Scuola, il rinnovo del contratto non sana le disparità salariali tra i docenti. Ecco perché
di Salvo Intravaia , di Salvo IntravaiaValentina, 30 anni, è laureata in Scienze della formazione primaria a Napoli e abilitata all’insegnamento nella scuola dell’infanzia. Entra in classe alle 8:00 ed esce alle 13:00 e guadagna 1.489 euro al mese. Nel suo orario, alcuni giorni a settimana è previsto il pomeriggio: entra alle 11:00 e esce alle 16:00. Sempre cinque ore al giorno. Eliana, 40 anni, è laureata in Architettura e insegna Storia dell’arte in un liceo di Palermo. Il suo stipendio è di 1.591 euro al mese. Lavora per 18 ore settimanali e il suo orario varia in base al giorno della settimana. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, chiude il rinnovo del contratto del personale scolastico nel giro di pochissimi giorni. Tra un mese, questo è l’impegno del nuovo inquilino di viale Trastevere, i docenti troveranno nella busta paga 60/70 euro medi di aumento netti. Più gli arretrati: altri 2mila euro lordi. Ma questi aumenti non …
Valentina, 30 anni, è laureata in Scienze della formazione primaria a Napoli e abilitata all’insegnamento nella scuola dell’infanzia. Entra in classe alle 8:00 ed esce alle 13:00 e guadagna 1.489 euro al mese. Nel suo orario, alcuni giorni a settimana è previsto il pomeriggio: entra alle 11:00 e esce alle 16:00. Sempre cinque ore al giorno. Eliana, 40 anni, è laureata in Architettura e insegna Storia dell’arte in un liceo di Palermo. Il suo stipendio è di 1.591 euro al mese. Lavora per 18 ore settimanali e il suo orario varia in base al giorno della settimana. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, chiude il rinnovo del contratto del personale scolastico nel giro di pochissimi giorni. Tra un mese, questo è l’impegno del nuovo inquilino di viale Trastevere, i docenti troveranno nella busta paga 60/70 euro medi di aumento netti. Più gli arretrati: altri 2mila euro lordi. Ma questi aumenti non saneranno le disparità di trattamento tra i docenti: carichi di lavoro diversi, stipendi differenziati e quasi nessuna differenza per andare in pensione.
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Stipendi diversi
Perché i docenti della scuola dell’infanzia e della primaria, ormai entrambi laureati in Scienze dalla formazione primaria, oggi guadagnano meno dei docenti della scuola media e superiore, anche questi laureati? È la domanda che si pongono migliaia di insegnanti italiani anche in occasione dell’ultimo rinnovo del contratto. Un tempo, per insegnare alla materna e all’elementare bastava il diploma di scuola o di istituto magistrale. Più, ovviamente, l’abilitazione che si otteneva risultando idonei a un concorso. Adesso le docenti di scuola dell’infanzia e primaria devono presentare la laurea magistrale in Scienze della formazione primaria, come i colleghi della secondaria. Ma, gli stipendi differiscono. E non di poco. Una docente di scuola dell’infanzia a inizio carriera percepisce una retribuzione tabellare lorda annua di 20.141,20 euro, una collega della scuola media o del superiore parte da 21.850,52, oltre mille e 800 euro di differenza, corrispondenti a un centinaio di euro al mese. Divario che a fine carriera arriva a quasi 4mila e 800 euro, pari a quasi 300 euro netti di differenza mensili: 29.420,92 per la prima e 34.209,47 per la seconda. E che con questo rinnovo del contratto la differenza si incrementerà ulteriormente.
Impegno orario
Sugli orari di lavoro dei docenti si è sempre discusso molto. Soprattutto sulla quantità di ore sommerse, dedicate alla preparazione delle lezioni, alla correzione dei compiti e alla partecipazione alle riunioni, ai ricevimenti dei genitori e alle attività pomeridiane. L’unico impegno certo e quantificato è quello orario di cattedra, quello riferito alle lezioni in classe, stabilito dal contratto di lavoro. Anche sul versante delle cosiddette ore frontali il contratto marca una differenza non indifferente tra docenti della scuola dell’infanzia e primaria da un lato e colleghi della scuola media e superiore, dall’altro. Le maestre della materna lavorano 25 ore settimanali per 35 settimane all’anno, quelle della scuola primaria 22 ore settimanali (più di ore di programmazione) per 33 settimane. E infine i colleghi di media e superiore stanno con i propri studenti per 18 ore a settimana, sempre per 33 settimane all’anno. Nel corso di una carriera scolastica lunga 40 anni, i docenti della scuola dell’infanzia accumulano 35mila ore di lezione in classe, i colleghi della primaria ne svolgono poco più di 29mila, seimila in meno. Mentre i professori della media e del superiore non arrivano neppure a 24mila: 23.760 ore in tutta la carriera. Tra le prime e gli ultimi ci sono oltre 11mila ore di lezione in più. Ma lo stipendio delle maestre dell’infanzia, anche se laureate, resta inferiore.
Età pensionabile
In base alle attuali norme per lasciare la scuola, non ci sono differenze sostanziali tra i diversi gradi d’istruzione. Per andare in pensione a decorrere dal primo settembre 2023, bisogna avere compiuto 67 anni e avere almeno 20 anni di contributi per gli insegnanti della scuola media e superiore, 66 anni e 7 mesi per maestre e maestri dell’infanzia e della primaria, ma con 30 anni di contributi. Il diverso impegno orario settimanale e l’usura che ne consegue vale, per così dire, appena 5 mesi di differenza per lasciare la cattedra. Ma basterebbe fare un calcolo in base alle ore annuali lavorate per scoprire che gli insegnanti dell’infanzia e della primaria dovrebbero potere andare in pensione parecchi anni prima. Prendendo a base dei calcoli le ore lavorate in un anno da un professore della media e del superiore, 594 ore in 33 settimane, se per questi insegnanti la pensione è prevista al raggiungimento dei 67 anni di età, i docenti della scuola primaria, che lavorano l’equivalente di 49 anni (a 596 ore annuali), 9 in più dei colleghi della scuola superiore, dovrebbero andare in pensione 9 anni prima dei 67 anni previsti per i prof della media e del superiore: a 58 anni. E le insegnanti dell’infanzia, che lavorano per l’equivalente di 59 anni, dovrebbero andare in pensione a 48 anni. Ben 11 anni prima dei colleghi della secondaria.