FIRENZE. "Non c'è giorno in cui il pensiero non vada al piccolo Mario. Sono passati 15 anni da quando la sua vita si è spezzata ed è stato come perdere un figlio. Gli alunni li sentiamo un po' tutti nostri". Angela La Salvia, ora in pensione, nel 2002 era la preside dell'istituto comprensivo Guido Monaco di Rassina (Arezzo). Proprio all'uscita di quella scuola Mario Salvatore, 11 anni, fu travolto e ucciso dall'autobus che avrebbe dovuto riportarlo a casa.
Professoressa, la sentenza della Corte di Cassazione che sta facendo tanto discutere e che obbliga la scuola a vigilare e i genitori ad andare a prendere i figli anche alle medie nasce proprio dal caso che l'ha coinvolta in prima persona. Cosa ricorda di quel giorno?
Eppure c'era un regolamento nella vostra scuola che diceva che gli insegnanti avrebbero dovuto vigilare fino all'arrivo di un adulto.
Ma lei ritiene che alle medie si debbano andare a prendere i figli a scuola?
Qual è la soluzione?
Professoressa, la sentenza della Corte di Cassazione che sta facendo tanto discutere e che obbliga la scuola a vigilare e i genitori ad andare a prendere i figli anche alle medie nasce proprio dal caso che l'ha coinvolta in prima persona. Cosa ricorda di quel giorno?
"Sento ancora le urla e vedo le immagini dell'insegnante che si è precipitata accanto al bambino tentando di fargli la respirazione bocca a bocca. Una sofferenza atroce. Io ero arrivata in quella scuola da appena due mesi, c'erano 14 plessi da gestire disseminati in quattro diversi Comuni distanti anche 40 chilometri l'uno dall'altro. Lo stesso giorno in cui è avvenuta la tragedia avevo fatto un ordine di servizio perché gli alunni uscissero in assetto di evacuazione, in fila ordinata. Mi fu addirittura detto: preside, non siamo all'asilo".
Eppure c'era un regolamento nella vostra scuola che diceva che gli insegnanti avrebbero dovuto vigilare fino all'arrivo di un adulto.
"Quel regolamento io l'ho trovato ed era fatto con i piedi. Fino a quel momento non c'erano i comprensivi: materne, elementari e medie erano separate e invece all'improvviso erano stati messi insieme pezzi di scuola diversi non tenendo conto delle peculiarità".
Ma lei ritiene che alle medie si debbano andare a prendere i figli a scuola?
"Nonostante quello che mi è successo, no. Capisco le famiglie che stanno protestando e sono con loro in questa battaglia. Così si rischia di paralizzare il Paese: non si può chiedere a una mamma che lavora di andare a prelevare il figlio di 14 anni e prenderlo per mano tutti i giorni".
Qual è la soluzione?
"Serve una collaborazione tra scuola, famiglia e Comuni. I bambini, fin dalle elementari, vanno educati ad avere un senso civico e a sviluppare una certa autonomia. Dovrebbe essere un processo graduale, ma irrinunciabile".