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Scuola, il Consiglio dei ministri approva le regole per le nuove assunzioni dei docenti: "70 mila in ruolo in tre anni"

Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi (ansa)

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Formazione obbligatoria e pagata, abilitazione con 60 crediti formativi, incentivi sullo stipendio. Il ministro Bianchi: "Nuovi strumenti per gli insegnanti". Critico il Pd: "Servono più risorse e meno burocrazia, interverremo in Parlamento"
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ROMA - Oggi in Consiglio dei ministri è stato approvato il nuovo arruolamento dei docenti, inserito nel cosiddetto Pnrr 2, il Piano di resilienza e ripresa europeo per cui la Commissione europea ha approvato il primo stralcio per l'Italia pari a 21 miliardi di euro.

Il decreto sulla scuola prevede, riassumendo, due strade (una per i neolaureati e l'altra per gli insegnanti precari con 36 mesi di servizio) per arrivare al concorso e quindi alla cattedra per le scuole medie e le superiori. Nell'arco di tre anni sono previste 70.000 assunzioni. Ancora, il nuovo progetto chiede più formazione per l'abilitazione - 60 crediti attraverso un tirocinio annuale - in aggiunta alla laurea magistrale o a ciclo unico. Infine, ci sono incentivi allo stipendio collegati alla frequentazione di un percorso di formazione e di aggiornamento permanente.

ROMA - Oggi in Consiglio dei ministri è stato approvato il nuovo arruolamento dei docenti, inserito nel cosiddetto Pnrr 2, il Piano di resilienza e ripresa europeo per cui la Commissione europea ha approvato il primo stralcio per l'Italia pari a 21 miliardi di euro.

Il decreto sulla scuola prevede, riassumendo, due strade (una per i neolaureati e l'altra per gli insegnanti precari con 36 mesi di servizio) per arrivare al concorso e quindi alla cattedra per le scuole medie e le superiori. Nell'arco di tre anni sono previste 70.000 assunzioni. Ancora, il nuovo progetto chiede più formazione per l'abilitazione - 60 crediti attraverso un tirocinio annuale - in aggiunta alla laurea magistrale o a ciclo unico. Infine, ci sono incentivi allo stipendio collegati alla frequentazione di un percorso di formazione e di aggiornamento permanente.

La formazione iniziale

Il nuovo decreto prevede un percorso unitario di formazione, selezione e prova con l'obiettivo di accertare le competenze culturali e disciplinari "proprie della professione docente" (pedagogiche, relazionali, organizzative, tecnologiche) e "la capacità di progettare percorsi didattici flessibili e adeguati al contesto scolastico". Alle università è demandato il compito della formazione iniziale: la laurea magistrale o a ciclo unico e, in aggiunta, 60 crediti (ora sono 24). 

I 60 crediti potranno essere acquisiti durante la magistrale o negli ultimi due anni della laurea a ciclo unico:  l'abilitazione si ottiene dopo il superamento, presso i centri universitari, della prova finale del percorso. Dal punto di vista dello studio (teorico e pratico) i 60 crediti pesano metà percorso di una magistrale che è pari a 120 punti. La formazione sulla carta potrebbe coinvolgere tutti gli insegnanti, oltre ottocentomila.

Il concorso

I concorsi saranno banditi ogni anno sul modello di quelli della pubblica amministrazione: un'unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla (la prova pesa al massimo 100 punti ed è superata da chi ne consegue almeno 70), quindi l'orale e la valutazione dei titoli. Nella prova finale - l'orale - è compresa una lezione simulata per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo.

Due le strade per accedere al concorso nazionale, su base regionale (o interregionale). Presentarsi al concorso già abilitati (con 60 crediti formativi conseguiti durante gli studi): una scelta che dà il vantaggio di avere un punteggio in più nella selezione. La seconda strada, per chi ha tre anni di servizio, consente di accedere direttamente al concorso e, se lo si supera, di conseguire successivamente 30 crediti, 15 di tirocinio, e abilitarsi nell'anno di prova.

La Scuola di alta formazione

Il decreto istituisce la Scuola di alta formazione del sistema nazionale pubblico per promuovere la formazione in servizio dei docenti in ruolo. Sarà guidata da un segretario nominato dal ministro all'Istruzione.

Formazione pagata e incentivi allo stipendio

La formazione obbligatoria sarà svolta in orario diverso da quello di lavoro e potrà essere retribuita dalle scuole se comporterà un ampliamento dell’offerta formativa. I percorsi svolti saranno anche valutati con la possibilità di accedere, in caso di esito positivo, a un incentivo salariale.

Viene previsto un sistema di "progressione stipendiale accelerata", parallela agli scatti di anzianità settennali che rimangono da contratto, per gli insegnanti che frequentano con profitto e superano periodiche prove valutative intermedie, percorsi di formazione e aggiornamento permanente selezionati e certificati dalla Scuola di alta formazione.

Il percorso di formazione e aggiornamento permanente è articolato in cinque gradi. Il primo grado è conseguito al termine di una preparazione di durata quadriennale. Tutti i successivi gradi, dal secondo al quinto, durano cinque anni. Ogni livello si conclude a seguito di una verifica finale collegata anche a una "valutazione del miglioramento dei risultati scolastici degli alunni degli insegnanti che accedono al percorso di formazione e aggiornamento".

Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi ha chiarito che la ratio del provvedimento è una semplificazione e una stabilizzazione delle procedure di arruolamento, differenziate nel tempo da una serie di riforme (praticamente una a ogni nuovi ministero) che hanno reso le assunzioni un percorso complesso e i vuoti in cattedra una realtà mai superata. "Vogliamo dare certezze alla scuola", ha sostenuto il ministro, "e agli insegnanti il giusto riconoscimento professionale oltreché strumenti che consentano un loro aggiornamento costante, indispensabile per svolgere il compito di guida delle nuove generazioni".

I sindacati hanno contestato con durezza il decisionismo sul versante della formazione  La Cgil ha parlato di un ritorno all’età della pietra delle relazioni sindacali e ha rigettato tutta la parte dedicata alla carriera dei docenti: "Una proposta indecente e irricevibile", l'aveva definita il segretario Francesco Sinopoli. In una nota congiunta ieri i sindacati hanno scritto: "È possibile che un piano di questa portata sia definito per decreto, senza un vero confronto, né con il Parlamento, né con i sindacati? Perché la scuola continua ad essere terreno di incursioni legislative? Un piano che utilizza percorsi di formazione incentivati senza prevedere investimenti nuovi va a depauperare ulteriormente le poche risorse destinate al rinnovo contrattuale".

Il Pd è critico e parla di un intervento necessario in Parlamento: "Agiremo perché il provvedimento sulla formazione degli insegnanti sia realmente all’altezza delle esigenze di miglioramento qualitativo della scuola italiana attraverso la formazione e la valorizzazione delle professionalità dei docenti", scrive la responsabile Istruzione e Università Manuela Ghizzoni. "Si tratta di una riforma attesa da quando il ministro leghista Marco Bussetti cancellò con un tratto di penna il percorso di formazione introdotto nel 2017, che per l’esigenza di rispettare la tabella di marcia prevista dal Pnrr non è stata preceduta da una adeguata condivisione con le forze di maggioranza. Lavoreremo perché in sede di conversione in legge il testo sia migliorato, in particolare con riferimento alla formazione iniziale degli insegnanti – l'anticipo del percorso abilitante già durante la laurea triennale ne svilirebbe infatti il valore formativo – e per rendere più chiara l’organizzazione della fase transitoria. Sono necessari miglioramenti anche sulla formazione in servizio e su quella incentivata, a partire dal fatto che, in prima applicazione e quindi in attesa di intervenire nella contrattazione, ai percorsi previsti, assai impegnativi e obbligatori per i neoassunti, devono corrispondere risorse sufficienti per riconoscere l'incentivo salariale a tutti".