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L'anno zero della scuola: "Finalmente vedrò i prof senza mascherina"

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Il ritorno in classe dopo due anni e mezzo di emergenza pandemia
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"I miei prof io di faccia li ho visti solo in Dad". Da Pomigliano D'Arco Federica Corcione, tra poco al quarto anno del liceo Imbriani, racconta di questi uomini e queste donne senza volto, solo occhi sopra le mascherine, o con lineamenti del tutto virtuali. Dall'altro lato della cattedra arriva il controcanto: "I miei studenti? Anzitutto spero di riconoscerli". Sandro Marenco, prof d'inglese e di sostegno in un liceo scientifico di Alessandria, sorride: "Ma dico sul serio! Mi è capitato di vederne qualcuno sui social senza mascherina e di pensare: "Ma chi è questo?"".

Eppure lui sui social, TikTok in particolare, ha fatto fortuna con pillole d'insegnamento nate a distanza: "Sì, ma vuol mettere la gioia di spiegargli finalmente la pronuncia di una parola straniera facendogli vedere la posizione della bocca, la lingua che batte sui denti, le espressioni della mia faccia mentre cerco di farmi capire: &egr…

"I miei prof io di faccia li ho visti solo in Dad". Da Pomigliano D'Arco Federica Corcione, tra poco al quarto anno del liceo Imbriani, racconta di questi uomini e queste donne senza volto, solo occhi sopra le mascherine, o con lineamenti del tutto virtuali. Dall'altro lato della cattedra arriva il controcanto: "I miei studenti? Anzitutto spero di riconoscerli". Sandro Marenco, prof d'inglese e di sostegno in un liceo scientifico di Alessandria, sorride: "Ma dico sul serio! Mi è capitato di vederne qualcuno sui social senza mascherina e di pensare: "Ma chi è questo?"".

Eppure lui sui social, TikTok in particolare, ha fatto fortuna con pillole d'insegnamento nate a distanza: "Sì, ma vuol mettere la gioia di spiegargli finalmente la pronuncia di una parola straniera facendogli vedere la posizione della bocca, la lingua che batte sui denti, le espressioni della mia faccia mentre cerco di farmi capire: è una riconquista. E per quelli un po' boomer come me c'è pure da dire che era impossibile sentire chi stava all'ultimo banco e parlava da dietro la Ffp2. Magari col ritorno alla normalità mi sentirò meno vecchio. Oppure scoprirò d'essere sordo".

Ci sarà pure da riscoprire i ragazzi che bisbigliano senza più travisamenti. "Non vedo l'ora - aggiunge Marenco - Son così buffi mentre parlano con la mano sulla bocca come gli allenatori di calcio davanti alle telecamere, o quando fan cadere dieci penne a terra per parlarsi sotto ai banchi. Anche questo fa parte della scuola, volersi aiutare tra compagni".

Sarà più semplice perché dopo banchi segati, banchi a rotelle, banchi monoposto, banchi in solitaria, banchi ad anni luce di distanza, ora è il momento del compagno di banco ritrovato, dopo averlo perduto due anni e mezzo fa. "Vuoi essere la mia compagna? Ci sediamo in prima fila insieme?": dialogo di fine agosto tra due dodicenni. "Io non l'ho mai avuto al liceo, non so chi o che cosa sia il compagno di banco", dice sconsolato Alessio Scovazzo, che allo scientifico Da Vinci di Genova è stato inquilino unico di un tavolo singolo.

Ora "torneranno vicini", spiega Marco Menicatti, dirigente del comprensivo Barsanti di Firenze, perché "sono utili alla didattica. Permettono di fare i compiti insieme, di leggere lo stesso libro". Salvo aule enormi dove si potrà, se si vorrà, stare ancora prudenzialmente separati in classe, "si torna tutti attaccati", dice anche Ludovico Arte che a Firenze dirige l'Istituto tecnico per il turismo Marco Polo. "Pure le riunioni torneranno in presenza, c'è bisogno di ritrovarsi fisicamente".

C'è perfino nostalgia del "collegio docenti, quelle discussioni animate, la fisicità del dibattito, dello scontro, dell'accordo", racconta da Roma il preside dell'Istituto comprensivo Mozart, Giovanni Cogliandro, pronto a ripristinare ogni attività in presenza: "Siamo una comunità viva, e invece eravamo diventati figure bidimensionali di un'esperienza artificiale, una copia platonicamente diminuita dell'originale".

Non tutti son d'accordo, la strada della prudenza suggerisce ancora la distanza, le mascherine facoltative, la doppia ricreazione per areare i locali, le finestre sempre aperte pure in pieno inverno: "Ci ritroveremo di nuovo al freddo e con la pioggia in aula", anticipa Alessio. "Ma gli studenti e le studentesse - è convinto - hanno voglia di normalità, di fare quelle attività che si facevano prima della pandemia: l'entrata tutti insieme senza fila per la temperatura, lo spogliatoio condiviso, l'educazione fisica senza igienizzarsi ogni minuto le mani. Ci siamo dimenticati come si sta a scuola".

"E ora vogliamo reimparare - continua Federica - Vogliamo vivere la scuola in tutto e per tutto: le lezioni seminariali, il confronto con i prof, l'intervallo in cortile con tutte le altre classi, le assemblee in presenza. Abbiamo fatto tre anni di comitato studentesco con pochissima voglia e pochissimi spazi: nelle scuole pure la politica è morta", racconta con voce durissima lei che è un'attivista dell'Unione degli studenti.

C'è da togliersi il pigiama, le ciabatte, spegnere il pc, vestirsi per l'entrata delle otto. Se dura, finché dura. "Sulla pandemia sono pessimista, ma da mamma ho l'entusiasmo dei nuovi inizi: ogni volta che lasciavo mio figlio a scuola e lo vedevo indossare la mascherina e levarla dopo 8 ore, sentivo tutto il peso di questa situazione", dice Alessandra Pallotta da Milano. "Con prudenza, con tutte le misure di igiene e di buon senso, con i vaccini, voltiamo pagina, iniziamo una nuova scuola - dice spolverando i banchi Cecilia, maestra di un nido romano - Il primo giorno mi porterò dietro solo due cose: le dita incrociate e il mio sorriso".