerà il sistema di istruzione e formazione italiano.
Studenti e insegnanti sono sul piede di guerra e le opposizioni stanno già affilando i coltelli per la battaglia parlamentare. Insomma, un cammino che si preannuncia tutto in salita. Da settembre, dovrebbe partire - il condizionale è d'obbligo - il mega piano di assunzione che coinvolgerà "tutti" i precari delle graduatorie ad esaurimento e gli idonei dell'ultimo concorso: circa 100mila tra supplenti e idonei ai concorsi del 2012. Poi, solo concorsi ai quali parteciperanno anche tutti i precari che non rientreranno nei 100mila del piano di assunzioni. Le scuole potranno finalmente dare attuazione all'autonomia scolastica, per oltre 15 anni rimasta sulla carta, e i dirigenti scolastici si trasformeranno in "sindaci" di comunità formate da alunni, insegnanti, genitori e personale non docente. Con la possibilità di assumere per "chiamata diretta" - ma da un albo distrettuale - i docenti utili all'ampliamento dell'offerta formativa della singola istituzione scolastica. Sarà l'organico funzionale lo strumento con la quale si darà attuazione alla riforma. "Con l'organico funzionale - dice il presidente del Consiglio - mai più classi pollaio e mai più supplenti".
Ma è sul rilancio dell'autonomia scolastica che il premier punta molto. "Sarà autonomia vera: ogni scuola dovrà vivere la propria autonomia, che sarà elemento di dinamismo del territorio". Gli studenti delle superiori potranno personalizzare il loro piano di studi con materie - opzionali - scelte da un elenco che le scuole predisporranno in base alla mission scandita nel Piano dell'offerta formativa. E discipline facoltative. E, nell'ultimo triennio, saranno coinvolti in attività di alternanza scuola-lavoro. Compresi gli studenti dei licei che assieme ai compagni di tecnici e professionali studieranno per più ore storia dell'arte, diritto ed economia. Sviluppando contenuti digitali e il lingua straniera. Per i piccoli delle scuole elementari la riforma riserva più tempo per lo studio della musica e per le attività motorie.
Per quanto riguarda gli insegnanti, i più bravi saranno premiati e chi vorrà potrà diventare docente mentor o docente staff per una carriera che non sarà più piatta come finora. Per il merito le scuole avranno a disposizione 200 milioni di euro all'anno. Tutti i docenti avranno inoltre una Carta del docente, con 500 euro all'anno per spese culturali da spendere per acquisto di libri, biglietti teatrali, concerti ed altro. Che Renzi ha definito come "atto di attenzione nei confronti degli insegnanti". "Saranno le scuole a stabilire i criteri attraverso i quali premiare il merito", ha spiegato Renzi. Con i contesi scatti automatici che continueranno ad incrementare la paga di tutti i docenti italiani. Nessuno escluso.
E dopo il pressing delle associazioni che fanno capo alle scuole paritarie, le famiglie che mandano i figli nelle scuole dell'infanzia, primarie e medie non statali potranno detrarre la retta scolastica dalle tasse. Un provvedimento dal forte impatto economico - costerà da 200 a 450 milioni di euro all'anno - che rischia di dividere maggioranza e opposizioni. E ancora: più digitale a scuola e possibilità da parte dei contribuenti di destinare il 5 per mille dei redditi dichiarati alle istituzioni scolastiche. Insomma, una scuola nuova. Con la speranza che i privati si decidano a finanziarla con corposi investimenti.
Studenti e insegnanti sono sul piede di guerra e le opposizioni stanno già affilando i coltelli per la battaglia parlamentare. Insomma, un cammino che si preannuncia tutto in salita. Da settembre, dovrebbe partire - il condizionale è d'obbligo - il mega piano di assunzione che coinvolgerà "tutti" i precari delle graduatorie ad esaurimento e gli idonei dell'ultimo concorso: circa 100mila tra supplenti e idonei ai concorsi del 2012. Poi, solo concorsi ai quali parteciperanno anche tutti i precari che non rientreranno nei 100mila del piano di assunzioni. Le scuole potranno finalmente dare attuazione all'autonomia scolastica, per oltre 15 anni rimasta sulla carta, e i dirigenti scolastici si trasformeranno in "sindaci" di comunità formate da alunni, insegnanti, genitori e personale non docente. Con la possibilità di assumere per "chiamata diretta" - ma da un albo distrettuale - i docenti utili all'ampliamento dell'offerta formativa della singola istituzione scolastica. Sarà l'organico funzionale lo strumento con la quale si darà attuazione alla riforma. "Con l'organico funzionale - dice il presidente del Consiglio - mai più classi pollaio e mai più supplenti".
Ma è sul rilancio dell'autonomia scolastica che il premier punta molto. "Sarà autonomia vera: ogni scuola dovrà vivere la propria autonomia, che sarà elemento di dinamismo del territorio". Gli studenti delle superiori potranno personalizzare il loro piano di studi con materie - opzionali - scelte da un elenco che le scuole predisporranno in base alla mission scandita nel Piano dell'offerta formativa. E discipline facoltative. E, nell'ultimo triennio, saranno coinvolti in attività di alternanza scuola-lavoro. Compresi gli studenti dei licei che assieme ai compagni di tecnici e professionali studieranno per più ore storia dell'arte, diritto ed economia. Sviluppando contenuti digitali e il lingua straniera. Per i piccoli delle scuole elementari la riforma riserva più tempo per lo studio della musica e per le attività motorie.
Per quanto riguarda gli insegnanti, i più bravi saranno premiati e chi vorrà potrà diventare docente mentor o docente staff per una carriera che non sarà più piatta come finora. Per il merito le scuole avranno a disposizione 200 milioni di euro all'anno. Tutti i docenti avranno inoltre una Carta del docente, con 500 euro all'anno per spese culturali da spendere per acquisto di libri, biglietti teatrali, concerti ed altro. Che Renzi ha definito come "atto di attenzione nei confronti degli insegnanti". "Saranno le scuole a stabilire i criteri attraverso i quali premiare il merito", ha spiegato Renzi. Con i contesi scatti automatici che continueranno ad incrementare la paga di tutti i docenti italiani. Nessuno escluso.
E dopo il pressing delle associazioni che fanno capo alle scuole paritarie, le famiglie che mandano i figli nelle scuole dell'infanzia, primarie e medie non statali potranno detrarre la retta scolastica dalle tasse. Un provvedimento dal forte impatto economico - costerà da 200 a 450 milioni di euro all'anno - che rischia di dividere maggioranza e opposizioni. E ancora: più digitale a scuola e possibilità da parte dei contribuenti di destinare il 5 per mille dei redditi dichiarati alle istituzioni scolastiche. Insomma, una scuola nuova. Con la speranza che i privati si decidano a finanziarla con corposi investimenti.