Scuola, il test shock per gli alunni di 12 anni: "Ti piace lavorare in luoghi poco puliti?"
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA - "Ti piace lavorare in luoghi poco puliti?". E' una delle domande proposte agli alunni di Seconda media. E poi: “Ti piace lavorare di sera o durante i fine settimana?”. I quesiti sono stati avvistati all'interno di un questionario offerto dai docenti ai dodicenni di un istituto comprensivo di Genova, ma sono, in realtà, inseriti in un progetto di orientamento allestito da sei anni dalla Regione Liguria in cento scuole del territorio. La società che prepara il questionario lavora sistematicamente con sette Regioni italiane, più Province e Comuni. "Sono coinvolti 50.000 studenti ogni anno", spiegano al Centro studi Pluriversum, gli ideatori del progetto di orientamento.
ROMA - "Ti piace lavorare in luoghi poco puliti?". E' una delle domande proposte agli alunni di Seconda media. E poi: “Ti piace lavorare di sera o durante i fine settimana?”. I quesiti sono stati avvistati all'interno di un questionario offerto dai docenti ai dodicenni di un istituto comprensivo di Genova, ma sono, in realtà, inseriti in un progetto di orientamento allestito da sei anni dalla Regione Liguria in cento scuole del territorio. La società che prepara il questionario lavora sistematicamente con sette Regioni italiane, più Province e Comuni. "Sono coinvolti 50.000 studenti ogni anno", spiegano al Centro studi Pluriversum, gli ideatori del progetto di orientamento.
Il questionario, nello specifico, si trova all'interno della piattaforma Sorprendo. Entrando nella zona test, si scoprono altre domande fortemente discutibili offerte a pre-adolescenti. Eccole: "Ti piace lavorare in piedi?", "ti piace lavorare sulle scale o sollevato da terra?", "con qualsiasi condizione di tempo?". E una serie successiva di variabili sul tema: "In luoghi rumorosi?”, "sotto pressione?". In questa ricerca della prestazione difficile, richiesta a ragazzini che un lavoro ancora non sanno cosa sia e che per lungo tempo dovrebbero dedicarsi a un'armonica crescita didattica e psicologica, si legge: “Ti piace lavorare da solo per un lungo periodo di tempo?”, “essere regolarmente lontano da casa?”, “lavorare per turni, inclusi quelli notturni?”.
Non è finita. Le domande difficili si allargano ad altre sfere della coscienza, come ha raccontato una mamma genovese - indignata e preoccupata - al sito Comune-Info: “Quanto ami maneggiare denaro?“, “eseguire ordini e istruzioni?“. Quindi: "Affrontare situazioni dolorose?". Sono cinquanta quesiti in tutto e molti hanno un'impostazione filo-imprenditoriale, che d'altro canto si vede in tutta l'organizzazione dell'orientamento scolastico della Regione Liguria: "Ti piace vendere o promuovere le vendite?", "far funzionare i macchinari?", "lavorare con il cibo e le bevande?", "stabilire il valore economico di merci, edifici o servizi?". Si può rispondere con una delle cinque opzioni offerte, da "non mi piace assolutamente" a "mi piace molto".
Il software Sorprendo, dichiarano le intenzioni i suoi creatori, è stato progettato per “aiutare le persone a prendere in modo responsabile decisioni sul proprio futuro“. In classe ogni studente, tramite tablet, può costruire un'impronta digitale individuale e a fine compilazione viene confezionato un profilo professionale per ogni dodicenne: baby sitter, contadino, assistente bagnanti, poliziotto, addetto al guardaroba. Ci sono 450 percorsi di carriera in tutto. Il test attitudinale costa 1,90 euro. Il claim del percorso dice: “L'orientamento rappresenta un servizio fondamentale per contribuire alla realizzazione personale di ogni cittadino e allo sviluppo di una società più inclusiva”.
Giulio Iannis, responsabile del Centro studi Pluriversum, prova a spiegare: "Il nostro è un classico questionario di 'Carrier learnig' e ha un fondamento pedagogico. Non è un test diagnostico, né psicologico. Tanto meno profiliamo ragazzini da offrire in futuro alle aziende. Piuttosto, diamo loro la possibilità di capire che cosa è un lavoro, offriamo stimoli per far crescere la loro consapevolezza. Molti studenti prendono decisioni importanti senza sapere nulla di quel mondo, molto dell'abbandono scolastico nei primi due anni delle superiori dipende dalla scuola scelta senza consapevolezza".
Assicura Iannis: "Il nostro questionario, che è più ampio rispetto alle domande enucleate, aiuta chi frequenta la seconda media inferiore e andrà a studiare alle superiori a farsi un'immagine del lavoro". Perché, allora, offrirne la faccia peggiore, più sporca e rumorosa? "Lavorare su un montacarichi è un dato della realtà, bisogna conoscere quel dato. Oggi, a 12 anni, i ragazzi non sanno che cosa facciano un operaio e un infermiere, qual è il mestiere del carabiniere. Dopo le medie, molte scuole tecniche e professionali non vengono prese in considerazione per mancata conoscenza. Queste domande sono stimoli per poter ragionare, i ragazzi fanno una prima riflessione sulle loro priorità".
A 12 anni non dovrebbero iniziare a ragionare, piuttosto, su quale sarà il loro percorso scolastico, che senso abbia? "In Danimarca la materia 'Education and Job' è nel programma dalle primarie", dice ancora Iannis, "e noi il questionario lo abbiamo preso direttamente dalle esperienze inglesi. Sì, molti genitori e diversi docenti si oppongono a questa impostazione, ma io credo che l'orientamento sia un diritto degli studenti, soprattutto dei meno abbienti, e d'altro canto l'Unione europea ce lo chiede dal 2008. Parlare a scuola di lavoro non deve essere un tabù, l'alternativa è lasciare i ragazzi in età scolare dentro un'ignoranza che può pregiudicare le scelte della loro vita".
L'assessora all'Istruzione, all'Università e alla Formazione della Regione Liguria, Ilaria Cavo, aggiunge: "Non vogliamo indurre alcun dodicenne ad abbracciare il lavoro che indica nel questionario e, ricordo, quel format può essere aggiornato l'anno successivo, in Terza media. Alcuni giovani hanno bisogno di percorsi professionali, nei percorsi classici della scuola si perderebbero. Il questionario, insieme a tutto il pacchetto orientamento, ci viene richiesto su base volontaria da docenti e dirigenti scolastici: in sei anni è stato compilato da duemila alunni. Infine, la formazione professionale in Liguria non ha conosciuto un boom di iscrizioni mentre crescono le matricole universitarie, a dimostrazione che non spingiamo nessuno a lavorare".
Renata Puleo, maestra elementare, direttrice didattica a Torino, ha scritto così per Comune-Info: "L’uso di vocaboli come capitale umano, impresa, meritocrazia, offerta, misura oggettiva, competenze, profilazione, orientamento per parlare poi di educazione, formazione, istruzione delle bambine, dei bambini e dei giovani serve a diffondere e consolidare l’idea della funzione della scuola come tempo-spazio in cui una creatura in crescita deve trovare la via di adattamento al mondo. Un mondo monolitico, nella sua figurazione semplificata, alle cui richieste si risponde in modalità sempre più simili al comportamento della zecca studiata da Uexküll, paziente sul suo albero in attesa di esaurire il compito dettato dal nodo fra istinto e ambiente".