“L’Ocse striglia il sistema d’istruzione italiano che c’era prima del 2014. Ma è evidente che con la Buona scuola abbiamo invertito la tendenza”. Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione è certo che le cose miglioreranno dopo la sonora bocciatura di oggi attraverso Education at a glance 2016: lo Sguardo sull’educazione 2016.
L'Ocse ci bacchetta su tutti i fronti. Che ne pensa?
L’Ocse bacchetta il sistema d’istruzione italiano che esisteva prima della Buona Scuola. I dati si fermano, infatti, al 2014. Bisognerà aspettare i rapporti dei prossimi anni ma mi pare evidente che con la legge 107 abbiamo invertito una tendenza e una politica di tagli e abbiamo dato risposte concrete alle sfide e agli obiettivi che l’Europa ci chiede: tornare a investire sull’istruzione, rinnovare il corpo docente attirando giovani insegnanti, creare un sistema “plurale” che risponda alle esigenze diverse degli studenti. Tutti cardini della legge che abbiamo approvato e per la quale continuiamo a lavorare giorno dopo giorno.
Quello italiano appare uno dei sistemi d’istruzione più sottofinanziato al mondo. Cosa ha fatto il governo finora? E cosa intende fare per il futuro?
I dati riportati dal rapporto, purtroppo, non sono una novità per chi è addentro alla questione. Sono piuttosto un punto di partenza. Venivamo da politiche scellerate di tagli indiscriminati e già in pochi anni abbiamo trovato soluzioni, tornando a investire sulla scuola e sull’università, volano per lo sviluppo del Paese. Oltre ai 3 miliardi della Buona Scuola, potrei citare i 7,4 miliardi per l’edilizia scolastica, il miliardo per il piano nazionale scuola digitale, le risorse messe a disposizione per valorizzare il merito degli insegnanti e quelle per riconoscere le maggiori responsabilità e il maggiore impegno dei dirigenti scolastici. Gli stanziamenti per la formazione continua e l’aggiornamento del corpo docente, il bonus per i diciottenni e il finanziamento del diritto allo studio che abbiamo messo in campo con l’ultima legge di stabilità. E ancora molto stiamo facendo, perché molto sacrificata era la situazione che abbiamo ereditato, con le deleghe previste dalla legge e con una serie di altri provvedimenti ai quali stiamo lavorando per mettere finalmente benzina nel motore dell’Italia.
Il corpo docente italiano è il più anziano del mondo? Basteranno le immissioni in ruolo degli ultimi due anni a invertire la tendenza e ad avvicinare il nostro paese alla media Ocse?
I dati che possediamo ci dicono già che le immissioni in ruolo di questi ultimi due anni hanno già abbassato la media dell’età dei docenti italiani. Basti pensare che la media dell’età dei partecipanti al concorso è di 39 anni. Il sistema contorto della graduatorie e delle liste che fino a ieri ha governato la scuola italiana non consentiva di immettere nel sistema nuove e giovani professionalità. Con la Buona Scuola siamo intervenuti proprio su questo fronte. Dando garanzie e stabilità a giovani e preparati insegnanti e rinnovando la didattica per gli studenti. Tutti aspetti sui quali stiamo lavorando anche grazie alla delega sulla formazione iniziale.
L'altissima percentuale di Neet e il basso tasso di passaggio dalla scuola all'università viene interpretata dall'Ocse come un atteggiamento di scarso interesse verso il titolo universitario. Cosa intende fare il suo governo per attrarre più giovani verso l’università?
La rilevazione Ocse si ferma al 2014 ma qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato un dato molto interessante: rispetto all’anno scorso il numero dei Neet italiani è diminuito di 252mila unità. Credo che questo sia un ottimo risultato per le politiche che riguardano scuola e lavoro che abbiamo messo in campo. L’alternanza scuola-lavoro, la delega sulla istruzione e formazione professionale, il sistema duale all’italiana, l’apprendistato e il JobsAct sono tutte voci di un cambiamento di prospettiva radicale nel panorama dell’istruzione italiana. E sintomo di questa dirompenza è la resistenza che abbiamo trovato nell’applicare queste migliorie che non solo l’Europa ci chiede ma che sono necessarie per i ragazzi stessi. Un sistema giusto ed egalitario è un sistema che offre più strade diversificate di accesso al futuro, che orienta nel domani, che dà chiavi di sperimentazione. Che non lascia indietro nessuno. E questo governo su più fronti sta agendo proprio per garantire possibilità.
Il basso numero di laureati pregiudica le sorti economiche e sociali nel nostro Paese. Cosa pensate di fare per migliorare la situazione?
Come anticipavo prima, anche in ambito universitario siamo intervenuti e stiamo intervenendo per sostenere gli studenti nel loro percorso, potenziando e consolidando le risorse per il diritto allo studio. Questo naturalmente non basta, è solo un primo passo di un percorso articolato nel quale siamo impegnati. Se i giovani italiani che si laureano sono pochi, dobbiamo interrogarci sui motivi della dispersione. Su cosa non trovano nelle aule universitarie. E, anche lì, costruire risposte alle loro esigenze, a quelle dei territori e del mercato del lavoro. Anche in questo caso poco spesso università e mondo del lavoro hanno trovato punti di contatto. Noi stiamo lavorando per abbattere steccati e mettere in comunicazione mondi che hanno bisogno l’uno dell’altro.
Tasse universitarie alte e pochi interventi per il diritto allo studio allontanano i giovani dagli atenei. Il governo intende approvare quell’intervento sul diritto allo studio che gli studenti chiedono da anni?
Il governo è già impegnato a farlo e ha già dato risultati tangibili della volontà di stare a fianco degli studenti nell’ultima legge di stabilità: 55 milioni sul diritto allo studio. Senza contare, poi, la volontà di creare una no tax area per i redditi minori, un provvedimento che stiamo studiando e sul quale siamo impegnati. E il consistente impegno previsto per la prossima legge di bilancio: stiamo costruendo un corposo pacchetto di misure per il diritto allo studio, per esempio vogliamo eliminare definitivamente la paradossale figura dell’idoneo senza borsa.
Pensa che i docenti italiani, con gli stipendi tra i più bassi d’Europa, possano davvero applicare tutte le novità della Buona scuola con il sorriso sulle labbra senza un adeguato corrispettivo economico?
Io penso due cose sostanzialmente: che finora nessun governo aveva riconosciuto la dignità professionale degli insegnanti come abbiamo fatto noi. Un riconoscimento che è evidente nella stabilizzazione di insegnanti altrimenti costretti a un precariato senza fine, a misure economiche per la loro formazione e il loro aggiornamento (la card di 500 euro a regime, gli 80 euro, lo stanziamento previsto dalla Buona Scuola), a risorse per valorizzare il loro merito. E, altra cosa, che la maggior parte delle novità della Buona Scuola non sono un obbligo imposto dall’alto per gli insegnanti, ma naturali sviluppi della didattica, che molti bravi insegnanti del nostro Paese mettevano già in campo prima che arrivasse una legge a proporglielo. Certo, non nascondiamo la testa sotto la sabbia e sappiamo che bisogna intervenire anche sugli aumenti dei loro stipendi. Interverremo anche su questo. Intanto, però, possiamo dire di avere dato più di un segnale incoraggiante e rassicurante.
Cosa ha in cantiere l’esecutivo per l’istruzione degli adulti?
Anche sul capitolo “istruzione degli adulti” ci sono risposte concrete e risorse stanziate per potenziare sempre di più il settore. Stiamo potenziando il sistema dei Cpia da più punti di vista, non solo da quello strettamente legato alla docenza, ma anche creare laboratori digitali, che possano fare di questo ambito, un settore con una propria autonomia e una riconosciuta dignità. Pensiamo all’importanza dei Cpia nella formazione e nell’istruzione non solo degli adulti ma anche dei giovani immigrati. E infine, per quanto riguarda l’apprendimento permanente – che al nostro arrivo abbiamo trovato arenato - stiamo riprendendo un percorso virtuoso di collaborazione con le regioni e le parti sociali, per farlo ripartire in maniera strutturata. Sono punti di forza del nostro sistema, che troppo spesso, purtroppo, vengono sopraffatti dal chiacchiericcio sui soliti temi dibattuti dall’opinione pubblica. Il governo, però, non dimentica nessuno.
Il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, conferma l'inversione di rotta del sistema dell'istruzione in Italia: "Il Governo ha invertito la rotta sulla scuola ed è stata intrapresa con decisione la strada del cambiamento. I dati del Rapporto Ocse offrono ogni anno interessanti spunti di riflessione e un quadro internazionale su cui ragionare e da cui ricavare sollecitazioni e buone pratiche" ha detto Giannini. "La richiesta di maggiori investimenti e maggiore attenzione a temi come quello dei Neet e della dispersione scolastica ha già trovato una risposta nell'azione di questo Governo che ha finalmente invertito la rotta sulla scuola, intraprendendo con decisione la strada del cambiamento. Con la riforma 'buona Scuola' abbiamo previsto un investimento di 3 miliardi aggiuntivi all'anno sul capitolo istruzione. Abbiamo assunto 90mila docenti nel 2015, con un piano straordinario, e bandito un concorso per oltre 63mila Insegnanti contribuendo al ringiovanimento del corpo docenti. Un dato, quest'ultimo, riconosciuto anche dal rapporto Ocse. Attraverso l'alternanza scuola-lavoro, i laboratori territoriali per l'occupabilità, le scuole aperte anche in orari extra con il progetto 'la scuola al centro', il rilancio degli Its (Istituti tecnici superiori) stiamo mettendo in campo azioni concrete per contrastare la dispersione scolastica, migliorare la possibilità dei nostri studenti di trovare un'occupazione una volta diplomati e strappare tanti ragazzi dalla condizione di neet. Con l'ultima legge di stabilità abbiamo previsto fondi aggiuntivi per le borse di studio universitarie e stiamo lavorando per rendere l'istruzione terziaria più vicina alle esigenze degli studenti. Vigliamo dare ai nostri giovani strumenti concreti per affrontare il futuro".
L'Ocse ci bacchetta su tutti i fronti. Che ne pensa?
L’Ocse bacchetta il sistema d’istruzione italiano che esisteva prima della Buona Scuola. I dati si fermano, infatti, al 2014. Bisognerà aspettare i rapporti dei prossimi anni ma mi pare evidente che con la legge 107 abbiamo invertito una tendenza e una politica di tagli e abbiamo dato risposte concrete alle sfide e agli obiettivi che l’Europa ci chiede: tornare a investire sull’istruzione, rinnovare il corpo docente attirando giovani insegnanti, creare un sistema “plurale” che risponda alle esigenze diverse degli studenti. Tutti cardini della legge che abbiamo approvato e per la quale continuiamo a lavorare giorno dopo giorno.
Quello italiano appare uno dei sistemi d’istruzione più sottofinanziato al mondo. Cosa ha fatto il governo finora? E cosa intende fare per il futuro?
I dati riportati dal rapporto, purtroppo, non sono una novità per chi è addentro alla questione. Sono piuttosto un punto di partenza. Venivamo da politiche scellerate di tagli indiscriminati e già in pochi anni abbiamo trovato soluzioni, tornando a investire sulla scuola e sull’università, volano per lo sviluppo del Paese. Oltre ai 3 miliardi della Buona Scuola, potrei citare i 7,4 miliardi per l’edilizia scolastica, il miliardo per il piano nazionale scuola digitale, le risorse messe a disposizione per valorizzare il merito degli insegnanti e quelle per riconoscere le maggiori responsabilità e il maggiore impegno dei dirigenti scolastici. Gli stanziamenti per la formazione continua e l’aggiornamento del corpo docente, il bonus per i diciottenni e il finanziamento del diritto allo studio che abbiamo messo in campo con l’ultima legge di stabilità. E ancora molto stiamo facendo, perché molto sacrificata era la situazione che abbiamo ereditato, con le deleghe previste dalla legge e con una serie di altri provvedimenti ai quali stiamo lavorando per mettere finalmente benzina nel motore dell’Italia.
Il corpo docente italiano è il più anziano del mondo? Basteranno le immissioni in ruolo degli ultimi due anni a invertire la tendenza e ad avvicinare il nostro paese alla media Ocse?
I dati che possediamo ci dicono già che le immissioni in ruolo di questi ultimi due anni hanno già abbassato la media dell’età dei docenti italiani. Basti pensare che la media dell’età dei partecipanti al concorso è di 39 anni. Il sistema contorto della graduatorie e delle liste che fino a ieri ha governato la scuola italiana non consentiva di immettere nel sistema nuove e giovani professionalità. Con la Buona Scuola siamo intervenuti proprio su questo fronte. Dando garanzie e stabilità a giovani e preparati insegnanti e rinnovando la didattica per gli studenti. Tutti aspetti sui quali stiamo lavorando anche grazie alla delega sulla formazione iniziale.
L'altissima percentuale di Neet e il basso tasso di passaggio dalla scuola all'università viene interpretata dall'Ocse come un atteggiamento di scarso interesse verso il titolo universitario. Cosa intende fare il suo governo per attrarre più giovani verso l’università?
La rilevazione Ocse si ferma al 2014 ma qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato un dato molto interessante: rispetto all’anno scorso il numero dei Neet italiani è diminuito di 252mila unità. Credo che questo sia un ottimo risultato per le politiche che riguardano scuola e lavoro che abbiamo messo in campo. L’alternanza scuola-lavoro, la delega sulla istruzione e formazione professionale, il sistema duale all’italiana, l’apprendistato e il JobsAct sono tutte voci di un cambiamento di prospettiva radicale nel panorama dell’istruzione italiana. E sintomo di questa dirompenza è la resistenza che abbiamo trovato nell’applicare queste migliorie che non solo l’Europa ci chiede ma che sono necessarie per i ragazzi stessi. Un sistema giusto ed egalitario è un sistema che offre più strade diversificate di accesso al futuro, che orienta nel domani, che dà chiavi di sperimentazione. Che non lascia indietro nessuno. E questo governo su più fronti sta agendo proprio per garantire possibilità.
Il basso numero di laureati pregiudica le sorti economiche e sociali nel nostro Paese. Cosa pensate di fare per migliorare la situazione?
Come anticipavo prima, anche in ambito universitario siamo intervenuti e stiamo intervenendo per sostenere gli studenti nel loro percorso, potenziando e consolidando le risorse per il diritto allo studio. Questo naturalmente non basta, è solo un primo passo di un percorso articolato nel quale siamo impegnati. Se i giovani italiani che si laureano sono pochi, dobbiamo interrogarci sui motivi della dispersione. Su cosa non trovano nelle aule universitarie. E, anche lì, costruire risposte alle loro esigenze, a quelle dei territori e del mercato del lavoro. Anche in questo caso poco spesso università e mondo del lavoro hanno trovato punti di contatto. Noi stiamo lavorando per abbattere steccati e mettere in comunicazione mondi che hanno bisogno l’uno dell’altro.
Tasse universitarie alte e pochi interventi per il diritto allo studio allontanano i giovani dagli atenei. Il governo intende approvare quell’intervento sul diritto allo studio che gli studenti chiedono da anni?
Il governo è già impegnato a farlo e ha già dato risultati tangibili della volontà di stare a fianco degli studenti nell’ultima legge di stabilità: 55 milioni sul diritto allo studio. Senza contare, poi, la volontà di creare una no tax area per i redditi minori, un provvedimento che stiamo studiando e sul quale siamo impegnati. E il consistente impegno previsto per la prossima legge di bilancio: stiamo costruendo un corposo pacchetto di misure per il diritto allo studio, per esempio vogliamo eliminare definitivamente la paradossale figura dell’idoneo senza borsa.
Pensa che i docenti italiani, con gli stipendi tra i più bassi d’Europa, possano davvero applicare tutte le novità della Buona scuola con il sorriso sulle labbra senza un adeguato corrispettivo economico?
Io penso due cose sostanzialmente: che finora nessun governo aveva riconosciuto la dignità professionale degli insegnanti come abbiamo fatto noi. Un riconoscimento che è evidente nella stabilizzazione di insegnanti altrimenti costretti a un precariato senza fine, a misure economiche per la loro formazione e il loro aggiornamento (la card di 500 euro a regime, gli 80 euro, lo stanziamento previsto dalla Buona Scuola), a risorse per valorizzare il loro merito. E, altra cosa, che la maggior parte delle novità della Buona Scuola non sono un obbligo imposto dall’alto per gli insegnanti, ma naturali sviluppi della didattica, che molti bravi insegnanti del nostro Paese mettevano già in campo prima che arrivasse una legge a proporglielo. Certo, non nascondiamo la testa sotto la sabbia e sappiamo che bisogna intervenire anche sugli aumenti dei loro stipendi. Interverremo anche su questo. Intanto, però, possiamo dire di avere dato più di un segnale incoraggiante e rassicurante.
Cosa ha in cantiere l’esecutivo per l’istruzione degli adulti?
Anche sul capitolo “istruzione degli adulti” ci sono risposte concrete e risorse stanziate per potenziare sempre di più il settore. Stiamo potenziando il sistema dei Cpia da più punti di vista, non solo da quello strettamente legato alla docenza, ma anche creare laboratori digitali, che possano fare di questo ambito, un settore con una propria autonomia e una riconosciuta dignità. Pensiamo all’importanza dei Cpia nella formazione e nell’istruzione non solo degli adulti ma anche dei giovani immigrati. E infine, per quanto riguarda l’apprendimento permanente – che al nostro arrivo abbiamo trovato arenato - stiamo riprendendo un percorso virtuoso di collaborazione con le regioni e le parti sociali, per farlo ripartire in maniera strutturata. Sono punti di forza del nostro sistema, che troppo spesso, purtroppo, vengono sopraffatti dal chiacchiericcio sui soliti temi dibattuti dall’opinione pubblica. Il governo, però, non dimentica nessuno.
Il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, conferma l'inversione di rotta del sistema dell'istruzione in Italia: "Il Governo ha invertito la rotta sulla scuola ed è stata intrapresa con decisione la strada del cambiamento. I dati del Rapporto Ocse offrono ogni anno interessanti spunti di riflessione e un quadro internazionale su cui ragionare e da cui ricavare sollecitazioni e buone pratiche" ha detto Giannini. "La richiesta di maggiori investimenti e maggiore attenzione a temi come quello dei Neet e della dispersione scolastica ha già trovato una risposta nell'azione di questo Governo che ha finalmente invertito la rotta sulla scuola, intraprendendo con decisione la strada del cambiamento. Con la riforma 'buona Scuola' abbiamo previsto un investimento di 3 miliardi aggiuntivi all'anno sul capitolo istruzione. Abbiamo assunto 90mila docenti nel 2015, con un piano straordinario, e bandito un concorso per oltre 63mila Insegnanti contribuendo al ringiovanimento del corpo docenti. Un dato, quest'ultimo, riconosciuto anche dal rapporto Ocse. Attraverso l'alternanza scuola-lavoro, i laboratori territoriali per l'occupabilità, le scuole aperte anche in orari extra con il progetto 'la scuola al centro', il rilancio degli Its (Istituti tecnici superiori) stiamo mettendo in campo azioni concrete per contrastare la dispersione scolastica, migliorare la possibilità dei nostri studenti di trovare un'occupazione una volta diplomati e strappare tanti ragazzi dalla condizione di neet. Con l'ultima legge di stabilità abbiamo previsto fondi aggiuntivi per le borse di studio universitarie e stiamo lavorando per rendere l'istruzione terziaria più vicina alle esigenze degli studenti. Vigliamo dare ai nostri giovani strumenti concreti per affrontare il futuro".