L'Università degli Studi di Siena resiste ancora quest'anno in cima alla classifica Censis-Repubblica. Con il punteggio di 100,6 su 110 si aggiudica il podio nella graduatoria riservata agli atenei "medi" (da 10mila a 20mila studenti iscritti).
È questo uno dei risultati che emergono dalla Grande Guida Università di Repubblica 2015/2016 (in edicola da lunedì 27 luglio, € 9,90 + il prezzo del quotidiano), che aiuta le future matricole a scegliere l'università più adatta alle proprie esigenze, a confrontare fra loro i vari atenei e allo stesso tempo misura il sistema universitario italiano.
Sull'esito e sul valore delle classifiche il Rettore di Siena Angelo Riccaboni, ha così commentato: "Hanno sempre qualche difetto perché non è facile valutare l'attività universitaria. I risultati non vanno presi per oro colato, ma offrono segnali significativi soprattutto quando si ripetono nel tempo. L'Università degli Studi di Siena è da anni riconosciuta in posizione di vertice in molte graduatorie, quindi credo che aiutino a capire la qualità dei nostri servizi".
Il Censis ha tenuto conto di alcuni indicatori. Quali secondo lei i più significativi?
"Sono principalmente tre: la valutazione della qualità della ricerca; l'impegno delle università nell'instaurare dei rapporti con le imprese per dare una spinta al mercato del lavoro con iniziative come gli stage e, infine, il tema dell'internazionalizzazione inteso come numero di corsi che vengono erogati in lingua inglese".
Le università italiane presentano ancora delle criticità. Per lei quali sono le maggiori?
"Sarebbe importante riuscire a dare agli atenei più autonomia e flessibilità sui percorsi formativi qui troppo rigidi, cosa che invece avviene negli altri Paesi dove c'è maggiore possibilità di sperimentare. Anche se non è un argomento nuovo, quello delle risorse è un problema da non sottovalutare considerato che rispetto ad altri sistemi quello universitario è sottofinanziato. Risorse che andrebbero destinate soprattutto per richiamare in Italia i giovani italiani emigrati, cioè i cosiddetti "cervelli in fuga""
È questo uno dei risultati che emergono dalla Grande Guida Università di Repubblica 2015/2016 (in edicola da lunedì 27 luglio, € 9,90 + il prezzo del quotidiano), che aiuta le future matricole a scegliere l'università più adatta alle proprie esigenze, a confrontare fra loro i vari atenei e allo stesso tempo misura il sistema universitario italiano.
Sull'esito e sul valore delle classifiche il Rettore di Siena Angelo Riccaboni, ha così commentato: "Hanno sempre qualche difetto perché non è facile valutare l'attività universitaria. I risultati non vanno presi per oro colato, ma offrono segnali significativi soprattutto quando si ripetono nel tempo. L'Università degli Studi di Siena è da anni riconosciuta in posizione di vertice in molte graduatorie, quindi credo che aiutino a capire la qualità dei nostri servizi".
Il Censis ha tenuto conto di alcuni indicatori. Quali secondo lei i più significativi?
"Sono principalmente tre: la valutazione della qualità della ricerca; l'impegno delle università nell'instaurare dei rapporti con le imprese per dare una spinta al mercato del lavoro con iniziative come gli stage e, infine, il tema dell'internazionalizzazione inteso come numero di corsi che vengono erogati in lingua inglese".
Le università italiane presentano ancora delle criticità. Per lei quali sono le maggiori?
"Sarebbe importante riuscire a dare agli atenei più autonomia e flessibilità sui percorsi formativi qui troppo rigidi, cosa che invece avviene negli altri Paesi dove c'è maggiore possibilità di sperimentare. Anche se non è un argomento nuovo, quello delle risorse è un problema da non sottovalutare considerato che rispetto ad altri sistemi quello universitario è sottofinanziato. Risorse che andrebbero destinate soprattutto per richiamare in Italia i giovani italiani emigrati, cioè i cosiddetti "cervelli in fuga""