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Scuola, cattedre vuote e precariato: il sistema di reclutamento non funziona. I sindacati: "Tornare al doppio canale e premiare l'esperienza"

(fotogramma)
Decine di posti vacanti e un algoritmo che calpesta i diritti di chi è in graduatoria da anni e che danneggia docenti e scolari. Questa è la prima sfida che attende il nuovo ministro dell'istruzione e del merito Giuseppe Valditara
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Il sistema di reclutamento degli insegnanti fa acqua da tutte le parti. Decine di migliaia di cattedre destinate alle assunzioni a tempo indeterminato anche quest'anno sono rimaste senza un pretendente. E il precariato assume dimensioni patologiche. A testimoniarlo i numeri e gli stessi sindacati che da tempo suggeriscono una serie di ricette per evitare l'enorme numero di supplenti di a cui la scuola italiana deve rivolgersi per coprire assicurare le lezioni a tutti gli alunni. Ma con l'inevitabile balletto di apertura delle lezioni che danneggia scolari e docenti. Sarà probabilmente questo uno dei temi che il nuovo ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, sarà chiamato ad affrontare a partire dall'insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni.

Le immissioni in ruolo

I dati a conclusione delle operazioni di incarico a tempo indeterminato consegnati qualche giorno fa ai rappresentanti dei lavoratori raccontano almeno due verit…

Il sistema di reclutamento degli insegnanti fa acqua da tutte le parti. Decine di migliaia di cattedre destinate alle assunzioni a tempo indeterminato anche quest'anno sono rimaste senza un pretendente. E il precariato assume dimensioni patologiche. A testimoniarlo i numeri e gli stessi sindacati che da tempo suggeriscono una serie di ricette per evitare l'enorme numero di supplenti di a cui la scuola italiana deve rivolgersi per coprire assicurare le lezioni a tutti gli alunni. Ma con l'inevitabile balletto di apertura delle lezioni che danneggia scolari e docenti. Sarà probabilmente questo uno dei temi che il nuovo ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, sarà chiamato ad affrontare a partire dall'insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni.

Le immissioni in ruolo

I dati a conclusione delle operazioni di incarico a tempo indeterminato consegnati qualche giorno fa ai rappresentanti dei lavoratori raccontano almeno due verità. Le vecchie Graduatorie ad esaurimento (Gae) sono ormai quasi del tutto svuotate. Perché tra agosto e settembre da queste liste provinciali sono stati assunti 3.491 nuovi insegnanti, il 3,6% degli oltre 94mila posti autorizzati dal ministero dell'Economia i mesi scorsi. A questi vanno aggiunti altri 23.446 assunti dai diversi concorsi, riservati e ordinari, messi in piedi negli anni scorsi per sopperire la carenza di docenti abilitati nelle classi italiane. In tutto quindi, i posti assegnati quest'anno sono poco meno di 27mila, il 29% del totale disponibile. E se aggiungiamo altri 11mila insegnanti reclutati come supplenti lo scorso anno dalle Graduatorie provinciali dei supplenti che a fine anno sono stati sottoposti a una prova d'esame per passare al ruolo, si raggiunge la cifra complessiva di 38mila assunzioni: il 40% dei 94mila posti autorizzati. La macchina del reclutamento, ed è questa la seconda verità, quando va bene riesce a coprire meno della metà delle cattedre vacanti.

Il precariato

Le 56mila cattedre non assegnate ad altrettanti docenti a tempo indeterminato sono andate a ingrossare le fila dell'enorme precariato di cui si nutre la scuola per tirare avanti. A queste vanno aggiunti oltre 70mila posti in deroga (all'organico stabile) di sostegno già assegnati, ma che probabilmente nel corso dell'anno raggiungeranno le 100mila unità e una miriade di altre cattedre vacanti solo per un anno per svariate ragioni (part-time, distacchi sindacali, lunghe malattie e altro) che porteranno a quasi 200mila i precari in forza negli istituti nostrani: quasi, se non di più, di un docente su quattro.

Le supplenze

Anche il reclutamento dei supplenti non è stata una operazione indolore. Al punto che nelle grandi città metropolitane, come Milano e Roma, l'algoritmo che assegna automaticamente le supplenze continua a girare per trovare tutti i docenti necessari a colmare i vuoti in organico. Nella Capitale il cervellone ministeriale ha girato per l'ultima volta lo scorso 20 ottobre assegnando circa mille e 300 supplenze, tra cattedre intere e spezzoni. Dal suono della prima campanella è passato oltre un mese e l'algoritmo continuerà a girare ancora. Per i precari, che hanno protestato contro le ingiustizie operate da questo sistema di attribuzione delle supplenze, l'algoritmo sarebbe responsabile di una serie di ingiustizie che non sarà possibile sanare quest'anno. La più grossa, l'attribuzione di cattedre di sostegno a docenti senza titolo di specializzazione con i colleghi specializzati lasciati a casa.

Le soluzioni dei sindacati

Per Marcello Pacifico, a capo dell'Anief, "si deve modificare la fase transitoria del sistema di reclutamento previsto nel Pnrr, procedendo con le assunzioni da prima fascia Gps, non soltanto dagli elenchi di sostegno come previsto e come si è fatto quest'anno. Laddove esaurite, anche da seconda fascia con conferma nei ruoli dopo superamento anno di prova e superamento anno di formazione universitaria o concorso abilitante bloccato da due anni. È il vecchio e insuperabile 'doppio' canale di reclutamento che ha funzionato per decenni".

"Bisogna partire dai docenti con esperienza, prima abilitati e specializzati sul sostegno, poi gli altri - aggiunge Giuseppe D'Aprile, della Uil scuola - Abbiamo graduatorie Gae e soprattutto GPS piene, si cominci con lo scorrimento di chi già abbiamo". Mentre Francesco Sinopoli, leader della Flc Cgil, è convinto che "il primo intervento da mettere in cantiere è la definizione dei decreti (del presidente del consiglio) che devono dare attuazione ai percorsi di formazione abilitanti. Dove sono previste - continua - quote di riserva dei posti per i precari in servizio e questo significa che con i corsi di formazione universitari si può dare ai precari una qualificazione didattica e metodologica e l'abilitazione. Questo è il primo step per la risoluzione del problema".

"Un primo passo importante - spiega Elvira Serafini, dello Snals - che ci aspettiamo dal nuovo esecutivo è la riconduzione all'organico di diritto di tutti i posti ormai consolidati sull'organico di fatto. Per noi l'unica strada da percorrere per evitare il ripetersi del fenomeno delle cattedre e dei posti scoperti è una procedura straordinaria per immettere subito in ruolo i precari storici, quelli che insegnano da anni e che non devono dimostrare di saper insegnare tramite il superamento di test nozionistici che hanno dimostrato di essere solo un inutile sacrificio di risorse umane sull'altare di una presunta meritocrazia". I dirigenti scolastici aderenti all'Anp (l'associazione nazionale presidi) sostengono invece, come ha più volte dichiarato Antonello Giannelli, che per eliminare il precariato non occorrono sanatorie ma basterebbe dare alle scuole, e ai dirigenti, l'incombenza di assumere i docenti necessari a coprire i posti vacanti. Una proposta che ai confederali suona come un'eresia.