SI APRE una settimana calda per il mondo della scuola. Nell’arco di otto giorni, scenderanno in piazza tutte le sigle sindacali, gli studenti e i dirigenti scolastici. Ad aprire le ostilità, giovedì 12 maggio, i docenti e il personale Ata di Gilda degli insegnanti, Unicobas e Cobas. Per queste ultime due sigle, lo scopo dichiarato è quello di boicottare i test Invalsi della scuola superiore che si svolgeranno nella stessa giornata di giovedì. Ma non solo. La lotta contro la Buona scuola varata dal governo Renzi per i rappresentanti dei lavoratori si sposta sul fronte Referendario con i quattro quesiti proposti per modificare la riforma Renzi-Giannini. "L'attuazione della legge 107 va bloccata qui ed ora, senza se e senza ma", dichiarano dagli Unicobas. Mentre i Cobas rilanciano: "Basta con lo strapotere dei presidi che demolisce il lavoro collegiale e produce mostruosità giuridiche e didattiche".
In piazza, nello stesso giorno, anche i ragazzi dell’Unione degli studenti, della Rete della conoscenza e di Link-Coordinamento universitario, tutti allineati contro i quizzoni dell’istituto di via Ippolito Nievo. "Noi crediamo che i test Invalsi siano dannosi e che creino discriminazioni. Valutare non può significare schedare, mettere in classifica, favorire la competizione tra scuole e studenti, indirizzare e svilire la didattica rendendola un semplice bagaglio di nozioni da digerire per affrontare i test". Con la Gilda che, oltre a chiedere sostanziali modifiche alla Buona scuola, ricorda a tutti che "le trattative per il rinnovo del contratto sono ancora al palo" spiega Rino Di Meglio. "La situazione è diventata ormai insostenibile e riteniamo che lo sciopero, sia necessario in questo difficile momento”. I lavoratori della scuola hanno il contratto bloccato dal 2009 e da sette anni il potere d’acquisto degli stipendi tra i più bassi d’Europa si è ulteriormente depresso.
Dopo appena otto giorni, il 20 maggio, sarà la volta degli iscritti e dei simpatizzanti di Flc Cgil, Cisl e Uil scuola e Snals. Al centro della protesta dei confederali, che portano in piazza anche i loro dirigenti scolastici, il rinnovo del contratto di lavoro. Ma non solo. "Per tutti" spiegano in un comunicato unitario, "si rivendicano percorsi di valorizzazione professionale e una sburocratizzazione del lavoro, nella prospettiva di un consolidato patto educativo tra scuola, famiglie e comunità sociale sostenuto anche da una forte e mirata politica di investimenti. Si rivendica inoltre la stabilizzazione dei tanti precari cui né il piano straordinario di assunzioni né le procedure concorsuali in atto hanno dato risposta".
In più, i sindacati che scenderanno in piazza venerdì 20 maggio, chiedono al governo "anche ai fini di una piena salvaguardia della libertà di insegnamento, criteri trasparenti e oggettivi" definiti contrattualmente "per l’assegnazione degli insegnanti alle scuole, una gestione partecipata e contrattata delle procedure di valorizzazione professionale, rifiutando una gestione verticistica del cosiddetto bonus, il sostegno e la promozione della collegialità come modello che può favorire la miglior qualità nella programmazione e nella gestione dell’offerta formativa. E una diversa politica degli organici del personale Ata. Per i dirigenti scolastici, oltre al riallineamento retributivo rispetto al resto della dirigenza pubblica", le quattro sigle chiedono "il superamento delle assurde differenze nel trattamento economico legate alle diverse modalità di reclutamento, la fine del sistematico ricorso alle reggenze e l’eliminazione delle responsabilità improprie".
In piazza, nello stesso giorno, anche i ragazzi dell’Unione degli studenti, della Rete della conoscenza e di Link-Coordinamento universitario, tutti allineati contro i quizzoni dell’istituto di via Ippolito Nievo. "Noi crediamo che i test Invalsi siano dannosi e che creino discriminazioni. Valutare non può significare schedare, mettere in classifica, favorire la competizione tra scuole e studenti, indirizzare e svilire la didattica rendendola un semplice bagaglio di nozioni da digerire per affrontare i test". Con la Gilda che, oltre a chiedere sostanziali modifiche alla Buona scuola, ricorda a tutti che "le trattative per il rinnovo del contratto sono ancora al palo" spiega Rino Di Meglio. "La situazione è diventata ormai insostenibile e riteniamo che lo sciopero, sia necessario in questo difficile momento”. I lavoratori della scuola hanno il contratto bloccato dal 2009 e da sette anni il potere d’acquisto degli stipendi tra i più bassi d’Europa si è ulteriormente depresso.
Dopo appena otto giorni, il 20 maggio, sarà la volta degli iscritti e dei simpatizzanti di Flc Cgil, Cisl e Uil scuola e Snals. Al centro della protesta dei confederali, che portano in piazza anche i loro dirigenti scolastici, il rinnovo del contratto di lavoro. Ma non solo. "Per tutti" spiegano in un comunicato unitario, "si rivendicano percorsi di valorizzazione professionale e una sburocratizzazione del lavoro, nella prospettiva di un consolidato patto educativo tra scuola, famiglie e comunità sociale sostenuto anche da una forte e mirata politica di investimenti. Si rivendica inoltre la stabilizzazione dei tanti precari cui né il piano straordinario di assunzioni né le procedure concorsuali in atto hanno dato risposta".
In più, i sindacati che scenderanno in piazza venerdì 20 maggio, chiedono al governo "anche ai fini di una piena salvaguardia della libertà di insegnamento, criteri trasparenti e oggettivi" definiti contrattualmente "per l’assegnazione degli insegnanti alle scuole, una gestione partecipata e contrattata delle procedure di valorizzazione professionale, rifiutando una gestione verticistica del cosiddetto bonus, il sostegno e la promozione della collegialità come modello che può favorire la miglior qualità nella programmazione e nella gestione dell’offerta formativa. E una diversa politica degli organici del personale Ata. Per i dirigenti scolastici, oltre al riallineamento retributivo rispetto al resto della dirigenza pubblica", le quattro sigle chiedono "il superamento delle assurde differenze nel trattamento economico legate alle diverse modalità di reclutamento, la fine del sistematico ricorso alle reggenze e l’eliminazione delle responsabilità improprie".