Scuola, la protesta di matematici e pedagogisti: "La formazione degli insegnanti affidata al supermercato dei crediti"
di Ilaria Venturi , di Ilaria VenturiAvevano chiesto un percorso post laurea magistrale per chi aspira a diventare insegnante. Cioè un anno di specializzazione per laureati fatto di tirocini, costruiti in raccordo stretto con i professori di scuola, approfondimenti su come si insegna una disciplina e contenuti pedagogici rispetto, per esempio, alla valutazione o all'inclusione. Si sono ritrovati con un decreto "Reclutamento" che nell'ultima bozza rende possibile questo percorso - che si traduce nell'acquisizione di 60 crediti formativi (Cfu) - anche mentre uno studia per laurearsi e pure durante la triennale.
Rischio 'corsa al credito'
Oltre alla delusione, esprimono dissenso i matematici e i fisici, gli stessi pedagogisti. Temono una corsa al "credito" che porterebbe gli studenti a studiare come insegnare le discipline senza averle ancora consolidate. E prefigurano, tra i rischi, un mercato dei crediti ancora più selvaggio di quello già in atto ora con l'…
Avevano chiesto un percorso post laurea magistrale per chi aspira a diventare insegnante. Cioè un anno di specializzazione per laureati fatto di tirocini, costruiti in raccordo stretto con i professori di scuola, approfondimenti su come si insegna una disciplina e contenuti pedagogici rispetto, per esempio, alla valutazione o all'inclusione. Si sono ritrovati con un decreto "Reclutamento" che nell'ultima bozza rende possibile questo percorso - che si traduce nell'acquisizione di 60 crediti formativi (Cfu) - anche mentre uno studia per laurearsi e pure durante la triennale.
Rischio 'corsa al credito'
Oltre alla delusione, esprimono dissenso i matematici e i fisici, gli stessi pedagogisti. Temono una corsa al "credito" che porterebbe gli studenti a studiare come insegnare le discipline senza averle ancora consolidate. E prefigurano, tra i rischi, un mercato dei crediti ancora più selvaggio di quello già in atto ora con l'obbligo di acquisire 24 Cfu per l'accesso ai concorsi, terreno dove le università telematiche si sono buttate a capofitto.
Si moltiplicano le voci critiche sulla riforma del reclutamento che sta agitando il mondo della scuola e che a giugno, dopo il passaggio parlamentare, dovrebbe arrivare a compimento. Gruppi di insegnanti via social la bocciano, i sindacati hanno alzato le barricate. Il sottosegretario all'Istruzione della Lega Rossano Sasso annuncia emendamenti al testo e sul punto del mercato dei crediti dice: "Bisognerà vigilare".
Quello della Società di pedagogia e dell'Unione dei Matematici è una critica che entra nel merito della formazione iniziale, uno dei punti importanti del decreto. Più di un'associazione scientifica aveva già esposto le proprie ragioni ai ministri Patrizio Bianchi (Istruzione) e Maria Cristina Messa (Università).
"Ci siamo ritrovati un percorso che rischia di non garantire la qualità della formazione dei futuri insegnanti" osserva Maria Mellone, presidente della Commissione italiana per l'insegnamento della matematica dell'Unione matematica italiana. "La scelta di rendere possibile l'iscrizione al percorso di formazione iniziale in parallelo alla laurea triennale rischia di vanificare il senso della riforma, avendo delle conseguenze dal punto di vista formativo devastanti e facilmente prevedibili. E' insensato pensare che uno studente segua un percorso di laurea e acquisisca autonomamente i 60 crediti: la riflessione didattica può essere efficace solo se si hanno già conoscenze disciplinari forti".
Maria Mellone insegna Didattica della matematica all'università Federico II di Napoli. Aggiunge anche un altro aspetto critico: "Stiamo già vivendo l'esperienza dei 24 crediti ed è uno sfacelo: migliaia di studenti che li devono acquisire, una qualità che non si riesce a garantire. C'è un mercato e siamo preoccupati che questo si replichi ancora".
No ai corsi su università telematiche
Sulla stessa linea la Consulta delle società pedagogiche accademiche che fa notare come "non sia opportuno che i crediti siano erogati dalle università telematiche". Massimiliano Fiorucci, direttore del dipartimento di Scienze della formazione di Roma Tre e presidente della Società italiana di pedagogia (Siped) parla del rischio di un "supermercato dei crediti da acquisire qui e là. Almeno che i crediti specifici per l'insegnamento siano erogati da un centro di formazione con le università in collaborazione con le scuole, con insegnanti tutor, i più bravi ed esperti".
I pedagogisti stanno preparando un documento da inviare alle commissioni di Camera e Senato dove si ribadisce: "Sarebbe necessario per garantire un minimo di coerenza e non eccessiva frammentazione prevedere la possibilità di accedere all’offerta formativa per la formazione degli insegnanti non già a partire dalla laurea triennale, bensì al massimo dalla laurea magistrale (e non prima del II anno e di un definito numero di Cfu già acquisiti)".
"L'aspetto positivo - continua Fiorucci - è che c'è stato ampliamento quantitativo dei crediti dedicati alla formazione degli insegnanti. Ma noi avevamo chiesto un salto di qualità dopo la laurea magistrale per fare in modo che chi sceglie di fare insegnante abbia una solida formazione di base e dopo possa specializzarsi con un percorso articolato sulle attività di tirocinio nelle scuole su più aspetti: didattiche disciplinari e discipline pedagogiche".
Prima imparare e poi insegnare
"Positiva è l'enfasi su un modello formativo strutturato e coerente, con un raccordo tra università e scuola, ma anche io contesto il fatto che si possa permettere di formarsi sulla didattica della fisica prima ancora di averne acquisito i fondamenti" commenta Olivia Levrini, docente di Didattica della Fisica all'università di Bologna, ricercatrice ed esperta di formazione iniziale degli insegnanti. Il problema è come questa possa essere attuata per fare in modo che si diventi insegnanti di qualità per scelta e non per caso o necessità di un lavoro. "Ci aspettiamo che si affrontino due temi centrali: come fare in modo che ci sia la collaborazione tra università e scuola per rompere la barriera tra formazione teorica e pratica. Inoltre, altro aspetto, delicato, è affrontare il problema del superamento degli steccati tra saperi. Vedo molto problematico, al contrario, una formazione affidata all'acquisizione individuale di crediti: così non garantisci un percorso coerente, condiviso in una comunità educante".