Non avrebbero mai pensato di fare l'università perché non si ritenevano adeguati, perché in famiglia lo si è sempre detto: “I soldi non ci sono”. Eppure una nuova strada per recuperare chi non può permettersi di affrontare i costi dell'istruzione accademica solitamente sostenuti col diritto allo studio, pur nell'affanno delle scarse risorse, è stata sperimentata in provincia di Torino. Si chiama risparmio integrato (“asset-building”): un aiuto, in particolare ai ragazzi iscritti negli istituti professionali, quelli più lontani dall'idea di avere un possibile destino da laureati.
Come funziona
Il progetto è stato realizzato dall'Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo. Ad ogni famiglia è stato aperto un libretto di risparmio dove versare da 5 a 50 euro al mese per 6 anni sino a un massimo di 2000 euro. L'Ufficio Pio aggiunge una somma sino a un tetto di 8000 euro. Si arriva così a 10mila euro, il costo per affrontare una laurea triennale. Nulla a che vedere coi prestiti d'onore che a fine luglio hanno scatenato le proteste degli studenti dopo un questionario diffuso dal Miur che sondava la possibilità di attivarli. Qui il percorso è differente. E la sua efficacia è stata studiata di recente dall'Ufficio Valutazione Impatto del Senato.
Lo studio
“Dal risparmio (integrato) alla laurea: come sostenere l'istruzione terziaria dei ragazzi e delle ragazze a basso reddito?” parte dall'analisi di una realtà ben nota al mondo accademico e non solo: l'Italia è fanalino di coda in Europa per numero di laureati. Nel 2017, dice l'Istat, solo il 18,7% degli italiani tra i 25 e i 64 anni aveva concluso con successo l'università contro una media europea del 31,4%. In particolare tra i 30 e 34 anni i laureati sono solo il 26,9% contro il 39,9% dell'Ue. Siamo a 26 laureati ogni cento 30-34enni, ben lontani dal traguardo del 40% previsto dalla strategia Europa 2020.
Il nostro Paese è penultimo davanti alla sola Romania. “Questa mancanza di opportunità educative genera disuguaglianze a lungo termine tra i giovani, ma per le famiglie a basso reddito è ancora difficile affrontare il costo dell'istruzione terziaria. Come e dove si può intervenire?”, domandano i relatori del Rapporto.
I costi dell'università
Secondo lo studio l'importo medio delle tasse universitarie in Italia è di mille euro l'anno. Costo che sale a 2.500-3.000 euro considerando spese come libri, trasporti, affitto. Le rette universitarie hanno un peso rilevante nella decisione dei ragazzi di iscriversi. “Il tipo di aiuto più critico – precisa il Rapporto – è forse quello basato sui prestiti". Una forma di finanziamento cresciuta rapidamente negli ultimi decenni negli altri paesi, in particolare negli Usa, ma “che ha fatto crescere anche i dubbi sulle conseguenze di tali prestiti per le nuove generazioni di giovani adulti”.
Il progetto torinese “Percorsi Achab” è stato implementato dal 2014 al 2017. Una forma di sostegno (il denaro risparmiato - piccole somme richieste alle famiglie - viene integrato da donazioni private e vincolato all'istruzione dei figli) che si aggiunge, nel suo piccolo, ai percorsi che rendono accessibile l'università: borse di studio (non garantite dalle regioni tranne l'Emilia Romagna a tutti gli idonei), finanziamenti alle università pubbliche.
I ragazzi coinvolti sono stati quelli di quarta e quinta superiore negli anni 2014-2015 e 2015-2016. Hanno aderito oltre 1.300 studenti, 300 quelli selezionati per il programma. Alla cifra risparmiata dalle famiglie l'Ufficio Pio ha aggiunto una somma pari a due volte il deposito se i risparmi sono stati spesi nel corso della scuola superiore e a quattro volte in caso di iscrizione all'università.
I risultati del risparmio integrato
Come è andata? C'è stato un aumento nelle iscrizioni all'università: +8%. In particolare, per gli studenti degli istituti professionali l'aumento delle probabilità di accedere a percorsi accademici è stato del 17%. Non solo, spiegano gli studiosi, “senza il progetto la probabilità di dare almeno un esame nel primo semestre, e almeno due nel primo anno, sarebbe stata più bassa”. Il suggerimento, dunque, dato dal Rapporto è di concentrare le risorse sugli studenti delle scuole professionali per contribuire ad aumentare la platea dei laureati. “Essere ammessi al programma ha dato a questi studenti – si legge nelle conclusioni – la sensazione di aver ricevuto una seconda chance, o di assaporare la gioia del successo in una carriera scolastica contrassegnata da mancanza di incoraggiamento e da una storia di cattive decisioni”.
La palla ora passa alla politica
“Grazie alle attività di studio dell'Ufficio Valutazione Impatto, il Senato si è dotato di un innovativo e strategico strumento per migliorare ed implementare le politiche pubbliche - dichiara la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati - L'analisi sui percorsi più idonei per favorire l'aumento dei laureati è solo l'ultima di una serie di qualificanti focus che consentono ad amministratori, cittadini e professionisti di accedere a valutazioni quantitative e qualitative sulle politiche pubbliche”.
Come funziona
Il progetto è stato realizzato dall'Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo. Ad ogni famiglia è stato aperto un libretto di risparmio dove versare da 5 a 50 euro al mese per 6 anni sino a un massimo di 2000 euro. L'Ufficio Pio aggiunge una somma sino a un tetto di 8000 euro. Si arriva così a 10mila euro, il costo per affrontare una laurea triennale. Nulla a che vedere coi prestiti d'onore che a fine luglio hanno scatenato le proteste degli studenti dopo un questionario diffuso dal Miur che sondava la possibilità di attivarli. Qui il percorso è differente. E la sua efficacia è stata studiata di recente dall'Ufficio Valutazione Impatto del Senato.
Lo studio
“Dal risparmio (integrato) alla laurea: come sostenere l'istruzione terziaria dei ragazzi e delle ragazze a basso reddito?” parte dall'analisi di una realtà ben nota al mondo accademico e non solo: l'Italia è fanalino di coda in Europa per numero di laureati. Nel 2017, dice l'Istat, solo il 18,7% degli italiani tra i 25 e i 64 anni aveva concluso con successo l'università contro una media europea del 31,4%. In particolare tra i 30 e 34 anni i laureati sono solo il 26,9% contro il 39,9% dell'Ue. Siamo a 26 laureati ogni cento 30-34enni, ben lontani dal traguardo del 40% previsto dalla strategia Europa 2020.
Il nostro Paese è penultimo davanti alla sola Romania. “Questa mancanza di opportunità educative genera disuguaglianze a lungo termine tra i giovani, ma per le famiglie a basso reddito è ancora difficile affrontare il costo dell'istruzione terziaria. Come e dove si può intervenire?”, domandano i relatori del Rapporto.
I costi dell'università
Secondo lo studio l'importo medio delle tasse universitarie in Italia è di mille euro l'anno. Costo che sale a 2.500-3.000 euro considerando spese come libri, trasporti, affitto. Le rette universitarie hanno un peso rilevante nella decisione dei ragazzi di iscriversi. “Il tipo di aiuto più critico – precisa il Rapporto – è forse quello basato sui prestiti". Una forma di finanziamento cresciuta rapidamente negli ultimi decenni negli altri paesi, in particolare negli Usa, ma “che ha fatto crescere anche i dubbi sulle conseguenze di tali prestiti per le nuove generazioni di giovani adulti”.
Il progetto torinese “Percorsi Achab” è stato implementato dal 2014 al 2017. Una forma di sostegno (il denaro risparmiato - piccole somme richieste alle famiglie - viene integrato da donazioni private e vincolato all'istruzione dei figli) che si aggiunge, nel suo piccolo, ai percorsi che rendono accessibile l'università: borse di studio (non garantite dalle regioni tranne l'Emilia Romagna a tutti gli idonei), finanziamenti alle università pubbliche.
I ragazzi coinvolti sono stati quelli di quarta e quinta superiore negli anni 2014-2015 e 2015-2016. Hanno aderito oltre 1.300 studenti, 300 quelli selezionati per il programma. Alla cifra risparmiata dalle famiglie l'Ufficio Pio ha aggiunto una somma pari a due volte il deposito se i risparmi sono stati spesi nel corso della scuola superiore e a quattro volte in caso di iscrizione all'università.
I risultati del risparmio integrato
Come è andata? C'è stato un aumento nelle iscrizioni all'università: +8%. In particolare, per gli studenti degli istituti professionali l'aumento delle probabilità di accedere a percorsi accademici è stato del 17%. Non solo, spiegano gli studiosi, “senza il progetto la probabilità di dare almeno un esame nel primo semestre, e almeno due nel primo anno, sarebbe stata più bassa”. Il suggerimento, dunque, dato dal Rapporto è di concentrare le risorse sugli studenti delle scuole professionali per contribuire ad aumentare la platea dei laureati. “Essere ammessi al programma ha dato a questi studenti – si legge nelle conclusioni – la sensazione di aver ricevuto una seconda chance, o di assaporare la gioia del successo in una carriera scolastica contrassegnata da mancanza di incoraggiamento e da una storia di cattive decisioni”.
La palla ora passa alla politica
“Grazie alle attività di studio dell'Ufficio Valutazione Impatto, il Senato si è dotato di un innovativo e strategico strumento per migliorare ed implementare le politiche pubbliche - dichiara la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati - L'analisi sui percorsi più idonei per favorire l'aumento dei laureati è solo l'ultima di una serie di qualificanti focus che consentono ad amministratori, cittadini e professionisti di accedere a valutazioni quantitative e qualitative sulle politiche pubbliche”.