✕
Prove di distanziamento al Liceo Amaldi di Roma (Agf) (agf)

Scuola a metà, la ripartenza sarà a ostacoli

Ascolta l'audio

L’unica certezza: almeno alle elementari niente obbligo di mascherine. Ma a cinquanta giorni dal via molti presidi avvertono: manca il posto per tutti
7 minuti di lettura
SETTE settimane all'alba, 49 giorni per l'esattezza. E le incertezze prevalgono - per la ripartenza della scuola, appunto, il prossimo 14 settembre - su ciò che si può considerare sicuro. Per ora, di certo c'è la data di partenza. E il fatto che i presidi e diversi docenti stanno saltando le ferie per il rush organizzativo finale. "Non si partirà tutti a scuola", dicono molti dirigenti nel Paese (li troverete in queste due pagine). Per infanzia e primaria si attendono gli insegnanti e i bidelli in più (80 mila in tutto) promessi dal governo. Per le superiori prevale la soluzione: didattica a distanza per metà classe, l'altra metà in aula. Dove si potrà, in contemporanea.

Il comitato tecnico scientifico, valutati i risultati nei Paesi dove si è continuato ad andare a scuola, si sta orientando a non richiedere l'utilizzo delle mascherine alle elementari. Per i cicli superiori, si vedrà a…
SETTE settimane all'alba, 49 giorni per l'esattezza. E le incertezze prevalgono - per la ripartenza della scuola, appunto, il prossimo 14 settembre - su ciò che si può considerare sicuro. Per ora, di certo c'è la data di partenza. E il fatto che i presidi e diversi docenti stanno saltando le ferie per il rush organizzativo finale. "Non si partirà tutti a scuola", dicono molti dirigenti nel Paese (li troverete in queste due pagine). Per infanzia e primaria si attendono gli insegnanti e i bidelli in più (80 mila in tutto) promessi dal governo. Per le superiori prevale la soluzione: didattica a distanza per metà classe, l'altra metà in aula. Dove si potrà, in contemporanea.

Il comitato tecnico scientifico, valutati i risultati nei Paesi dove si è continuato ad andare a scuola, si sta orientando a non richiedere l'utilizzo delle mascherine alle elementari. Per i cicli superiori, si vedrà a settembre. Ieri l'assessora all'Istruzione della Regione Toscana, Cristina Grieco, ha chiesto alla ministra Lucia Azzolina un impegno forte sull'organico, "le risorse ancora non si vedono", e certezze sull'edilizia scolastica. "Stiamo lavorando allo scostamento di bilancio", è stata la risposta della ministra, che non anticiperà finanziamenti (sono previsti 1,3 miliardi in più). La Grieco: "Siamo in ritardo".

I sindacati hanno proposto un medico di sorveglianza per ogni istituto, l'Associazione nazionale presidi vuole il ritorno del medico scolastico. Dal 10 agosto saranno disponibili due milioni di test sierologici per docenti e alcuni studenti, su base volontaria. Ancora caos per l'inserimento delle domande per le supplenze nel sistema del ministero: molti curriculum non vengono salvati.
 

Torino

Non c'è spazio
per uno studente su due
E mancano anche i prof

di JACOPO RICCA

TORINO - Metà studenti in classe e metà in cameretta. Per almeno 700 allievi del Liceo Einstein, scientifico del popoloso quartiere di Barriera di Milano, tra un mese e mezzo la prima campanella suonerà a distanza.
Qui, dove sul finire dei Settanta è nato il sodalizio elettropop dei Righeira, la didattica a distanza resterà esperienza quotidiana, almeno fino a ottobre. Nelle promesse della ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, doveva diventare un ricordo dell'anno che si è chiuso, ma il programma di simulazione del ministero ha certificato che non c'è spazio per tutti. E il preside, Marco Chiauzza, sostiene non ci sia nemmeno abbastanza personale per riorganizzare le lezioni e garantire a ogni liceale la possibilità di seguire in presenza. E così insieme ai suoi collaboratori, dopo aver provato a spostare le classi più numerose nella aule più capienti secondo l'algoritmo, e aver anche fatto partire i lavori di ristrutturazione per alcuni spazi finora dismessi, il preside ha deciso che il 14 settembre metà degli studenti seguirà ancora le lezioni da casa: "Abbiamo acquistato delle webcam un po' più raffinate, per garantire una didattica a distanza più efficace. Faremo turni di una settimana, cosicché tutti possano vivere la dimensione scolastica in presenza e soprattutto si abituino alle nuove regole - racconta - Abbiamo tre edifici che ospitano 1400 studenti. Come possiamo pensare di avere tutte queste persone in presenza assieme? Al di là delle lezioni in classe, all'ingresso, all'uscita e negli intervalli il distanziamento per un numero così elevato è complicato". Per evitarlo, secondo Chiauzza, sarebbe servito il doppio degli spazi e il doppio del personale: "Ma è una richiesta impraticabile", precisa. Anche la Città metropolitana ha dato il suo sostegno, investendo nella ristrutturazione di alcune aule ora inutilizzabili, ma non basta: "L'anno lo iniziamo così, vediamo come va. Se la diffusione del contagio lo permetterà e gli studenti rispetteranno le nuove regole, a fine ottobre proveremo a far rientrare tutti".
 

Milano

Didattica mista
ma almeno nelle prime
i ragazzi entreranno tutti

di SARA BERNACCHIA

MILANO - Un edificio, 54 classi da almeno 26 studenti e solo 3 spazi, due palestre e l'aula magna, capaci di ospitare un intero gruppo in sicurezza. Al Vittorio Veneto, il liceo scientifico più antico di Milano, la didattica mista è una scelta obbligata: "Per riportare tutti a scuola dovrei sdoppiare le classi, sarebbe impossibile" spiega la preside Patrizia Cocchi, che punta sulla tecnologia. "Un terzo della classe, a rotazione, seguirà le lezioni da casa - spiega -. Ho acquistato computer touch che, collegati alla Lim, permetteranno ai ragazzi di vedersi e di guardare lo stesso schermo, e installeremo dei microfoni per far sì che gli studenti a casa sentano quelli a scuola". Faranno eccezione le 11 prime, che "all'inizio saranno presenti al completo - spiega Cocchi -, ognuna divisa in due gruppi sempre diversi affinché tutti si conoscano".

Il primo step è stabilire la capienza di ogni aula, così Cocchi e i collaboratori avanzano di stanza in stanza annotando numeri e misure. Le combinazioni variano in base ad arredi e tipi di banco: grandi, piccoli o a rotelle, quelli consigliati dal ministero. "Ne ho acquistati 53 durante il lockdown, andranno nelle aule meno capienti per recuperare spazio" spiega la preside, che attende 100 nuove postazioni (un quarto a rotelle) per gli studenti in più in arrivo a settembre. "Paradossalmente essere una scuola molto richiesta ora è uno svantaggio", rileva Cocchi, che guarda al futuro. "Ho chiesto solo una modifica strutturale, l'abbattimento di una parete. Non smantellerò i laboratori per trasformarli in classi: finita l'emergenza si tornerà alla normalità". Sistemati i ragazzi nelle aule, resta il tema della gestione dei flussi in entrata e in uscita, "con orari scaglionati e ingressi diversificati", e per l'uso di bagni e scale, "disegnando i percorsi con i nastri colorati". Tutto con l'idea che "la scuola sia un luogo di socializzazione e relazione - aggiunge -. Gli studenti devono essere consapevoli e responsabili, per questo ascolto le loro proposte". E confidando nell'approvazione della richiesta di aumento del personale docente e Ata.
 


Firenze

Quei banchi
accatastati in corridoio
Nuovi ma già da buttare

di VALERIA STRAMBI

FIRENZE - Accatastati l'uno sull'altro. Ripiegati come si fa con le vecchie cose che non servono più. Sono decine i banchi incastrati nel corridoio del secondo piano che aspettano di essere portati via e dimenticati dentro un magazzino. "E pensare che li avevamo appena comprati - sospira Stefano Gemmi, preside del Galilei di Firenze, istituto superiore di 950 studenti alla periferia della città -. Ci hanno detto che non vanno bene perché sono troppo grandi. Allora ho dovuto ordinare al ministero quelli singoli, ma chissà se arriveranno mai in tempo".

Gemmi, ogni singolo giorno da quando è finito il lockdown, è a scuola. Neanche i 30 gradi di fine luglio sono riusciti a scoraggiarlo. Sarà entrato centinaia di volte nelle 42 classi dell'istituto, misurando con il metro angolo per angolo. "Almeno 100 ragazzi mi rimangono fuori - afferma - . La decisione è dolorosa, ma l'unica soluzione è tornare alla didattica a distanza. Tre o quattro ragazzi per classe, a turno, resteranno a casa per un giorno a settimana e seguiranno la lezione dal pc, collegati con l'insegnante che invece sarà in aula con gli altri compagni". Un piano che è già stato comunicato alle famiglie, avvertite con una circolare in cui viene chiesto un grande sforzo organizzativo. E in cui viene promesso che nessun ragazzo sarà lasciato indietro. "Metteremo a disposizione i computer per chi ne è sprovvisto" prova a farsi forza il preside, che però è il primo ad avere forti perplessità. A delle alternative ci ha pensato, ma nessuna sembra percorribile: "Potremmo utilizzare la palestra, ma poi gli studenti dovrebbero rinunciare all'educazione fisica e non sarebbe giusto". I professori sono un altro tasto dolente. Almeno la metà di loro ha più di 55 anni e sono preoccupati per quel che li aspetta: "Mi chiedono dettagli che anche noi non siano in grado di fornire", rivela Gemmi. Per tranquillizzarli il preside ha ordinato un pannello di plexiglass per ogni aula, che verrà montato intorno alla cattedra.

 

Roma

Nel liceo più grande
l'unica strada possibile
sono le lezioni a distanza

di CORRADO ZUNINO

ROMA - La scuola più affollata di Roma, 1.950 alunni distribuiti su due plessi, ottantatré classi, il 95 per cento dei professori di ruolo, non riuscirà ad avere neppure le prime con tutti gli studenti in aula. La dirigente scolastica Maria Rosaria Autiero, che da tre stagioni guida il Liceo Amaldi - Classico, Scientifico, Linguistico -, è in riunione con i collaboratori nella sede di Via Parasacchi, sotto le notorie torri di Tor Bella Monaca. Lo fa ogni lunedì, in questa estate diversa. La preside Autiero spiega come, accumulando giorni di ferie, stia provando ad organizzare una ripartenza che, tuttavia, ha spazi di incertezza che non si restringono. "Ad oggi esiste la forte possibilità che, il 14 settembre, metà dei nostri ragazzi parta facendo lezione da casa. Ci stiamo attrezzando all'evenienza. Ho chiesto ai provider di fortificare la connessione internet, che in questa zona, Roma Sud-Est, è debole. In alcune classi abbiamo lavagne multimediali, per altre stiamo procedendo con gli acquisti. Vorrei, di fronte a una scelta che ci stringe il cuore, offrire almeno la lezione sincrona a quelli che sono a casa. Due gruppi, alternati. Una settimana a distanza, una settimana a lezione. Avrei voluto evitarlo almeno alle classi prime, non si può".

La preside Autiero spiega che per riportare tutti in aula, a Tor Bella Monaca e nella succursale di Castelverde, servirebbero ottantatré aule da 70 metri quadrati l'una. Non saranno separati i gruppi da 21-22 alunni, ma sono minoritari: all'Amaldi diverse prime hanno trenta ragazzi. Nella maggior parte delle classi da quattro a otto studenti sono oltre i limiti del distanziamento. "Ho chiesto alla Provincia, ente proprietario degli edifici, la possibilità di alzare due tensostrutture: non ho ancora ricevuto risposta. Cercare nuovi spazi non solo è difficile in una circoscrizione povera come la nostra, ma non serve se poi non ci sono docenti in più a gestire le classi dimezzate. Ho capito presto che non sarebbero arrivati nuovi insegnanti, servono alle scuole primarie e dell'infanzia. Per le lezioni dovrò usare le palestre. Se avrò una tensostruttura, lì si farà educazione motoria".



Palermo

Il paradosso:
via ai lavori attesi da anni
e gli alunni sono senza aule

di SARA SCARAFIA

PALERMO - Quella che prima del Covid sarebbe stata una bella notizia - dopo anni di annunci finalmente partono i lavori per ammodernare la scuola - dopo l'emergenza coronavirus diventa un rompicapo che sta mettendo sottosopra un intero quartiere. A Brancaccio, la periferia di Palermo dove padre Pino Puglisi lavorava contro il degrado, c'è una bella scuola dove si studia in musica. La Franchetti è una scuola media dove i ragazzini possono scegliere l'indirizzo musicale: pianoforte, violino, percussioni e flauto. È la prima scuola aperta a Brancaccio, attiva già dagli anni Trenta. Una scuola considerata un'eccellenza nel quartiere, un quartiere dove i ragazzini nei lunghi pomeriggi vuoti tirano le pietre contro il tram perché non hanno un posto nel quale giocare. L'ultima sede della Franchetti è un pre-fabbricato degli anni Settanta del tutto inadatto ad accogliere prof e studenti. E da anni la scuola aspetta di essere ristrutturata per avere finalmente una sede all'altezza della sua storia. Adesso i soldi ci sono, 5 milioni di fondi comunitari, e i lavori sono pronti a partire. Cominceranno tra agosto e settembre e dureranno 16 mesi. Ma dove mandare nel frattempo i 660 alunni a studiare? In tempi normali sarebbero stati smistati nelle scuole vicine che nel quartiere sono parecchie. Ma al tempo del Covid, con gli istituti che per garantire il distanziamento trasformano in aule mense, palestre e auditorium o addirittura si spostano nelle vicine parrocchie, l'operazione è impossibile. Da una settimana il provveditorato, il Comune, la scuola e il consiglio di quartiere cercano un'alternativa. Ma finora i sopralluoghi non hanno portato a nessuna soluzione. "Abbiamo visto posti del tutto inadatti - dice l'assessora alla Scuola, Giovanna Marano - confesso che siamo un po' avviliti ma troveremo una soluzione". Per gli alunni, lontani dai banchi da mesi, sono giorni di apprensione. Il Comune non esclude l'ipotesi di affittare un immobile. "Ma dovremmo ricorrere a fondi nostri e non è semplice reperirli".