✕

Scuola, obbligo di rotazione per i presidi: a rischio 4 poltrone su 10. Ma è polemica

A dettare le regole è l'Anac, Autorità nazionale anticorruzione. Le proteste dei dirigenti: "Un'invasione di campo"
3 minuti di lettura

I dirigenti scolastici cambieranno scuola dopo un certo numero di incarichi triennali. A rischio più di quattro poltrone su dieci. Ma i presidi non ci stanno. Con un comunicato dello scorso 9 gennaio l’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) detta le regole per la “Rotazione dei presidi nelle scuole”. Che le associazioni professionali dei capi d’istituto considerano una invasione di campo, auspicando un intervento diretto del ministero dell’Istruzione e del merito. A sollevare la questione nei giorni scorsi, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio, Rocco Pinneri, che aveva manifestato qualche dubbio sulla possibilità di reiterare i contratti dei dirigenti scolastici all’infinito. Prevedendo che la Corte dei conti avrebbe potuto anche non registrare i contratti degli stessi presidi che stipulano con gli uffici regionali un nuovo contratto ogni tre anni.

La norma sull'anticorruzione

Al centro …

I dirigenti scolastici cambieranno scuola dopo un certo numero di incarichi triennali. A rischio più di quattro poltrone su dieci. Ma i presidi non ci stanno. Con un comunicato dello scorso 9 gennaio l’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) detta le regole per la “Rotazione dei presidi nelle scuole”. Che le associazioni professionali dei capi d’istituto considerano una invasione di campo, auspicando un intervento diretto del ministero dell’Istruzione e del merito. A sollevare la questione nei giorni scorsi, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio, Rocco Pinneri, che aveva manifestato qualche dubbio sulla possibilità di reiterare i contratti dei dirigenti scolastici all’infinito. Prevedendo che la Corte dei conti avrebbe potuto anche non registrare i contratti degli stessi presidi che stipulano con gli uffici regionali un nuovo contratto ogni tre anni.

La norma sull'anticorruzione

Al centro della problematica, l’applicazione della legge Severino, che introduce nell’ordinamento giuridico italiano una norma ad hoc sulla corruzione nella pubblica amministrazione (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione), anche all’amministrazione scolastica. Una norma che prevede la rotazione dei dirigenti e dei funzionari in quei “settori particolarmente esposti alla corruzione” e prevede “misure per evitare sovrapposizioni di funzioni e cumuli di incarichi nominativi in capo ai dirigenti pubblici, anche esterni”.

Il recente scandalo, riguardante alcune aggiudicazioni, che ha coinvolto una dirigente e alcuni funzionari del ministero dell’Istruzione e del merito, probabilmente, ha fatto propendere l’Anac per estendere anche ai presidi le misure previste dalla legge Severino. In vista anche della consistente massa di denaro provenienti da Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza) che si apprestano a gestire i capi d’istituto, circa 4,7 miliardi. I dirigenti scolastici ricevono dal direttore dell’Ufficio scolastico regionale un nuovo incarico ogni tre anni. Ma spesso viene assegnata la stessa scuola. Secondo i dati pubblicati dal ministero, 42 dirigenti scolastici su cento hanno ricevuto almeno due incarichi. Sono cioè alla guida dello stesso istituto da almeno sei anni. Parecchi anche da nove e oltre. 

Il parere dell’Anac

L’Autorità riconosce che le scuole sono state finora istituzioni a basso rischio corruttivo, ma da un po’ di tempo i dirigenti gestiscono ingenti finanziamenti, come quelli dei Pon, e a breve quelli del Pnrr. Con una recente nota, dando per scontato che la rotazione dei dirigenti scolastici sia opportuna, ma graduale, l’Autorità detta alcune regole per metterla in atto. In primis, saranno coinvolti gli uffici scolastici regionali che dovranno definire una programmazione che, con il coinvolgimento dei sindacati, definisca “una procedura di rotazione ordinaria periodica”. L’Anac suggerisce, inoltre, “di adottare criteri di preventiva pubblicazione delle sedi sottoposte a rotazione, favorendo l’acquisizione di candidature da parte dei dirigenti”. E di favorire “una rotazione verso l’alto promuovendo l’accesso alle fasce superiori per i dirigenti provenienti da quelle inferiori, in funzione di una crescita professionale e acquisizione di nuove competenze da parte dei dipendenti della scuola”.

In genere, le scuole di una regione sono infatti classificate in quattro livelli di complessità, cui corrispondono per i presidi retribuzioni via via crescenti. In più, si ipotizza di prevedere “come ambito territoriale dei trasferimenti, un raggio di 50 chilometri rispetto alla sede di provenienza, possibilmente mantenendo l’incarico all’interno dello stesso comune, o comunque assecondando l’eventuale preferenza del dirigente, se non oggetto di conflitti di interesse”. Infine, l’Anac ci tiene a specificare che la rotazione dei dirigenti scolastici non deve essere intesa come “forma di sfiducia o di punizione nei confronti del dirigente scolastico, ma quale strumento di prevenzione della possibile insorgenza di collusioni, incrostazioni o di pressioni esterne, data la perdurante permanenza nello stesso incarico di vertici per più e più anni”. 

Le reazioni dei presidi

Quest’ultima nota da parte dell’Autorità non è accolta bene dai diretti interessati. Particolarmente dura è la reazione dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi guidata da Antonello Giannelli, che bolla come inopportuno l’intervento e superficiale la lettura della realtà scolastica nazionale. “Che l’Autorità intervenga – si legge in una nota del sindacato dei presidi – può anche essere ovvio, trattandosi di materia di sua competenza. Ma che addirittura suggerisca criteri che debbono invece essere esclusivamente oggetto di informazione e di confronto con l’amministrazione ai sensi” del contratto “risulta fortemente inopportuno”. “Riteniamo – continua l’associazione – che sull’argomento sia inappropriato accomunare le scuole ai grandi apparati amministrativi della pubblica amministrazione poiché le dinamiche e le risorse a disposizione sono molto diverse. Parlare in questi termini di rischio corruzione appellandosi anche all’attuazione del Pnrr, quindi, appare superficiale”. E invita il ministero a intervenire sulla vicenda.

Mentre Dirigentiscuola scrive direttamente al ministro Giuseppe Valditara, sottolineando che finora solo alcune regioni hanno applicato la rotazione (dodici anni in Puglia, nove in Emilia-Romagna, ora sei nel Lazio) “chiedendo l’emanazione di una direttiva agli uffici scolastici regionali affinché venga adottato un comportamento uniforme che tenga conto della normativa e, soprattutto, di un doveroso confronto con le parti sociali”. Ma è proprio il ministero che, in merito, sarebbe inadempiente sulla materia. Perché, spiegano da Dirigentiscuola, ogni amministrazione deve prima aver chiarito nel proprio Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza i criteri posti alla base di un programma predeterminato per evitare che la rotazione “possa essere intesa o effettivamente utilizzata in maniera non funzionale alle esigenze di prevenzione di fenomeni di cattiva amministrazione e corruzione”.