Ministra Fedeli a Parma: protesta delle maestre diplomate - Foto
Circa 300 maestri e maestre provenienti da tutta Italia e in particolare dall'Emilia Romagna hanno organizzato a Parma un corteo di protesta in occasione della partecipazione della minsitra dell'Istruzione Valeria Fedeli all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Parma. I diplomati magistrali chiedono al Governo un intervento a loro tutela dopo la sentenza del Consiglio di Stato che in pratica li ha depennati dalle graduatorie a esaurimento, il canale per arrivare a una cattedra di ruolo. Una protesta che coinvolge in particolare la scuola materna statale e la primaria. I manifestanti si sono ritrovati in piazza Garibaldi e diretti verso la vicina sede centrale dell'ateneo. Al termine della cerimonia, Fedeli ha incontrato una delegazione delle maestre diplomate magistrali, insieme ad un rappresentante degli studenti e a un ricercatore. La ministra, informa il Miur, ha ribadito il percorso che il ministero sta seguendo sul tema a seguito della sentenza del Consiglio di Stato: si attende infatti il parere dell'avvocatura generale per dare corretta applicazione alla sentenza. Con lo studente e il ricercatore, Fedeli ha invece parlato di università e del tema delle risorse. Per la ministra si deve continuare ad investire, ma ha invitato a riconoscere la svolta degli ultimi anni sul fronte del diritto allo studio e dei finanziamenti citando, fra l'altro, i 125 euro in più al mese per le borse di dottorato, le 4mila assunzioni per i ricercatori e i 400 milioni stanziati per la ricerca di base, la cifra piu' alta di sempre, ha concluso.
Il video della protesta
Nel frattempo gli Uffici scolastici regionali avevano assunto in ruolo 7.479 maestri di scuole elementare e materna cui occorre aggiungere altri 22mila supplenti: quasi 9mila dalle liste provinciali e oltre 13mila dalle prime fasce delle graduatorie d’istituto. Per questi ultimi la prospettiva è quella di vedersi cancellare dalle graduatorie in cui sono stati inseriti per decisione temporanea dei giudici e ritornare nelle terze fasce d’istituto. Con chance ridotte di essere assunti anche per una semplice supplenza. Per chi è stato assunto in pianta stabile si preannuncia lo spettro del licenziamento perché, per la maggior parte di questi, nella nomina in ruolo c’era una postilla: la cosiddetta clausola risolutiva che sarebbe scattata in caso di giudizio negativo da parte del Consiglio di stato. Per salvare capra e cavoli l’unica soluzione sarebbe quella di riaprire le graduatorie ad esaurimento. Ma senza un governo di riferimento l’ipotesi complicata. E il licenziamento di 7mila e 500 docenti è dietro l’angolo.