Gli atenei italiani si contendono i fondi statali a suon di iscritti, puntando su ricerca scientifica e qualità della didattica. E, secondo i conteggi del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, è l'Alma Mater di Bologna in cima alla classifica degli atenei meritevoli. Per il 2015/2016 l'ateneo del capoluogo emiliano porterà a casa la fetta più grossa della quota premiale erogata dal ministero: oltre 94 milioni di euro, pari al 6,95 per cento dell'intera torta. Staccando tutti gli altri rivali. A seguire, La Sapienza di Roma e l'ateneo di Padova, che riceveranno rispettivamente 87 e 70,7 milioni. Da quest'anno la quota premiale è salita dal 18 del 2014 al 20 per cento - pari a un miliardo e 385 milioni di euro - del fondo di finanziamento ordinario: il budget erogato dallo stato alle università italiane per le loro attività, che quest'anno si aggirerà attorno ai 6 miliardi e 925 milioni di euro.
Bologna si mantiene stabilmente in vetta alla classifica nazionale. E' la quota premiale che dà l'idea degli atenei che utilizzano al meglio il denaro pubblico e le risorse raggranellate dagli stessi studenti universitari con le tasse. Quest'anno, ai tre parametri - valutazione da parte dell'Anvur della ricerca scientifica, valutazione da parte dello stesso ente delle politiche di reclutamento e internazionalizzazione della didattica (studenti in mobilità attraverso il programma Erasmus e che hanno acquisito sostenuto esami all'estero) - è stato aggiunto un quarto parametro, che riguarda sempre la qualità della didattica: il numero di studenti in regola con gli studi.
L'ateneo di Bologna, seguito sempre dalla Sapienza è in cima alle classifiche dei primi tre indicatori. Ma non nel quarto, dove è l'ateneo della Capitale a primeggiare. "Sono stato penalizzato sugli studenti regolari rispetto all'anno scorso", spiega Ivano Dionigi, rettore di Bologna. "Perché nel mio ateneo il 57,7 per cento degli studenti segue studi umanistici. E nel conteggiare gli studenti regolari, quelli delle aree scientifiche e mediche hanno un peso maggiore". L'anno scorso, l'ateneo di Bologna aveva raggranellato quasi il 7,2 per cento dell'intera quota premiale. "Il segreto del nostro successo - spiega Dionigi - è dovuto al reclutamento. Quando la quota nazionale di turn over era al 20 per cento, per merito del bilancio a posto siamo riusciti ad assumere il 33 per cento di nuovi ricercatori e professori. E quando la quota è passata al 50 per cento, noi siamo riusciti a farne il 73 per cento. Assumere insegnanti bravi e giovani, molti dall'estero, richiama nuovi iscritti. Perché i ragazzi che si iscrivono a Bologna cercheranno anche la movida e i servizi, ma soprattutto cercano bravi professori", conclude. "Siamo primi per studenti regolari - dichiara Eugenio Gaudio, rettore della Sapienza - perché abbiamo portato avanti una politica tendente ad incoraggiare e a tutorare gli studenti. Ma stiamo anche investendo sulla ricerca, sull'internazionalizzazione e sul fronte dei servizi. E per andare incontro alle famiglie, abbiamo tagliato le tasse del 20 per cento a favore degli studenti bisognosi. Ma - conclude Gaudio - occorre ritornare ad investire sui giovani e sul futuro di questo paese". All'undicesima piazza, l'ateneo di Palermo, tra i primi del meridione. "Siamo ben piazzati nell'internazionalizzazione e siamo riusciti ad incrementare le assunzioni - spiega il rettore Roberto Lagalla - E abbiamo messo a posto il bilancio".
Nella ripartizione dei fondi gli atenei con più iscritti sono favoriti. In cima troviamo quasi tutti i mega atenei: Padova, Milano, Torino e la Federico II di Napoli. Ma anche i piccoli si fanno largo a gomitate. E' infatti Siena che si piazza in testa ad una ipotetica classifica che parametra la quota premiale ricevuta dal Miur al numero di studenti iscritti. Con 1.839 euro a testa, seguita da Udine (1.306 euro a studente) e Perugia (1.277 euro di premio a studente). "Siamo molto contenti. Si tratta del riconoscimento del lavoro effettuato in questi anni", spiega Angelo Riccaboni, rettore dell'università di Siena. "Abbiamo investito nella ricerca e nella didattica, mirando alla quota premiale e alla qualità del servizio ed ecco i risultati", conclude il capo dell'ateneo toscano.
Bologna si mantiene stabilmente in vetta alla classifica nazionale. E' la quota premiale che dà l'idea degli atenei che utilizzano al meglio il denaro pubblico e le risorse raggranellate dagli stessi studenti universitari con le tasse. Quest'anno, ai tre parametri - valutazione da parte dell'Anvur della ricerca scientifica, valutazione da parte dello stesso ente delle politiche di reclutamento e internazionalizzazione della didattica (studenti in mobilità attraverso il programma Erasmus e che hanno acquisito sostenuto esami all'estero) - è stato aggiunto un quarto parametro, che riguarda sempre la qualità della didattica: il numero di studenti in regola con gli studi.
L'ateneo di Bologna, seguito sempre dalla Sapienza è in cima alle classifiche dei primi tre indicatori. Ma non nel quarto, dove è l'ateneo della Capitale a primeggiare. "Sono stato penalizzato sugli studenti regolari rispetto all'anno scorso", spiega Ivano Dionigi, rettore di Bologna. "Perché nel mio ateneo il 57,7 per cento degli studenti segue studi umanistici. E nel conteggiare gli studenti regolari, quelli delle aree scientifiche e mediche hanno un peso maggiore". L'anno scorso, l'ateneo di Bologna aveva raggranellato quasi il 7,2 per cento dell'intera quota premiale. "Il segreto del nostro successo - spiega Dionigi - è dovuto al reclutamento. Quando la quota nazionale di turn over era al 20 per cento, per merito del bilancio a posto siamo riusciti ad assumere il 33 per cento di nuovi ricercatori e professori. E quando la quota è passata al 50 per cento, noi siamo riusciti a farne il 73 per cento. Assumere insegnanti bravi e giovani, molti dall'estero, richiama nuovi iscritti. Perché i ragazzi che si iscrivono a Bologna cercheranno anche la movida e i servizi, ma soprattutto cercano bravi professori", conclude. "Siamo primi per studenti regolari - dichiara Eugenio Gaudio, rettore della Sapienza - perché abbiamo portato avanti una politica tendente ad incoraggiare e a tutorare gli studenti. Ma stiamo anche investendo sulla ricerca, sull'internazionalizzazione e sul fronte dei servizi. E per andare incontro alle famiglie, abbiamo tagliato le tasse del 20 per cento a favore degli studenti bisognosi. Ma - conclude Gaudio - occorre ritornare ad investire sui giovani e sul futuro di questo paese". All'undicesima piazza, l'ateneo di Palermo, tra i primi del meridione. "Siamo ben piazzati nell'internazionalizzazione e siamo riusciti ad incrementare le assunzioni - spiega il rettore Roberto Lagalla - E abbiamo messo a posto il bilancio".
Nella ripartizione dei fondi gli atenei con più iscritti sono favoriti. In cima troviamo quasi tutti i mega atenei: Padova, Milano, Torino e la Federico II di Napoli. Ma anche i piccoli si fanno largo a gomitate. E' infatti Siena che si piazza in testa ad una ipotetica classifica che parametra la quota premiale ricevuta dal Miur al numero di studenti iscritti. Con 1.839 euro a testa, seguita da Udine (1.306 euro a studente) e Perugia (1.277 euro di premio a studente). "Siamo molto contenti. Si tratta del riconoscimento del lavoro effettuato in questi anni", spiega Angelo Riccaboni, rettore dell'università di Siena. "Abbiamo investito nella ricerca e nella didattica, mirando alla quota premiale e alla qualità del servizio ed ecco i risultati", conclude il capo dell'ateneo toscano.