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In classe a tre anni, l’idea dem divide. Ma in mezza Europa è già realtà

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E in Italia frequenta la materna l’89% dei piccoli. Letta: diventi obbligatoria e gratuita. Carfagna: proposta di stampo sovietico
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Quel "noooo" a Enrico Letta, salito dalla platea riminese di Comunione e Liberazione, rimanda presto agli insegnamenti di Don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare italiano. "La scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare", diceva il riferimento, anche nella scolastica, del mondo cattolico. "Qualsiasi altro collaboratore nel processo educativo deve agire in nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, anche su loro incarico". Martedì mattina il segretario del Partito democratico, in questa campagna elettorale corroborata da diverse questioni scolastiche, aveva proposto l'obbligo scolastico innalzato ai 18 anni e, guardando all'infanzia, avviato dai tre anni. Per l'infanzia, tra l'altro, Letta aveva parlato di gratuità del percorso.

"Noooo" ha detto Cielle e il giorno dopo Matteo Salvini ha definito Letta "geniale" sulla scuola. Ma è…

Quel "noooo" a Enrico Letta, salito dalla platea riminese di Comunione e Liberazione, rimanda presto agli insegnamenti di Don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare italiano. "La scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare", diceva il riferimento, anche nella scolastica, del mondo cattolico. "Qualsiasi altro collaboratore nel processo educativo deve agire in nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, anche su loro incarico". Martedì mattina il segretario del Partito democratico, in questa campagna elettorale corroborata da diverse questioni scolastiche, aveva proposto l'obbligo scolastico innalzato ai 18 anni e, guardando all'infanzia, avviato dai tre anni. Per l'infanzia, tra l'altro, Letta aveva parlato di gratuità del percorso.

"Noooo" ha detto Cielle e il giorno dopo Matteo Salvini ha definito Letta "geniale" sulla scuola. Ma è stato il centro della politica - il partito Azione con Carlo Calenda e la ministra Mara Carfagna - a maltrattare la proposta "3-18" definendola sovietica e irreale: "L'offerta di nidi e asili in molti Comuni del Sud non arriva al 15 per cento dei bambini residenti", ha detto Carfagna confondendo il dibattito, visto che la proposta Pd si riferiva alla fascia 3-6 anni, dove l'Italia viaggia a quote di iscrizioni ragguardevoli tra scuole pubbliche, paritarie e private, mentre il deficit degli asili nido - vera piaga dell'accoglienza scolastica - riguarda i primi tre anni d'età.

Oggi gli iscritti in età regolare nelle scuole dell'infanzia statali e paritarie sono poco più di 1.200.000, pari all'89 per cento di tutti i bambini di quell'età censiti dall'Istat. L'introduzione dell'obbligo - fonte Pd - determinerebbe l'ulteriore scolarizzazione di 150.000 piccoli tra i 3 e i 5 anni, 96.000 dei quali si iscriverebbero nelle istituzioni statali. Assorbire questi "fuori scuola", concentrati nel Meridione del Paese, porterebbe a 4.600 nuove sezioni nei soli plessi pubblici. E all'assunzione di 8.700 insegnanti. Il costo (lordo) a carico dello Stato ammonterebbe a 279 milioni all'anno. Con la gratuità per le famiglie (mensa compresa) l'investimento generale si farebbe importante: tre miliardi e 616 milioni ogni anno.

L'ingresso a scuola in un'età sempre più bassa, in verità, è un percorso comune all'Unione europea. L'inizio ai 3 anni è previsto nell'Ungheria di Orbán e nella Francia di Macron. La soglia di ingresso fissata a 4 anni è prevista in Irlanda del Nord (alla primaria), Lussemburgo e Grecia. Si parte a 5 anni in Inghiltera (primaria), Olanda, Austria, Bulgaria e Repubblica Ceca. L'avvio scolastico a 7 anni è indicato in Estonia e, recentemente, anche in Finlandia, unico Paese Ue in controtendenza. Questa inclinazione europea è basata su due fattori: chi ha frequentato almeno un anno di pre-primaria, a 15 anni mostra risultati sistematicamente migliori. E, due, sono le famiglie svantaggiate a tenere più a lungo i propri figli lontani dall'istruzione.

Rosa Sigillò, animatrice del sindacato dei docenti precari Mida, esperta di politiche scolastiche dell'infanzia vicina a Fratelli d'Italia, dice: "È il momento di dare l'importanza che merita a questo fondamentale ordine di scuola. L'obbligo scolastico dev'essere visto come un diritto di tutti i bambini, bisogna permettere a ognuno di loro di frequentare un ambiente stimolante dalla più tenera età, quando si pongono le basi per l'acquisizione dei prerequisiti necessari per la futura primaria. Tra l'altro, nelle mense delle scuole dell'infanzia molti bambini consumano il loro unico pasto completo".

 

Perché sì / Bagni, presidente del Cidi: "Macché rapimento di bambini. I dati Ocse lo dimostrano: chi inizia prima impara di più"

Giuseppe Bagni è presidente del Cidi, il Centro iniziativa democratica insegnanti, e fino allo scorso anno è stato impegnato nel Consiglio superiore della pubblica istruzione. Dice: "Il doppio obbligo, in alto e in basso, non è una proposta sovietica, ma un giusto tentativo di rendere più civile il nostro Paese".

La destra politica, e qualche famiglia, parla di sottrazione dei bambini alla sfera dell'educazione.
"Non c'è alcun rapimento dei figli. La famiglia resta il luogo dell'intimità, ma la scuola, così, può diventare un affiancamento per la crescita di ogni figlio. Dai primi anni. Nelle nazioni europee dove si va a scuola presto vengono formati adolescenti che a 15 anni offrono i risultati migliori. Lo dicono i test Ocse Pisa". 

La proposta si rivolge all'undici per cento dei bambini tra i 3 e i 6 anni che oggi non è inserito in una scuola dell'infanzia.
"Nelle classi ci sono già 1,2 milioni di bambini di quella fascia, mancano gli ultimi 150.000. È una questione di buona democrazia garantire loro una buona istruzione".

E l'obbligo fino ai 18 anni? 
"Favorevole, favorevole. Non significa costringere i ragazzi a stare dentro un liceo fino alla maggiore età, ma dare la possibilità a tutti, soprattutto a chi ha intrapreso un percorso professionale, di restare in un ambito scolastico mentre si qualifica per un lavoro. È una possibilità in più, non una costrizione. E la specializzazione lavorativa, come già si vede in Spagna, deve arrivare nella seconda fase delle scuole superiori, non nella prima".

Quali sono i risultati, altrove, di questa scelta?
"Con l'obbligo a 18 anni in Portogallo hanno abbassato drasticamente la dispersione scolastica". 

 

Perché no / Suor Alfieri: "È la risposta a un non problema. Se vogliamo favorire le famiglie più asili al Sud e paritarie gratis"

Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche di area cattolica, cavaliere al merito della Repubblica, non crede nella proposta Letta. Dice: "L'obbligo scolastico non è la priorità, è una risposta a un non problema. Il problema sono la mancanza di asili, al Sud e nelle periferie delle città".

L'obbligo scolastico non esclude l'intervento strutturale, peraltro già in corso con i fondi del Pnrr.

"All'imposizione preferisco la libertà e l'orientamento, le famiglie sanno cosa fare. Ho trovato la proposta di Letta timida, perché avrebbe dovuto parlare di gratuità delle materne".

Cosa che Letta, a Rimini, ha detto.
"Sì, ma in un percorso di gratuità devono entrare le strutture comunali, le paritarie, le private garantite".

È la vecchia battaglia dei cattolici: scuole non statali sovvenzionate dallo Stato.
"Con un bonus alle famiglie da 5.000 euro, non solo per le scuole dell'infanzia, ma anche per le primarie, le medie, le superiori, si aiuterebbe la libera scelta delle famiglie e lo Stato risparmierebbe. Per ogni studente che frequenta un istituto pubblico, la spesa comune è di 8.000 euro".

Diceva, gli asili al Sud.
"Servono a far crescere i bambini e servono alle loro madri per iniziare a lavorare, emanciparsi. La Campania, la Puglia, la Calabria, la Sicilia sui nidi hanno un ritardo non più sopportabile. Le donne al lavoro farebbero diminuire anche i femminicidi".

Ci spieghi.
"Gli omicidi nei confronti delle donne, nelle due stagioni di Covid, sono cresciuti del 17 per cento. Far uscire le donne da casa, aiutarle a trovare un lavoro, serve anche in questa direzione".