"Il bullismo vive dove c'è ombra, anche nelle stanze del premio Nobel"
di CARMELO LEOIl terzo video-incontro con gli istituti che hanno aderito al progetto Repubblica@scuola ha messo di fronte lo scrittore Marco Balzano e i ragazzi del liceo di Castrovillari. Dal caso molestie all'Accademia svedese che assegna il Nobel - anch'esso una forma di bullismo - al ruolo della letteratura nel favorire solidarietà ed empatia
ROMA - Certe verità, anche quando scaturiscono dai settori più insospettabili, richiedono una reazione forte, clamorosa, persino impopolare. Come non assegnare il Premio Nobel per la Letteratura, dopo lo scandalo molestie sessuali che ha coinvolto il potente marito di una delle giurate dell'Accademia svedese. Perché in fondo anche le molestie sono una forma di bullismo. E la denuncia da sola è insufficiente, se non scatta poi una reazione, che dimostri vicinanza alle vittime e una forte condanna delle violenze.
Tutto ciò che crea un dibattito è un bene, anche se spesso si paga il prezzo della spettacolarizzazione di un evento negativo. È successo a Stoccolma e deve succedere anche nelle scuole, quando si verificano casi di violenza fisica o psicologica. Lo scrittore Marco Balzano ne ha discusso con il liceo Garibaldi-Alfano-Da Vinci di Castrovillari, in provincia di Cosenza, nel corso del terzo video-incontro tr…
Tutto ciò che crea un dibattito è un bene, anche se spesso si paga il prezzo della spettacolarizzazione di un evento negativo. È successo a Stoccolma e deve succedere anche nelle scuole, quando si verificano casi di violenza fisica o psicologica. Lo scrittore Marco Balzano ne ha discusso con il liceo Garibaldi-Alfano-Da Vinci di Castrovillari, in provincia di Cosenza, nel corso del terzo video-incontro tr…
ROMA - Certe verità, anche quando scaturiscono dai settori più insospettabili, richiedono una reazione forte, clamorosa, persino impopolare. Come non assegnare il Premio Nobel per la Letteratura, dopo lo scandalo molestie sessuali che ha coinvolto il potente marito di una delle giurate dell'Accademia svedese. Perché in fondo anche le molestie sono una forma di bullismo. E la denuncia da sola è insufficiente, se non scatta poi una reazione, che dimostri vicinanza alle vittime e una forte condanna delle violenze.
Tutto ciò che crea un dibattito è un bene, anche se spesso si paga il prezzo della spettacolarizzazione di un evento negativo. È successo a Stoccolma e deve succedere anche nelle scuole, quando si verificano casi di violenza fisica o psicologica. Lo scrittore Marco Balzano ne ha discusso con il liceo Garibaldi-Alfano-Da Vinci di Castrovillari, in provincia di Cosenza, nel corso del terzo video-incontro tra una delle tante classi che hanno aderito al progetto Repubblica@scuola e gli intellettuali che hanno commentato i recenti casi di cronaca.
LEGGI Bergamo, due sedicenni arrestati per lesioni e minacce a un compagno
Davanti alle violenze in classe, oltre al fastidio e all'indignazione, scatta una volontà di reazione nelle nuove generazioni? È stata questa la domanda cardine del confronto tra Balzano e i ragazzi dell'istituto calabrese. La risposta è stata un lungo, emblematico silenzio, fino all'intervento dell'insegnante: "Forse tocchiamo un nervo scoperto. E comunque, il fatto che non ci sia violenza fisica non significa che tutti i ragazzi stiano bene a scuola".
Lo scrittore, che oltre ai suoi impegni letterari insegna in una scuola media dell'hinterland milanese, ha esortato allora gli studenti a favorire l'empatia, il dialogo e la solidarietà tra compagni. Comportamenti che sviliscono il bullo, che al contrario si nutre della passività delle vittime e dell'omertà di chi è testimone. "Il bullismo vive dove c'è ombra, dove non c'è alcuna reazione. La nostra società è iper-connessa, ma davanti a episodi di sopraffazione i ragazzi si chiudono in se stessi".
Qualsiasi iniziativa, che sia privata o collettiva, è una chiave per affrontare il problema. Una responsabilità che non può spettare solo alle scuole, ma che coinvolge tutti: genitori, dirigenti, educatori, organi di informazione. Lo stesso liceo di Castrovillari ha istituito un servizio di consulenza psicologica per tutti gli studenti che ne facciano richiesta. Un modo per affrontare i disagi che scaturiscono durante l'adolescenza, un periodo troppo spesso considerato facile dagli adulti. E che invece nasconde insidie e pericoli.
La discussione ci ha restituito poi un'altra verità: la cultura e la letteratura rimangono ancora oggi utili strumenti per colmare la mancanza di empatia con gli altri. Qualsiasi atto di bullismo nasce infatti da ragazzi che non sono in grado di interagire con la gioia dell'altro e che anzi cercano di distruggere quel momento, non potendolo vivere in prima persona. I libri, grazie ai loro messaggi, insegnano molto in questo senso.
Balzano ha salutato poi gli studenti e l'insegnante con il racconto di una sua esperienza diretta: "Nelle mie classi, quando sono testimone di atti di bullismo, prima di punire il bullo lo eleggo 'protettore' della vittima. È un rovesciamento dei ruoli curioso, ma efficace: anche il peggior bullo può dimostrare di essere un buono".
Tutto ciò che crea un dibattito è un bene, anche se spesso si paga il prezzo della spettacolarizzazione di un evento negativo. È successo a Stoccolma e deve succedere anche nelle scuole, quando si verificano casi di violenza fisica o psicologica. Lo scrittore Marco Balzano ne ha discusso con il liceo Garibaldi-Alfano-Da Vinci di Castrovillari, in provincia di Cosenza, nel corso del terzo video-incontro tra una delle tante classi che hanno aderito al progetto Repubblica@scuola e gli intellettuali che hanno commentato i recenti casi di cronaca.
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Davanti alle violenze in classe, oltre al fastidio e all'indignazione, scatta una volontà di reazione nelle nuove generazioni? È stata questa la domanda cardine del confronto tra Balzano e i ragazzi dell'istituto calabrese. La risposta è stata un lungo, emblematico silenzio, fino all'intervento dell'insegnante: "Forse tocchiamo un nervo scoperto. E comunque, il fatto che non ci sia violenza fisica non significa che tutti i ragazzi stiano bene a scuola".
Lo scrittore, che oltre ai suoi impegni letterari insegna in una scuola media dell'hinterland milanese, ha esortato allora gli studenti a favorire l'empatia, il dialogo e la solidarietà tra compagni. Comportamenti che sviliscono il bullo, che al contrario si nutre della passività delle vittime e dell'omertà di chi è testimone. "Il bullismo vive dove c'è ombra, dove non c'è alcuna reazione. La nostra società è iper-connessa, ma davanti a episodi di sopraffazione i ragazzi si chiudono in se stessi".
Qualsiasi iniziativa, che sia privata o collettiva, è una chiave per affrontare il problema. Una responsabilità che non può spettare solo alle scuole, ma che coinvolge tutti: genitori, dirigenti, educatori, organi di informazione. Lo stesso liceo di Castrovillari ha istituito un servizio di consulenza psicologica per tutti gli studenti che ne facciano richiesta. Un modo per affrontare i disagi che scaturiscono durante l'adolescenza, un periodo troppo spesso considerato facile dagli adulti. E che invece nasconde insidie e pericoli.
La discussione ci ha restituito poi un'altra verità: la cultura e la letteratura rimangono ancora oggi utili strumenti per colmare la mancanza di empatia con gli altri. Qualsiasi atto di bullismo nasce infatti da ragazzi che non sono in grado di interagire con la gioia dell'altro e che anzi cercano di distruggere quel momento, non potendolo vivere in prima persona. I libri, grazie ai loro messaggi, insegnano molto in questo senso.
Balzano ha salutato poi gli studenti e l'insegnante con il racconto di una sua esperienza diretta: "Nelle mie classi, quando sono testimone di atti di bullismo, prima di punire il bullo lo eleggo 'protettore' della vittima. È un rovesciamento dei ruoli curioso, ma efficace: anche il peggior bullo può dimostrare di essere un buono".