ROMA - La scuola torna in piazza dopo un anno esatto. Il 5 maggio del 2015 docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) si fermarono in blocco - col 65 per cento di adesione certificata dalla Funzione pubblica - per arginare la Buona scuola del governo Renzi. Che dopo qualche mese sarebbe diventata legge dello Stato introducendo una miriade di novità che stanno producendo discussione interminabili e scontri tra diverse fazioni all'interno delle scuole di tutta Italia: basti pensare al Bonus che fra qualche settimana i presidi assegneranno soltanto ai docenti migliori. Ecco i motivi della protesta di oggi.
Rinnovo del contratto di lavoro. Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, e Snals chiamano a raccolta il personale della scuola, dirigenti scolastici compresi, con tre parole d'ordine: contratto, partecipazione, stabilità del lavoro. "Per superare - spiegano - gli aspetti più devastanti e deleteri della legge 107 del 2015, la Buona scuola, appunto. Il rinnovo del contratto di lavoro, questa volta, è in cima a tutti i pensieri dei rappresentanti dei lavoratori. Il contratto della scuola è scaduto il 31 dicembre del 2009 per la parte economica: quasi sette anni di blocco salariale che, secondo stime sindacali, è costato a docenti e Ata qualcosa come 11mila euro, 1.440 euro annui pari all'8,5 per cento del potere d'acquisto.
Ad aggravare la situazione il fatto che gli stipendi degli insegnanti italiani figurano in fondo alla classifica delle retribuzioni dei paesi più industrializzati e no d'Europa: un docente tedesco guadagna più del doppio di un pari grado italiano. Blocco sul quale si è pronunciata anche la Corte costituzionale, segnalandone l'illegittimità. Ma la parte normativa del contratto, del 2007, è scaduta da nove anni e dopo le novità introdotte dalla riforma dell'attuale esecutivo è anche obsoleta. Basta fare un esempio. Molte mansioni richieste ai docenti per obblighi di legge - il tutor interno per l'alternanza scuola-lavoro - non sono previste dal contratto. E i docenti si possono rifiutare di assumere l'incarico. Ma le 200 ore di Alternanza nei licei e le 400 nei tecnici e professionali (per l'ultimo triennio) sono già partite e per gli alunni costituiscono un obbligo.
Riconquista degli spazi sindacali. Non solo motivi economici sullo sfondo della protesta di oggi. "E' indispensabile - spiegano i sindacati - riconquistare al confronto e al negoziato materie che toccano aspetti importanti del rapporto di lavoro e che non possono essere gestiti in modo unilaterale e verticistico". La Buona scuola, senza troppi nascondimenti, incrementa il potere dei presidi e svuota di significato gli incontri tra sindacati e lavoratori e i poteri degli organi collegiali, soprattutto su materie come il Piano triennale dell'offerta formativa, l'assegnazione del Bonus in denaro ai docenti e la scelta dei neoassunti dagli ambiti territoriali. Materie, da sempre oggetto di trattativa sindacale, per le quali "servono regole certe e trasparenti e la sede legittima per definirle è la contrattazione". Mentre, accanto alla protesta di piazza, parte una stagione referendaria con la raccolta delle firme abrogare quattro punti fondamentali della Buona scuola: Bonus agli insegnanti, chiamata diretta dei presidi dagli ambiti territoriali, finanziamento dei privati alle singole scuole e alternanza scuola-lavoro.
Stabilità del lavoro. In piazza anche per chiedere più stabilità del lavoro. Per i sindacati "la realtà è molto diversa da quella propagandata dal governo". La fine del precariato, come ha ammesso lo stesso sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone nel corso di un question-time alla Camera, è ancora piuttosto lontana. Nonostante le 86mila assunzioni effettuate tra agosto e novembre del 2015, nelle graduatorie provinciali ad esaurimento sono presenti ancora 45mila precari, mentre i supplenti sono ancora 105mila, appena 10 mila in meno del 2015. "L'area del lavoro precario non è affatto diminuita", replicano i sindacati, Mentre per gli Ata, nonostante 12mila posti vacanti, le assunzioni sono bloccate. "Sono decine di migliaia i precari che non vedono realizzato il loro diritto alla stabilità del lavoro". E su quest'ultimo aspetto si attende il pronunciamento della Corte costituzionale sui precari non ancora assunti che hanno lavorato per oltre 36 mesi.
Rinnovo del contratto di lavoro. Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, e Snals chiamano a raccolta il personale della scuola, dirigenti scolastici compresi, con tre parole d'ordine: contratto, partecipazione, stabilità del lavoro. "Per superare - spiegano - gli aspetti più devastanti e deleteri della legge 107 del 2015, la Buona scuola, appunto. Il rinnovo del contratto di lavoro, questa volta, è in cima a tutti i pensieri dei rappresentanti dei lavoratori. Il contratto della scuola è scaduto il 31 dicembre del 2009 per la parte economica: quasi sette anni di blocco salariale che, secondo stime sindacali, è costato a docenti e Ata qualcosa come 11mila euro, 1.440 euro annui pari all'8,5 per cento del potere d'acquisto.
Ad aggravare la situazione il fatto che gli stipendi degli insegnanti italiani figurano in fondo alla classifica delle retribuzioni dei paesi più industrializzati e no d'Europa: un docente tedesco guadagna più del doppio di un pari grado italiano. Blocco sul quale si è pronunciata anche la Corte costituzionale, segnalandone l'illegittimità. Ma la parte normativa del contratto, del 2007, è scaduta da nove anni e dopo le novità introdotte dalla riforma dell'attuale esecutivo è anche obsoleta. Basta fare un esempio. Molte mansioni richieste ai docenti per obblighi di legge - il tutor interno per l'alternanza scuola-lavoro - non sono previste dal contratto. E i docenti si possono rifiutare di assumere l'incarico. Ma le 200 ore di Alternanza nei licei e le 400 nei tecnici e professionali (per l'ultimo triennio) sono già partite e per gli alunni costituiscono un obbligo.
Riconquista degli spazi sindacali. Non solo motivi economici sullo sfondo della protesta di oggi. "E' indispensabile - spiegano i sindacati - riconquistare al confronto e al negoziato materie che toccano aspetti importanti del rapporto di lavoro e che non possono essere gestiti in modo unilaterale e verticistico". La Buona scuola, senza troppi nascondimenti, incrementa il potere dei presidi e svuota di significato gli incontri tra sindacati e lavoratori e i poteri degli organi collegiali, soprattutto su materie come il Piano triennale dell'offerta formativa, l'assegnazione del Bonus in denaro ai docenti e la scelta dei neoassunti dagli ambiti territoriali. Materie, da sempre oggetto di trattativa sindacale, per le quali "servono regole certe e trasparenti e la sede legittima per definirle è la contrattazione". Mentre, accanto alla protesta di piazza, parte una stagione referendaria con la raccolta delle firme abrogare quattro punti fondamentali della Buona scuola: Bonus agli insegnanti, chiamata diretta dei presidi dagli ambiti territoriali, finanziamento dei privati alle singole scuole e alternanza scuola-lavoro.
Stabilità del lavoro. In piazza anche per chiedere più stabilità del lavoro. Per i sindacati "la realtà è molto diversa da quella propagandata dal governo". La fine del precariato, come ha ammesso lo stesso sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone nel corso di un question-time alla Camera, è ancora piuttosto lontana. Nonostante le 86mila assunzioni effettuate tra agosto e novembre del 2015, nelle graduatorie provinciali ad esaurimento sono presenti ancora 45mila precari, mentre i supplenti sono ancora 105mila, appena 10 mila in meno del 2015. "L'area del lavoro precario non è affatto diminuita", replicano i sindacati, Mentre per gli Ata, nonostante 12mila posti vacanti, le assunzioni sono bloccate. "Sono decine di migliaia i precari che non vedono realizzato il loro diritto alla stabilità del lavoro". E su quest'ultimo aspetto si attende il pronunciamento della Corte costituzionale sui precari non ancora assunti che hanno lavorato per oltre 36 mesi.