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Scuola, crescono ancora gli studenti stranieri: sono uno ogni dieci

La crisi demografica fa perdere 95 mila alunni italiani, i "non italiani" salgono al 10,3 per cento. Due terzi sono nati nel nostro Paese. In quarta superiore il 60 per cento è in ritardo di almeno un anno
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ROMA - Gli studenti stranieri in Italia sono 877.000, il 10,3 per cento del totale (8.484.000), in crescita dello 0.3 per cento rispetto alla stagione precedente. E se gli alunni di nazionalità italiana dell'anno scolastico 2019-2020, cui si riferiscono questi numeri, sono scesi di 115.000 (l'1,5 per cento) a causa della profonda crisi demografica che ha investito il Paese, i bambini e ragazzi stranieri che entrano nelle scuole pubbliche e private nazionali sono cresciuti di 19.000, +2,2 per cento.

Il dato che merita di essere messo in primo piano è che due terzi, il 65,4 per cento, sono studentesse e studenti nati nel nostro Paese. Le seconde generazioni.

Seguendo il rapporto offerto dal ministero dell'Istruzione, si vede che le seconde generazioni di "non italiani" rappresentano ormai l'unica componente in crescita della popolazione scolastica. Infatti, nel 2019-2020 gli studenti stranieri nati all'estero sono diminuiti di oltre tremila,…

ROMA - Gli studenti stranieri in Italia sono 877.000, il 10,3 per cento del totale (8.484.000), in crescita dello 0.3 per cento rispetto alla stagione precedente. E se gli alunni di nazionalità italiana dell'anno scolastico 2019-2020, cui si riferiscono questi numeri, sono scesi di 115.000 (l'1,5 per cento) a causa della profonda crisi demografica che ha investito il Paese, i bambini e ragazzi stranieri che entrano nelle scuole pubbliche e private nazionali sono cresciuti di 19.000, +2,2 per cento.

Il dato che merita di essere messo in primo piano è che due terzi, il 65,4 per cento, sono studentesse e studenti nati nel nostro Paese. Le seconde generazioni.

Seguendo il rapporto offerto dal ministero dell'Istruzione, si vede che le seconde generazioni di "non italiani" rappresentano ormai l'unica componente in crescita della popolazione scolastica. Infatti, nel 2019-2020 gli studenti stranieri nati all'estero sono diminuiti di oltre tremila, i "nati in Italia" sono aumentati di oltre ventiduemila.

Nel quinquennio 2015-2020 il numero degli alunni figli di immigrati ma nati in Italia è passato da oltre 478.000 a quasi 574.000 con un incremento del 20 per cento.

Il flusso degli studenti di seconda generazione, figlio della migrazione dei padri, si è fatto più lento nelle ultime stagioni. Nel decennio che va dal 2010 al 2020 gli stranieri a scuola sono complessivamente aumentati del 23,4 per cento (+166.000) con un ritmo di crescita tuttavia lontano da quello del decennio precedente: +526 mila studenti con una crescita pari al 357,1 per cento. I primi non italiani all'interno degli istituti scolastici nazionali, 6.104 in tutto, furono certificati nella stagione 1983-'84. Resta sempre aperta la questione dello Ius cultura, per cui gli stranieri minori dovrebbero acquisire la cittadinanza del Paese in cui sono nati e vivono: da noi questo diritto non è ancora riconosciuto.

 

Due terzi sono al Nord

Il 65,3 per cento dei "non italiani" è concentrato nelle regioni del Nord Italia, il 22,2 nel Centro, il 12,5 nel Sud. La Lombardia si conferma l'area con il maggior numero di studenti "da fuori": 224.089, il 25,6 per cento del totale presente in Italia.

La crescita degli alunni con cittadinanza non italiana dal 1983 al 2020 

Arrivano da quasi 200 Paesi nel mondo, ma il 45,4 per cento dei bambini-ragazzi stranieri proviene da un Paese europeo. Il gruppo più numeroso è quello dei romeni (102.411), quindi gli albanesi (86.811), i marocchini (80.237) e i cinesi (46.960). Nel Lazio, per esempio, gli studenti di nazionalità romena nei comuni di Tivoli e Guidonia rappresentano una quota rispettivamente del 65,8 per cento e del 62,5 per cento di tutti gli alunni con cittadinanza non italiana. Anche il Comune di Torino accoglie un'aliquota significativa di giovani romeni (31,7 per cento). Gli albanesi incidono in misura maggiore in piccoli comuni  come Asti, Foligno, Faenza e Romano di Lombardia. Milano è la metropoli con la maggiore concentrazione di studenti moldavi, largamente presenti anche a Pisa e Roma, dove costituiscono la realtà più numerosa dopo quella dei romeni. Parma, Venezia e Padova vedono una maggiore incidenza degli studenti di origine egiziana. I filippini frequentano con assiduità le scuole di alcuni comuni lombardi come Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Vigevano e Pioltello.

 

La crisi al biennio finale delle superiori

I percorsi degli studenti non considerati italiani sono in media più difficili, ma solo a partire dal biennio finale delle scuole superiori. I tassi di scolarità sono prossimi a quelli dei connazionali sia nella fascia di età 6-13 anni (intorno al 100 per cento), corrispondente alla scuola del primo ciclo, sia nella fascia 14-16 anni, il primo triennio della secondaria di secondo grado (tassi al 96 per cento). A 17 e 18 anni la scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana diminuisce fino al 73,2 per cento rispetto all’81,1 per cento degli italiani. In questa fase si registra una brusca interruzione della frequenza che impedisce a un terzo degli alunni non italiani di realizzare una formazione più completa per l’inserimento nel mondo del lavoro. L’interruzione scolastica investe in misura più preoccupante i ragazzi.

Nell’anno scolastico 2019-2020, l’82,3 per cento dei discenti stranieri con 10 anni di età ha frequentato regolarmente la quinta classe di scuola primaria, il 12,6 aveva un anno di ritardo, l'1,3 era indietro di due anni e oltre. A 14 anni, corrispondenti alla frequenza della prima classe delle scuole superiori, la percentuale degli studenti di origine migratoria con percorso di studio regolare si ferma al 61 per cento mentre il 37 per cento è ancora alle medie: il 29,4 per cento è in ritardo di un anno, il 6,6 di due e l’1 per cento di tre anni. A 18 anni la percentuale di studenti regolari scende al 39,5 per cento contro il 60,5 per cento in ritardo.

Tra gli elementi che incidono sulla prosecuzione degli studi, il risultato conseguito all’esame di licenza media appare decisivo. L’opzione per gli istituti professionali è tanto più frequente quanto più bassa è la votazione conseguita. Viceversa, quanto più alto è il voto, tanto più frequente è l’orientamento verso i licei. Tra gli studenti stranieri, la scelta dell'istituto professionale è largamente maggioritaria: il 22,5 per cento sceglie un professionale gestito dalle Regioni (Iefp), il 39,8 per cento opta per un istituto professionale statale.

 

Studenti stranieri maggioranza in 880 scuole

Il 17,9 per cento delle scuole nazionali non ha alcun studente con cittadinanza non italiana, il 58,3 per cento ne ha fino al 15 per cento, il 17 per cento ne ha tra il 15 e il 30 per cento e nel rimanente 6,8 per cento degli istituti il numero degli studenti con cittadinanza non italiana è superiore al 30 per cento del totale. In un anno le scuole “over 50 per cento”, invece, sono passate da 805 a 880.

La scuola dell’Infanzia si conferma l’ambito educativo più critico: in questo ciclo è elevato sia il numero di scuole (in percentuale) senza bambini stranieri (28,3 per cento) sia quello dei plessi in cui la presenza dei bambini con cittadinanza non italiana supera il 30 per cento (8,4 per cento).